Pillole di Mercato
(42° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Pitagora: “I tuoi rapporti con gli altri siano tali da non renderti nemici gli amici, bensì da farti amici i nemici”
Le vendite sui mercati azionari globali si intensificano, con il settore dei semiconduttori ancora una volta al centro della correzione. Dopo aver sostenuto gran parte del rialzo degli ultimi anni, l’intelligenza artificiale sta diventando la principale fonte di volatilità, mentre gli investitori iniziano a interrogarsi con maggiore insistenza sulla sostenibilità degli enormi investimenti necessari al suo sviluppo. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso il 3,1%, avviandosi verso la chiusura più bassa da luglio, mentre il Kospi sudcoreano è precipitato dell’8%, provocando una sospensione delle contrattazioni. Samsung Electronics e SK Hynix hanno ceduto entrambe circa il 10%, confermando la forte pressione sui produttori di semiconduttori. Anche i futures sul Nasdaq 100 hanno registrato una flessione dell’1,1%, mentre quelli europei indicano un’apertura negativa di circa l’1%. A innescare questa nuova ondata di vendite è stato soprattutto il dato sull’inflazione americana, che ha registrato l’accelerazione più forte degli ultimi cinque mesi, alimentando le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. Il mercato sconta ora circa 40 punti base di aumenti entro la fine di gennaio, mentre è cresciuta anche la probabilità di un intervento già a ottobre. Il problema è che l’inflazione continua a risentire dei prezzi energetici elevati, conseguenza delle tensioni in Medio Oriente, rendendo più difficile per la Fed allentare la propria posizione restrittiva. Questo contesto pesa particolarmente sulle società tecnologiche, perché aumenta il costo del capitale proprio mentre le aziende stanno investendo centinaia di miliardi di dollari in data center, processori e infrastrutture AI. Tuttavia, la reazione del mercato obbligazionario è stata interessante. Dopo un primo rialzo dei rendimenti in seguito al dato sull’inflazione, i Treasury hanno recuperato terreno grazie alla ricerca di strumenti considerati più sicuri. Il rendimento del decennale americano è sceso di nove punti base al 5,09%, mentre quello biennale ha perso dieci punti base, portandosi al 4,70%. Anche i titoli governativi giapponesi hanno beneficiato degli acquisti, con il rendimento quinquennale in calo al 2,315%. È una dinamica che merita attenzione perché mostra come, nelle fasi di maggiore avversione al rischio, le obbligazioni governative possano tornare a svolgere una funzione di diversificazione, anche in presenza di inflazione elevata. Occorre però distinguere tra una discesa dei rendimenti determinata dal miglioramento delle prospettive inflazionistiche e una provocata dal timore di un rallentamento economico. Nel primo caso il movimento potrebbe favorire anche le azioni; nel secondo rappresenterebbe soprattutto una ricerca di protezione. Questa volta il mercato sembra iniziare a considerare il rischio che una correzione significativa degli investimenti nell’intelligenza artificiale possa avere conseguenze anche sulla crescita economica. Il Brent è intanto sceso dell’1,6%, portandosi a circa 104,35 dollari al barile, grazie a un parziale allentamento dei timori sulle forniture energetiche dal Medio Oriente. Il dollaro ha perso lo 0,3%, dopo aver raggiunto nella seduta precedente i livelli più elevati da maggio 2025, mentre l’oro è tornato a salire verso 4.145 dollari l’oncia. Ma il segnale forse più importante della giornata arriva dal mercato del credito, dove iniziano a emergere tensioni legate al finanziamento delle infrastrutture AI. CoreWeave, una delle società maggiormente esposte alla costruzione di capacità di calcolo, ha registrato un ribasso azionario fino al 17%, mentre le sue obbligazioni con scadenza 2032, collocate alla pari appena quattro mesi fa, sono scese sotto 78 centesimi per dollaro di valore nominale. È un movimento significativo perché mostra che le preoccupazioni non riguardano più soltanto le valutazioni azionarie, ma anche la capacità di alcune aziende di sostenere il proprio indebitamento. Quando un’obbligazione perde oltre il 20% del valore in pochi mesi, il mercato sta richiedendo una remunerazione molto più elevata per il rischio assunto. È proprio questo il punto sul quale si sta concentrando l’attenzione degli investitori: quanto capitale servirà ancora per sviluppare l’intelligenza artificiale e soprattutto quanto tempo sarà necessario per recuperarlo attraverso ricavi e profitti? La crescita della domanda di capacità di calcolo rimane importante, ma il costo dei finanziamenti è aumentato e le aspettative incorporate nelle valutazioni sono già particolarmente elevate. Anche le indiscrezioni sui risultati di Anthropic, che avrebbe comunicato ricavi trimestrali per 16,8 miliardi di dollari, hanno alimentato qualche perplessità, poiché alcuni analisti li considerano inferiori alle