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Pillole di Mercato

11 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

(44° settimana - anno 2026)


Citazione del giorno:

Luigi Pirandello: “E’ molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere solo una volta tanto; galantuomini, si deve essere sempre”

 

Prosegue la correzione dei titoli tecnologici, che registrano la seconda seduta consecutiva di ribassi dopo una nuova serie di trimestrali deludenti. Le vendite stanno accelerando la rotazione degli investimenti fuori dal settore dell’intelligenza artificiale, favorendo le obbligazioni governative e i comparti azionari più difensivi. I futures sul Nasdaq 100 hanno perso il 2%, penalizzati soprattutto dai risultati di Amazon e Intel, che hanno riacceso le preoccupazioni sulla sostenibilità degli investimenti tecnologici. Amazon ha ceduto il 7,3% nelle contrattazioni successive alla chiusura di Wall Street, mentre Intel è precipitata del 23%. Le difficoltà si aggiungono a quelle di Alphabet, che nella seduta precedente aveva registrato un ribasso record dopo la pubblicazione dei risultati, e di Samsung Electronics, penalizzata da utili inferiori alle attese e dal rinvio del nuovo piano di remunerazione degli azionisti. Il principale interrogativo rimane la capacità delle aziende di trasformare gli enormi investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale in profitti e flussi di cassa sufficienti a giustificare le valutazioni raggiunte. La preoccupazione non riguarda necessariamente un rallentamento della domanda, che continua a essere sostenuta, ma il rischio che l’aumento dei costi di finanziamento e le condizioni del mercato del credito possano costringere le grandi società tecnologiche a ridimensionare o rinviare parte dei propri programmi di investimento. Dopo anni nei quali il mercato ha premiato quasi indiscriminatamente le aziende esposte all’intelligenza artificiale, gli investitori stanno diventando più selettivi e richiedono risultati economici concreti, non soltanto prospettive di crescita. La correzione rimane tuttavia concentrata soprattutto sulla tecnologia. Giovedì, oltre 400 società dell’S&P 500 hanno chiuso in rialzo, confermando che non siamo necessariamente di fronte a una vendita generalizzata dell’azionario, ma a una significativa rotazione settoriale. Gli investitori stanno riducendo l’esposizione alle società con valutazioni elevate e maggiore sensibilità alle aspettative di crescita, privilegiando comparti come sanità, consumi ed energia. La stessa dinamica è evidente in Asia, dove il Kospi sudcoreano ha perso il 4,7%, avviandosi verso il maggiore ribasso delle ultime due settimane. Samsung ha ceduto un ulteriore 4,5%, dopo il calo del 4,1% della seduta precedente, mentre SK Hynix è scesa dell’8%. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso l’1,4%, nonostante otto dei suoi undici settori abbiano registrato una performance positiva. Anche in questo caso, il peso delle grandi società tecnologiche ha condizionato l’andamento complessivo dell’indice, nascondendo una tenuta relativamente migliore del resto del mercato. Il principale beneficiario dell’aumento dell’avversione al rischio è stato il mercato obbligazionario. I Treasury americani hanno registrato nuovi acquisti lungo tutta la curva dei rendimenti, con diminuzioni di almeno due punti base durante la seduta asiatica, proseguendo il movimento iniziato a Wall Street. Anche le obbligazioni governative di Australia, Giappone e Nuova Zelanda hanno beneficiato della ricerca di strumenti considerati più sicuri, con i rendimenti decennali in calo di circa cinque punti base. Nel complesso, i rendimenti dei Treasury americani hanno perso quasi 40 punti base durante ottobre, avviandosi verso la prima flessione mensile da febbraio. È un movimento significativo perché conferma il ritorno delle obbligazioni governative come strumento di diversificazione nelle fasi di maggiore incertezza azionaria. La discesa dei rendimenti determina infatti, a parità di altre condizioni, un aumento del prezzo delle obbligazioni già emesse, con un beneficio generalmente