Pillole di Mercato
(43° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Stanisław Jerzy Lec: “Molti che avevano preceduto il proprio tempo, hanno poi dovuto aspettarlo in locali piuttosto scomodi.”
I mercati azionari tornano sotto pressione, penalizzati da risultati societari che non sono riusciti a dissipare i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale, dalla debolezza delle borse asiatiche e dalle crescenti tensioni in Medio Oriente. I futures sul Nasdaq 100 hanno perso l’1,3% e quelli sull’S&P 500 lo 0,7%, mentre le borse europee si preparano a un’apertura negativa dello 0,8%. In Asia, il Kospi sudcoreano ha ceduto il 3,3%, avviandosi verso i livelli più bassi da aprile, mentre l’indice MSCI Asia Pacific è sceso dell’1,5%, sui minimi da fine luglio. Particolarmente debole anche la Cina, dove il CSI 300 ha perso l’1,3%, avvicinandosi al territorio ribassista, convenzionalmente identificato con una flessione di almeno il 20% dai massimi. Alibaba ha guidato le vendite sui titoli dell’e-commerce dopo che le autorità cinesi hanno richiesto maggiori controlli sulla qualità. Al centro dell’attenzione rimangono le trimestrali delle grandi società tecnologiche americane. Tesla ha perso il 3,3% nelle contrattazioni successive alla chiusura, dopo aver ridotto le previsioni sugli investimenti, mentre Meta ha guadagnato il 2,2%, accompagnando i risultati con un ulteriore rafforzamento dei programmi di spesa nell’intelligenza artificiale. Lam Research, società specializzata in apparecchiature per la produzione di semiconduttori, ha invece ceduto il 7,4% dopo aver comunicato previsioni sugli utili inferiori alle attese. Queste reazioni evidenziano quanto sia diventato difficile soddisfare le aspettative degli investitori: un aumento degli investimenti alimenta i timori sulla redditività futura, mentre una loro riduzione può essere interpretata come un segnale di rallentamento della domanda. Il mercato sta quindi passando da una fase dominata dall’entusiasmo per le prospettive dell’intelligenza artificiale a una valutazione più rigorosa dei risultati economici. Non basta più annunciare investimenti miliardari o superare le previsioni sugli utili: gli investitori chiedono indicazioni convincenti sulla capacità di trasformare la spesa per data center e infrastrutture di calcolo in ricavi, margini e flussi di cassa adeguati. Dopo il forte rialzo delle quotazioni registrato quest’anno, il livello delle aspettative è particolarmente elevato e lascia poco spazio a eventuali delusioni. L’attenzione si sposterà ora sulle trimestrali di Microsoft e Alphabet, previste per la metà della prossima settimana, mentre nel frattempo i fattori macroeconomici potrebbero tornare a guidare i mercati. Il principale elemento di preoccupazione è il petrolio, con il Brent in rialzo del 2% a circa 111 dollari al barile dopo nuovi attacchi mortali in Arabia Saudita. Le tensioni regionali sono aumentate ulteriormente dopo che il Dipartimento di Stato americano ha disposto l’evacuazione del personale diplomatico non essenziale e dei familiari dall’Arabia Saudita, a causa delle minacce provenienti dai militanti Houthi nello Yemen. Secondo indiscrezioni riportate dal New York Times, Stati Uniti e Israele avrebbero inoltre predisposto piani per nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni americane di metà mandato. Il permanere del petrolio sopra i 110 dollari rappresenta un rischio significativo perché può alimentare l’inflazione, aumentare i costi delle imprese e ridurre il potere d’acquisto delle famiglie, creando condizioni potenzialmente stagflazionistiche, caratterizzate da prezzi elevati e crescita economica più debole. Anche la volatilità implicita delle opzioni sul petrolio è tornata a salire, segnalando una maggiore incertezza sulle prospettive energetiche in vista dell’inverno nell’emisfero settentrionale. Sul mercato obbligazionario, invece, la nuova fase di avversione al rischio ha favorito gli acquisti di Treasury americani, facendo scendere i rendimenti lungo tutta la curva. Il trentennale è diminuito di tre punti base al 5,38%, raggiungendo il livello più basso dal 23 settembre. Il movimento conferma che, nonostante rendimenti ancora elevati e pressioni inflazionistiche persistenti, i titoli governativi americani continuano ad attirare capitali nelle fasi di maggiore incertezza azionaria. Anche lo yen si è rafforzato, risultando la valuta migliore tra quelle del G10, sostenuto dalla ricerca di strumenti considerati più difensivi. Diversamente, l’oro ha perso l’1,2%, scendendo sotto i 4.100 dollari l’oncia, mentre Bitcoin ha ceduto oltre il 2%, portandosi intorno a 82.800 dollari. Tra le altre notizie societarie, la cinese DeepSeek avrebbe raccolto circa 100 miliardi di yuan, equivalenti a 15 miliardi di dollari, per rafforzare la propria capacità competitiva nei confronti di Anthropic e OpenAI. Texas Instruments ha comunicato previsioni positive sui ricavi grazie alla domanda proveniente dai settori automobilistico e industriale, IBM ha registrato vendite superiori alle attese e Intel ha segnalato progressi nell’espansione dei propri impianti produttivi negli Stati Uniti. Nel complesso, emerge un mercato sempre più selettivo, nel quale la solidità dei risultati aziendali deve confrontarsi con valutazioni elevate, costi di finanziamento importanti e crescenti rischi geopolitici. La domanda di intelligenza artificiale continua a rappresentare un importante motore di crescita, ma gli investitori stanno distinguendo con maggiore attenzione tra aziende capaci di finanziare autonomamente gli investimenti e società che dipendono maggiormente dal credito o da aspettative di redditività ancora da dimostrare. Per i portafogli, questa fase conferma l’importanza di monitorare la concentrazione delle esposizioni, la qualità dei bilanci e la sostenibilità degli utili, senza modificare le strategie sulla base delle singole oscillazioni di mercato. La crescita di un settore, anche quando sostenuta da trasformazioni tecnologiche profonde, non garantisce automaticamente rendimenti finanziari adeguati a qualsiasi valutazione. Saranno soprattutto la capacità di generare liquidità, la disciplina negli investimenti e la tenuta dei margini a determinare quali aziende riusciranno a trasformare le opportunità dell’intelligenza artificiale in valore economico duraturo.
I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Giappone, CPPI (Inflazione) in Gran Bretagna, livello delle scorte di petrolio di greggio negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,33%, China A50 -1,07%, Hang Seng -0,51%, il Nikkei +1,06%, l’Australia +0,16%, Taiwan +0,70%, la Corea del Sud Kospi +2,63%, l’indice Indiano Sensex +0,58%. Il nostro FTSEMib +1,17%, Dax +1,43%, Ftse100 +0,19%, Cac40 +1,06%, Zurigo +0,51%. Lo S&P500 +0,58%, il Nasdaq +1,05%, il Russell2000 +0,32%. L’oro ha chiuso a 4.150,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 97,15$ per il wti e 108,82$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 88,315. Lo spread BTP/BUND 117,06. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,68%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai -1,44%, China A50 -1,93%, Hang Seng -3,01%, il Nikkei -2,25%, l’Australia -0,44%, Taiwan -1,41%, la Corea del Sud Kospi -3,61%, l’indice Indiano Sensex -0,09%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.103,26 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 99,04$ per il greggio e 111,20$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 82.816 e l’Ethereum 2.441.
Buona giornata.




Commenti