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Pillole di Mercato

10 minuti fa
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(43° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Benjamin Graham: “Nel breve periodo, il mercato è una macchina per votare, ma nel lungo periodo è un macchina per pesare”

 

Prosegue la fase di debolezza dei mercati azionari, con il settore tecnologico ancora al centro delle vendite e gli investitori che continuano a ridurre l’esposizione alle società legate all’intelligenza artificiale, privilegiando strumenti considerati più difensivi. Dopo la forte correzione dei semiconduttori a Wall Street, anche le borse asiatiche hanno registrato nuovi ribassi. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso lo 0,5%, avviandosi verso i minimi da fine luglio, mentre il Kospi sudcoreano ha ceduto lo 0,6%, sui livelli più bassi dall’inizio di aprile. I mercati asiatici si preparano così a concludere la quarta settimana consecutiva in negativo, la sequenza più lunga da aprile. Nel corso della seduta, tuttavia, le perdite si sono attenuate, con i futures sul Nasdaq 100 tornati sostanzialmente invariati e le borse europee orientate verso un’apertura stabile. La correzione arriva dopo quattro anni di forte crescita dei mercati americani, sostenuta soprattutto dalle grandi società tecnologiche. Le recenti trimestrali hanno però riacceso i dubbi sulla sostenibilità delle valutazioni e sulla capacità degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale di generare ritorni economici adeguati. Il Nasdaq 100 si avvia verso la seconda settimana consecutiva di ribassi, mentre l’indice Philadelphia Semiconductor potrebbe registrare la terza flessione settimanale consecutiva, la sequenza negativa più lunga da novembre 2025. Il mercato sta iniziando a considerare con maggiore attenzione non soltanto i costi di sviluppo delle infrastrutture AI, ma anche le modalità con cui questi investimenti vengono finanziati. Una prolungata discesa delle quotazioni potrebbe infatti rendere più difficile raccogliere nuovo capitale, soprattutto per le società maggiormente dipendenti dai finanziamenti esterni. Non tutti gli operatori, tuttavia, interpretano la correzione come l’inizio di una crisi strutturale. Secondo alcuni analisti, la domanda di semiconduttori continua a superare ampiamente l’offerta e le recenti vendite potrebbero rappresentare opportunità di acquisto. La distinzione fondamentale rimane quindi quella tra il potenziale di crescita dell’intelligenza artificiale e le valutazioni attribuite alle singole aziende. Una tecnologia può continuare a espandersi rapidamente anche attraversando fasi di forte ridimensionamento delle quotazioni. Nel frattempo, la rotazione settoriale sta favorendo i comparti più difensivi. Negli Stati Uniti, le società dei servizi di pubblica utilità e della sanità hanno beneficiato di maggiori acquisti, mentre l’indice dei beni di consumo di prima necessità dell’S&P 500 ha guadagnato il 3,1% nella sola seduta di giovedì, raggiungendo un nuovo massimo storico e avviandosi verso la migliore performance mensile dal 1998. Si tratta di un segnale importante perché conferma che gli investitori non stanno necessariamente abbandonando l’intero mercato azionario, ma stanno modificando la composizione delle proprie esposizioni, riducendo il peso dei settori più sensibili alle aspettative di crescita e privilegiando aziende caratterizzate da una domanda relativamente stabile. Ancora più significativa è stata la reazione del mercato obbligazionario. I Treasury americani hanno registrato giovedì il maggiore rialzo degli ultimi due anni, con il rendimento del decennale sceso di 17 punti base, sotto il 5% per la prima volta nell’ultimo mese, per poi stabilizzarsi intorno al 4,96%. Anche i titoli di Stato giapponesi hanno beneficiato degli acquisti. La domanda di obbligazioni governative è stata alimentata dalla correzione tecnologica, dalle tensioni sui mercati francesi e dall’aggravarsi della situazione geopolitica in Medio Oriente. Il movimento è stato amplificato anche dalla chiusura di posizioni ribassiste sui Treasury e dalla riduzione delle aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. Questo comportamento evidenzia come, nelle fasi di maggiore avversione al rischio, le obbligazioni governative possano tornare a svolgere un ruolo di protezione e diversificazione, anche quando il contesto inflazionistico rimane complesso. Sul fronte energetico, infatti, le