più marcato per quelle caratterizzate da una maggiore duration. Sul mercato valutario, il franco svizzero è risultato la valuta più forte rispetto al dollaro tra quelle del G10, mentre lo yen ha mantenuto i guadagni dopo che la Bank of Japan ha lasciato invariata la propria politica monetaria, in linea con le aspettative. Il quadro rimane però complesso sul fronte energetico. Il Brent è salito dell’1,4% a circa 116,45 dollari al barile, sostenuto dai segnali di una possibile ripresa degli attacchi militari americani contro l’Iran. Le tensioni in Medio Oriente continuano quindi ad alimentare il rischio di interruzioni delle forniture e di ulteriori pressioni inflazionistiche. La combinazione tra petrolio elevato, condizioni finanziarie restrittive e dubbi sulla redditività degli investimenti tecnologici rappresenta un elemento di vulnerabilità per le prospettive economiche. Anche gli altri strumenti finanziari hanno mostrato segnali di debolezza. L’oro è sceso sotto i 4.000 dollari l’oncia, mentre l’argento ha perso il 2%, avviandosi verso la chiusura più bassa da novembre. Bitcoin è diminuito dello 0,5%, portandosi intorno a 78.400 dollari, dopo che Binance, la principale piattaforma mondiale di scambio di criptovalute, ha sospeso depositi e prelievi per verificare un sospetto attacco informatico. Nel complesso, il mercato sta attraversando una fase nella quale la solidità degli utili e la capacità di generare liquidità assumono un’importanza crescente rispetto alle sole aspettative di crescita. La correzione delle grandi società tecnologiche non implica necessariamente la fine dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma segnala che gli investitori non sono più disposti a finanziare qualsiasi progetto senza interrogarsi sui tempi e sull’entità dei ritorni economici. Per i portafogli, la rotazione settoriale e il recupero dei Treasury confermano il valore di una diversificazione effettiva, capace di distribuire il rischio tra attività finanziarie con caratteristiche differenti. È importante distinguere tra la performance degli indici e quella delle società che li compongono, perché la concentrazione delle grandi capitalizzazioni può amplificare i movimenti dei principali benchmark senza riflettere necessariamente l’andamento dell’intero mercato. In queste fasi, la priorità rimane mantenere una strategia coerente con gli obiettivi patrimoniali e con gli orizzonti temporali, evitando di interpretare ogni correzione come l’inizio di una crisi o ogni rimbalzo come la definitiva conclusione delle difficoltà. La gestione del rischio non consiste nel prevedere il prossimo movimento dei mercati, ma nel costruire portafogli in grado di attraversare scenari differenti senza compromettere gli obiettivi per i quali sono stati progettati.

 

I market movers di oggi sono: decisione sui tassi di interesse da parte del BoJ in Giappone (attuali 1,25% - aspettative 1,25%), proiezione del PIL 3° trimestre e tasso di disoccupazione nell’Eurozona.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,41%, China A50 -0,53%, Hang Seng -0,04%, il Nikkei +1,19%, l’Australia +0,50%, Taiwan -1,44%, la Corea del Sud Kospi -0,65%, l’indice Indiano Sensex +0,77%. Il nostro FTSEMib +0,36%, Dax +1,31%, Ftse100 +0,26%, Cac40 +1,05%, Zurigo +1,21%. Lo S&P500 -0,30%, il Nasdaq -1,38%, il Russell2000 +1,01%. L’oro ha chiuso a 4.031,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 102,00$ per il wti e 110,80$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 100,250. Lo spread BTP/BUND 113,03. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,20%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,90%, China A50 -0,71%, Hang Seng +1,50%, il Nikkei -2,36%, l’Australia +0,18%, Taiwan -2,49%, la Corea del Sud Kospi -3,78%, l’indice Indiano Sensex +0,49%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 3.999,12 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 103,35$ per il greggio e 112,35$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 78.455 e l’Ethereum 2.244.

 

Buona giornata e buon fine settimana.


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