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Pillole di Mercato

10 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

(43° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Alberto Moravia: “Le esperienze che contano sono spesso quelle che non avremmo mai voluto fare, non quelle che decidiamo noi di fare”

 

I mercati finanziari stanno attraversando una fase nella quale la crescita degli utili non sembra più sufficiente, da sola, a sostenere le valutazioni raggiunte, soprattutto nel settore dell’intelligenza artificiale. La settimana si è conclusa con l’S&P 500 in calo dello 0,5% e il Nasdaq dello 0,8%, mentre il Dow Jones ha guadagnato lo 0,4% e l’S&P 500 Equal Weight è salito di quasi il 2%. La debolezza rimane quindi concentrata sulle grandi società tecnologiche, mentre una parte significativa del mercato azionario continua a mostrare una buona tenuta. L’indice Philadelphia Semiconductor ha perso un ulteriore 4%, portando la correzione di ottobre intorno al 15%, mentre il CSI 300 cinese è entrato in territorio ribassista e il Kospi sudcoreano ha accumulato una flessione di circa il 40% dai massimi di giugno. Secondo JPMorgan, i produttori di semiconduttori assorbono ormai circa un quinto del capitale di rischio impiegato sui mercati azionari globali. Una concentrazione che può amplificare le vendite quando l’aumento della volatilità costringe gli investitori istituzionali a ridurre le esposizioni, indipendentemente dall’andamento degli utili. Nel frattempo, il mercato obbligazionario americano è tornato ad attirare capitali. Il rendimento del Treasury decennale è sceso sotto il 5%, dopo aver raggiunto recentemente il 5,3%, mentre dall’inizio di ottobre sono confluiti circa 58 miliardi di dollari negli ETF obbligazionari statunitensi, pari al 38% dei flussi complessivi verso gli ETF. La ricerca di protezione si manifesta nonostante il Brent rimanga intorno a 115-116 dollari al barile, mantenendo elevate le pressioni inflazionistiche. Anche la volatilità azionaria è aumentata: il VIX si mantiene intorno a 20 punti e la parte iniziale della curva dei futures è entrata in backwardation, segnalando che gli investitori attribuiscono un premio maggiore ai rischi di breve periodo. Il principale cambiamento riguarda però il modo in cui vengono valutati gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Meta ha pubblicato ricavi trimestrali per 64,6 miliardi di dollari, superiori alle attese e in crescita del 26% annuo, accompagnati da prospettive positive per il trimestre successivo. Nonostante questo, il titolo ha perso oltre il 9% durante la settimana. A preoccupare gli investitori sono soprattutto gli investimenti previsti per il 2026, aumentati a 135-145 miliardi di dollari, e gli impegni pluriennali per infrastrutture e capacità di calcolo, indicati in circa 825 miliardi. Il mercato sta quindi distinguendo sempre più chiaramente tra crescita degli utili e capacità di generare liquidità dopo aver sostenuto gli investimenti. Un’azienda può aumentare fatturato e profitti, ma se il capitale necessario per ottenere quella crescita aumentasse ancora più rapidamente, il free cash flow disponibile potrebbe risentirne. A questo si aggiunge il costo del finanziamento. Le difficoltà emerse nelle trattative per un’operazione da circa 40 miliardi di dollari destinata all’acquisto di chip Nvidia da parte di SpaceX mostrano quanto possa diventare oneroso finanziare nuove infrastrutture. Alcune componenti del finanziamento prevederebbero rendimenti intorno all’8%: applicando ipoteticamente questo tasso all’intero importo, il costo annuo degli interessi raggiungerebbe 3,2 miliardi di dollari. Se il costo del capitale continuasse ad aumentare, alcuni progetti potrebbero essere rinviati o ridimensionati, con possibili ripercussioni anche sui produttori di semiconduttori. Tutto questo avviene mentre, secondo FactSet, gli utili dell’S&P 500 stanno crescendo di circa il 29% su base annua. Eppure, le società che hanno superato le aspettative hanno registrato mediamente una performance negativa dello 0,2% intorno alla pubblicazione dei risultati, contro un rialzo medio vicino all’1% negli ultimi cinque anni. È un segnale di aspettative particolarmente elevate e di una maggiore attenzione alla qualità della crescita. Anche in Europa emergono importanti elementi di rischio, soprattutto sul mercato obbligazionario francese. Il rendimento del decennale della Francia ha raggiunto il 5,07%, il massimo degli ultimi 24 anni, mentre lo spread rispetto alla Germania è salito a 178 punti base, dagli 85 di inizio settembre, tornando su livelli osservati durante la crisi del debito sovrano del 2011. Le difficoltà politiche e fiscali francesi si accompagnano a segnali di rallentamento economico: il PMI Composite nazionale è sceso a 48,4 punti, indicando una contrazione dell’attività, mentre quello dell’Eurozona è diminuito da 53,1 a 51,9, rimanendo comunque in territorio espansivo. Una crescita più debole rende più difficile risanare i conti pubblici, mentre rendimenti obbligazionari più elevati aumentano progressivamente il costo del rifinanziamento del debito. Le conseguenze possono estendersi alle banche europee e alle imprese, attraverso un aumento dei premi per il rischio e dei costi di finanziamento. Questo non significa che la Francia si trovi necessariamente davanti a una crisi paragonabile a quella del 2011, anche perché oggi l’Eurozona dispone di strumenti di gestione delle crisi più avanzati. Ricorda però che il rischio obbligazionario non dipende soltanto dalla durata dei titoli e dai movimenti dei tassi, ma anche dalla solidità dell’emittente e dall’evoluzione degli spread creditizi. Il quadro complessivo è quello di un sistema finanziario che richiede quantità crescenti di capitale proprio mentre finanziarsi diventa più costoso. Negli Stati Uniti, il deficit pubblico e gli oneri per interessi continuano a rappresentare elementi di attenzione, mentre il Giappone deve confrontarsi con inflazione, debolezza economica e possibili pressioni sullo yen. A complicare ulteriormente la situazione contribuiscono il posizionamento concentrato degli investitori e l’utilizzo della leva finanziaria, che possono amplificare sia le correzioni sia gli eventuali rimbalzi provocati dalla chiusura delle posizioni ribassiste. Per i portafogli, la priorità non dovrebbe essere anticipare il prossimo movimento del Nasdaq o individuare il momento esatto in cui terminerà la correzione. È più importante verificare la concentrazione delle esposizioni, la sostenibilità dei rischi assunti e la capacità delle strategie di attraversare condizioni di mercato differenti. Le prossime decisioni della Federal Reserve, i dati sul PIL e sull’inflazione PCE americana e le trimestrali di Alphabet, Microsoft e Amazon offriranno nuove indicazioni sulla crescita economica e sulla redditività degli investimenti tecnologici. La lezione fondamentale rimane che individuare correttamente una grande trasformazione economica non garantisce automaticamente un buon investimento: contano anche il prezzo pagato, il capitale necessario per sostenere la crescita e il tempo richiesto per ottenere risultati. Una gestione disciplinata del rischio non serve a eliminare ogni perdita o a prevedere tutti i movimenti del mercato, ma a evitare che una fase negativa comprometta gli obiettivi finanziari costruiti nel tempo.