aspettative. Non significa necessariamente che il settore stia entrando in una crisi strutturale, ma conferma che il mercato sta diventando meno disposto ad accettare qualsiasi livello di investimento senza una dimostrazione concreta della redditività futura. Dopo anni nei quali bastava annunciare nuovi progetti legati all’AI per sostenere le quotazioni, oggi gli investitori iniziano a chiedere maggiore visibilità sui ritorni economici. Anche il Russell 2000 è entrato in territorio di correzione, mentre l’indice americano dei semiconduttori ha registrato la sequenza negativa giornaliera più lunga da maggio 2025. La volatilità è tornata ad aumentare dopo un periodo di relativa tranquillità sui mercati americani, segnalando un cambiamento del sentiment che va oltre il singolo settore tecnologico. Il prossimo appuntamento importante sarà rappresentato dai risultati di Taiwan Semiconductor Manufacturing Company. Il mercato si aspetta indicazioni solide sulla domanda di chip avanzati, ma le recenti reazioni alle trimestrali suggeriscono che risultati semplicemente positivi potrebbero non essere sufficienti. Quando le aspettative sono molto elevate, anche numeri robusti possono deludere se non accompagnati da prospettive altrettanto convincenti. Nel complesso, stiamo osservando una fase nella quale tre fattori iniziano a interagire in maniera sempre più evidente: inflazione persistente, costo del capitale elevato e crescente attenzione alla redditività degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Finché gli utili delle grandi società tecnologiche riuscivano a crescere abbastanza rapidamente da compensare l’aumento dei rendimenti, il mercato riusciva a mantenere una notevole resilienza. Ora, invece, gli investitori sembrano interrogarsi sulla possibilità che gli investimenti continuino ad aumentare più rapidamente dei risultati economici. È una distinzione fondamentale perché una tecnologia può rappresentare una trasformazione straordinaria per l’economia senza garantire automaticamente rendimenti altrettanto straordinari a tutte le aziende coinvolte. Per i portafogli, la correzione conferma l’importanza di non confondere la diversificazione apparente con quella effettiva. La forte concentrazione degli indici americani e la sovrapposizione tra strumenti globali e tecnologici possono amplificare l’esposizione alle stesse società, mentre il recupero dei Treasury dimostra il potenziale ruolo delle obbligazioni governative nelle fasi di riduzione del rischio. Non significa che ogni ribasso debba portare a vendere azioni o che ogni recupero obbligazionario rappresenti automaticamente un’opportunità di acquisto. Significa piuttosto che occorre valutare le esposizioni in funzione degli obiettivi e della capacità di sopportare le oscillazioni. La prossima stagione delle trimestrali sarà importante per capire se la crescita degli utili continuerà a giustificare le valutazioni e se le aziende riusciranno a dimostrare che gli investimenti nell’AI stanno generando ritorni adeguati. Il punto centrale rimane quindi lo stesso: quando il capitale torna ad avere un costo significativo, non basta promettere crescita, bisogna dimostrare di saperla trasformare in valore economico sostenibile. Ed è proprio questa capacità, più delle oscillazioni di breve periodo, che contribuirà a distinguere le aziende destinate a beneficiare realmente della rivoluzione tecnologica da quelle che potrebbero aver incorporato aspettative eccessive nei propri prezzi.
I market movers di oggi sono: tasso di disoccupazione in Australia, produzione industriale in Giappone, saldo della bilancia commerciale in Gran Bretagna, vendite al dettaglio e PPI (indice dei prezzi alla produzione) negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi ade eccezione della Cina continentale. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,35%, China A50 -0,81%, Hang Seng +0,47%, il Nikkei +0,46%, l’Australia -0,64%, Taiwan +1,09%, la Corea del Sud Kospi +0,48%, l’indice Indiano Sensex +0,64%. Il nostro FTSEMib -0,61%, Dax +0,15%, Ftse100 +0,70%, Cac40 +0,58%, Zurigo +1,45%. Lo S&P500 -1,10%, il Nasdaq -1,88%, il Russell2000 -1,90%. L’oro ha chiuso a 4.177,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 95,15$ per il wti e 106,11$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 86,500. Lo spread BTP/BUND 109,390. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,87%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi, si salva solo l’India. Nei singoli paesi lo Shanghai -1,98%, China A50 -1,76%, Hang Seng -1,49%, il Nikkei -4,64%, l’Australia -0,05%, Taiwan -3,65%, la Corea del Sud Kospi -7,25%, l’indice Indiano Sensex +0,86%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.167,20 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 93,92$ per il greggio e 104,22$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 81.417 e l’Ethereum 2.379.
Buona giornata.




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