pressioni non si attenuano. Il Brent è salito dello 0,7% a circa 113,95 dollari al barile, dopo un rialzo del 4% nella seduta precedente, avviandosi verso la terza settimana consecutiva di guadagni. L’intensificarsi degli attacchi in Arabia Saudita alimenta il rischio di ulteriori interruzioni delle forniture dal Medio Oriente. Il petrolio così elevato rappresenta una variabile particolarmente delicata per l’economia globale, perché può sostenere l’inflazione, aumentare i costi delle imprese e comprimere la capacità di spesa delle famiglie. Si crea quindi una situazione nella quale le preoccupazioni sulla crescita economica favoriscono gli acquisti di obbligazioni, mentre i rincari energetici continuano a rappresentare un rischio per la stabilità dei prezzi. Anche il mercato del credito mostra segnali di maggiore prudenza, con gli spread delle obbligazioni in dollari emesse dalle società asiatiche con rating più elevati saliti ai massimi dallo scorso luglio. Lo yen, tradizionalmente considerato una valuta rifugio, è rimasto intorno a 156,90 per dollaro dopo tre sedute consecutive di rafforzamento, mentre l’oro è sceso verso 4.010 dollari l’oncia e l’argento ha perso l’1,5%. Tra le notizie societarie, SK Hynix ha rinunciato alla quotazione negli Stati Uniti della controllata Solidigm dopo l’opposizione degli azionisti, mentre SpaceX starebbe cercando di assicurarsi almeno 80.000 siti di telecomunicazione negli Stati Uniti. Moderna e Merck hanno invece registrato ribassi dopo la pubblicazione di risultati sulla sperimentazione di un vaccino personalizzato contro il melanoma giudicati deludenti dagli investitori. L’attenzione dei mercati si concentrerà ora sulla prossima settimana, quando arriveranno le trimestrali di Microsoft, Amazon e Alphabet, insieme alla decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse. Saranno appuntamenti importanti per verificare se i risultati aziendali riusciranno a sostenere le valutazioni tecnologiche e se il quadro macroeconomico consentirà un atteggiamento meno restrittivo della banca centrale. A complicare ulteriormente lo scenario si aggiungono le elezioni americane di metà mandato, che potrebbero indurre gli investitori a mantenere un atteggiamento prudente più a lungo. Nel complesso, il mercato sembra attraversare una fase di progressiva rivalutazione del rischio, nella quale gli investitori stanno distinguendo con maggiore attenzione tra crescita dei ricavi, redditività degli investimenti e solidità finanziaria delle aziende. Per i portafogli, la rotazione verso i settori difensivi e il recupero dei Treasury ricordano l’importanza di una diversificazione effettiva tra strumenti e fonti di rendimento. Non è necessario interpretare ogni correzione tecnologica come la fine di un ciclo rialzista, così come non sarebbe prudente considerare ogni ribasso un’opportunità di acquisto indipendentemente dalle valutazioni. La priorità rimane mantenere un’allocazione coerente con gli obiettivi di investimento, verificando la concentrazione dei rischi e la capacità del portafoglio di affrontare condizioni di mercato differenti, senza lasciarsi condizionare dalle oscillazioni di breve periodo.

 

I market movers di oggi sono: CPI (Inflazione) in Giappone, vendite al dettaglio in Gran Bretagna, indice PMI manifatturiero preliminare nell’Eurozona, indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai -1,44%, China A50 -1,93%, Hang Seng -3,01%, il Nikkei -2,25%, l’Australia -0,44%, Taiwan -1,41%, la Corea del Sud Kospi -3,61%, l’indice Indiano Sensex -0,09%. Il nostro FTSEMib -2,54%, Dax -1,07%, Ftse100 -0,26%, Cac40 -1,39%, Zurigo -0,03%. Lo S&P500 -1,21%, il Nasdaq -2,60%, il Russell2000 +0,08%. L’oro ha chiuso a 4.060,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 99,47$ per il wti e 113,17$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 88,315. Lo spread BTP/BUND 125,40. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 19,03%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,47%, China A50 +0,51%, Hang Seng +0,65%, il Nikkei -0,55%, l’Australia +0,02%, Taiwan -1,81%, la Corea del Sud Kospi -0,42%, l’indice Indiano Sensex -0,65%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.026,57 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 100,51$ per il greggio e 114,11$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 81.650 e l’Ethereum 2.399.

 

Buona giornata e buon fine settimana.

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