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Pillole di Mercato

11 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

(45° settimana - anno 2026)


Citazione del giorno:

Massimo Gramellini: “Attira la fortuna chi si rende conto di quella che ha già”

 

I futures sugli indici azionari americani hanno ridotto le perdite iniziali dopo i risultati delle elezioni di metà mandato, che hanno visto i Democratici conquistare il controllo di entrambe le Camere del Congresso degli Stati Uniti. I contratti sull’S&P 500, inizialmente in ribasso fino all’1,4%, hanno contenuto la flessione allo 0,4%, mentre quelli sul Nasdaq 100 sono passati da una perdita del 2,4% a un calo dello 0,5%. La reazione riflette le preoccupazioni degli investitori per le possibili conseguenze del nuovo equilibrio politico, ma anche la consapevolezza che parte di questi rischi fosse già stata incorporata nelle quotazioni. Il risultato elettorale è stato più favorevole ai Democratici rispetto alle aspettative, con vittorie significative anche in Stati tradizionalmente repubblicani, come Kansas, South Carolina e Texas. Il nuovo assetto del Congresso potrebbe limitare la capacità dell’amministrazione Trump di attuare i propri programmi fiscali e di spesa pubblica, contribuendo a sostenere i Treasury americani, i cui rendimenti hanno beneficiato delle aspettative di una politica fiscale potenzialmente meno espansiva. Le maggiori preoccupazioni riguardano il settore tecnologico e, in particolare, le società coinvolte nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe favorire una regolamentazione più severa, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione di nuovi data center, il consumo energetico e le autorizzazioni necessarie alla costruzione delle infrastrutture. Le società legate a Elon Musk, tra cui Tesla e SpaceX, hanno registrato ribassi nelle contrattazioni successive alla chiusura, mentre anche Amazon, Microsoft, Apple, Alphabet e Meta hanno mostrato segnali di debolezza. Particolarmente rilevante è il risultato elettorale in Texas, dove i Democratici hanno conquistato importanti posizioni politiche. Lo Stato rappresenta uno dei principali poli americani per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ospitando circa un terzo della capacità energetica nazionale destinata al settore e ulteriori 250 progetti infrastrutturali programmati. Eventuali cambiamenti nelle politiche locali potrebbero quindi influenzare tempi, costi e prospettive di realizzazione dei nuovi data center. Le tensioni politiche arrivano in una fase già delicata per il comparto tecnologico. Il Nasdaq 100 è entrato recentemente in territorio di correzione, dopo aver perso oltre il 10% dai massimi, mentre l’S&P 500 si trova circa il 3,2% sotto il record del 6 ottobre. Le trimestrali delle grandi società tecnologiche non hanno completamente rassicurato gli investitori sulla sostenibilità degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale, alimentando dubbi sulla capacità di trasformare la crescita della domanda in profitti e flussi di cassa adeguati. Non mancano tuttavia segnali positivi. Advanced Micro Devices ha presentato previsioni di fatturato superiori alle attese, confermando la solidità della domanda di processori destinati ai data center. Anche Super Micro Computer ha migliorato le proprie prospettive di vendita, sostenuta dalla richiesta di server equipaggiati con chip per l’intelligenza artificiale. Questi risultati indicano che la domanda infrastrutturale rimane elevata, anche se il mercato sta diventando più selettivo nel valutare la redditività delle aziende coinvolte. Un elemento di possibile sostegno arriva dall’analisi storica dei mercati dopo le elezioni di metà mandato. Secondo i dati elaborati da Morgan Stanley dal 1982, nei sei mesi successivi al voto le azioni americane a maggiore capitalizzazione hanno registrato mediamente guadagni del 15% negli indici ponderati per capitalizzazione e del 16% in quelli equiponderati. Su un orizzonte di dodici mesi, entrambe le misure hanno mostrato rialzi medi vicini al 22%. Si tratta naturalmente di statistiche storiche, che non garantiscono risultati analoghi in futuro, soprattutto considerando le attuali condizioni economiche e geopolitiche. Secondo UBS, il superamento dell’incertezza elettorale potrebbe comunque favorire un recupero dei mercati entro la fine dell’anno. La stagionalità generalmente positiva e il posizionamento relativamente contenuto degli hedge fund potrebbero alimentare nuovi acquisti, soprattutto qualora gli investitori fossero costretti a ricostituire rapidamente le esposizioni azionarie precedentemente ridotte. Nel complesso, il risultato delle elezioni introduce nuovi elementi di incertezza politica, ma potrebbe anche contribuire a ridurre una parte del rischio che aveva condizionato i mercati nelle ultime settimane. Le prospettive rimangono legate all’evoluzione dei tassi di interesse, alle tensioni in Medio Oriente e soprattutto alla capacità delle grandi società tecnologiche di giustificare gli investimenti attraverso una crescita sostenibile degli utili. Per i portafogli, questa fase conferma l’importanza di distinguere gli eventi politici di breve periodo dai fattori economici che determinano i rendimenti nel lungo termine. Le elezioni possono modificare rapidamente le aspettative e provocare oscillazioni significative, ma non necessariamente cambiano il valore fondamentale delle aziende. Mantenere una diversificazione adeguata, monitorare le concentrazioni e valutare la sostenibilità delle prospettive di crescita rimane quindi essenziale. Perché una strategia di investimento efficace non deve dipendere dalla capacità di prevedere un risultato elettorale, ma dalla solidità del processo con cui vengono affrontati scenari economici e politici differenti.

 

I market movers di oggi sono: Indice PMI del settore dei servizi in Cina e Eurozona, CPI (inflazione) previsionale in Eurozona, variazione dell’occupazione non agricola elaborata dall’ADP, saldo della bilancia commerciale e indice ISM e PMI dei servizi negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,78%, China A50 -1,42%, Hang Seng +0,31%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia +0,34%, Taiwan -3,59%, la Corea del Sud Kospi -3,59%, l’indice Indiano Sensex +1,22%. Il nostro FTSEMib -0,01%, Dax -0,45%, Ftse100 -1,14%, Cac40 -0,34%, Zurigo -0,40%. Lo S&P500 +0,36%, il Nasdaq +0,83%, il Russell2000 +0,23%. L’oro ha chiuso a 3.940,4 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 96,09$ per il wti e 103,60$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 93,720. Lo spread BTP/BUND 113,80. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 20,83%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai +1,78%, China A50 +1,88%, Hang Seng +0,93%, il Nikkei -1,50%, l’Australia -0,59%, Taiwan -0,83%, la Corea del Sud Kospi +0,24%, l’indice Indiano Sensex -0,05%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.024,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 96,30$ per il greggio e 103,93$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 77.849 e l’Ethereum 2.292.

 

Buona giornata.

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