 

La settimana dal 26 al 30 ottobre sarà particolarmente importante per i mercati finanziari, con le decisioni sui tassi di interesse di Federal Reserve, BCE e Bank of Japan, accompagnate da dati fondamentali sulla crescita economica e sull’inflazione. Secondo il calendario, le tre banche centrali dovrebbero mantenere invariati i tassi, ma l’attenzione degli investitori sarà rivolta soprattutto alle indicazioni sulle prossime mosse di politica monetaria:

·       Lunedì 26 ottobre – Germania: indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche, utile per valutare le prospettive dell’economia europea;

·       Martedì 27 ottobre – Stati Uniti: ordini di beni durevoli, fiducia dei consumatori e vendite di nuove abitazioni, indicatori importanti per misurare la solidità della domanda americana;

·       Mercoledì 28 ottobre – Federal Reserve: decisione sui tassi e conferenza stampa, con particolare attenzione alle prospettive dell’inflazione e alle eventuali indicazioni sulle future decisioni;

·       Giovedì 29 ottobre – USA e BCE: giornata centrale della settimana, con la prima stima del PIL americano, l’inflazione PCE di fondo e la decisione sui tassi della BCE. Sarà importante capire se la crescita economica rimane sostenuta senza alimentare ulteriori pressioni inflazionistiche;

·       Venerdì 30 ottobre – Giappone ed Europa: decisione della Bank of Japan, prime stime del PIL di Francia, Germania, Italia ed Eurozona, oltre ai dati preliminari sull’inflazione europea.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,47%, China A50 +0,51%, Hang Seng +0,65%, il Nikkei -0,55%, l’Australia +0,02%, Taiwan -1,81%, la Corea del Sud Kospi -0,42%, l’indice Indiano Sensex -0,65%. Il nostro FTSEMib +0,36%, Dax -0,75%, Ftse100 -0,32%, Cac40 -0,36%, Zurigo -0,59%. Lo S&P500 -0,52%, il Nasdaq -0,21%, il Russell2000 -0,29%. L’oro ha chiuso a 4.010,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 103,44$ per il wti e 111,70$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 93,85. Lo spread BTP/BUND 123,33. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 19,45%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,42%, China A50 -0,72%, Hang Seng +0,37%, il Nikkei -0,39%, l’Australia +0,17%, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi -1,20%, l’indice Indiano Sensex +0,02%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.026,57 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 100,51$ per il greggio e 114,11$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 81.650 e l’Ethereum 2.399.

 

Buona giornata e buona settimana.


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