Pillole di Mercato
(42° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Mahatma Gandhi: “Odia il peccato e non il peccatore» è un precetto che, benché abbastanza facile da comprendere, viene messo in pratica raramente, ed è per questo che il veleno dell'odio si diffonde nel mondo.”
I mercati azionari tornano a recuperare terreno in attesa di un appuntamento macroeconomico particolarmente importante: la pubblicazione dell’inflazione americana, che potrebbe fornire nuove indicazioni sulle prossime decisioni della Federal Reserve. L’indice MSCI Asia Pacific ha guadagnato lo 0,6%, interrompendo due sedute consecutive di ribassi che lo avevano riportato sui livelli più bassi da agosto. Anche i futures sull’S&P 500 sono saliti dello 0,2%, mentre le borse europee si preparano a un’apertura positiva dello 0,3%. A migliorare il sentiment hanno contribuito soprattutto le dichiarazioni di John Williams, presidente della Federal Reserve di New York, secondo cui potrebbe essere appropriato un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine del 2026, ma non sarebbero necessari nuovi interventi restrittivi nel 2027. È un messaggio che ha offerto un primo sollievo ai mercati, perché suggerisce la possibilità che il ciclo di inasprimento monetario si stia avvicinando alla conclusione. Tuttavia, il dato sull’inflazione previsto oggi sarà determinante per capire quanto questa prospettiva sia realistica. Gli economisti si aspettano un aumento dei prezzi al consumo dello 0,6% su base mensile, dopo il +0,4% precedente, un’accelerazione che rappresenterebbe il maggiore incremento degli ultimi cinque mesi. Un dato superiore alle attese potrebbe riaccendere rapidamente le aspettative di ulteriori rialzi, mentre una lettura più favorevole contribuirebbe ad allentare la pressione sui rendimenti obbligazionari e sulle valutazioni azionarie. Attualmente il mercato attribuisce una probabilità inferiore al 25% a un aumento dei tassi già nella riunione di ottobre, ma le aspettative hanno mostrato oscillazioni molto ampie nelle ultime settimane. Il problema principale rimane il petrolio. Il Brent è salito dello 0,5%, raggiungendo 106,21 dollari al barile, mentre il greggio americano ha registrato la quinta seduta consecutiva di rialzi. Le nuove tensioni in Medio Oriente continuano infatti a creare incertezza sulla normalizzazione dei flussi energetici dal Golfo Persico, alimentando il rischio che i prezzi dell’energia rimangano elevati più a lungo del previsto. È una variabile particolarmente importante per la Federal Reserve, perché un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari può rallentare il processo di disinflazione, aumentando i costi di produzione e trasporto e riducendo il potere d’acquisto delle famiglie. Per questo un eventuale rallentamento dell’inflazione di fondo potrebbe non essere sufficiente a rassicurare completamente i mercati se le pressioni energetiche continuassero a intensificarsi. Sul mercato obbligazionario, intanto, il Treasury decennale si mantiene intorno al 5,20%, conservando i guadagni della seduta precedente. Il livello dei rendimenti continua a riflettere due componenti distinte: da una parte le aspettative sui futuri tassi ufficiali della Fed, dall’altra il maggiore premio richiesto dagli investitori per detenere obbligazioni a lunga scadenza. Questa distinzione è fondamentale perché anche un eventuale rallentamento della stretta monetaria non garantirebbe automaticamente una discesa significativa dei rendimenti decennali, soprattutto in presenza di deficit pubblici elevati, abbondanti emissioni di debito e persistenti rischi inflazionistici. Il dollaro ha intanto perso terreno contro tutte le principali valute del G10, registrando la seconda seduta consecutiva di debolezza, mentre l’oro è rimasto relativamente stabile intorno a 4.160 dollari l’oncia. Sul fronte azionario, l’attenzione torna soprattutto sull’intelligenza artificiale. Samsung Electronics e SK Hynix hanno recuperato terreno dopo cinque sedute consecutive di ribassi, ma il settore rimane sotto osservazione in vista dei risultati di ASML e Taiwan Semiconductor Manufacturing Company. Saranno due appuntamenti particolarmente importanti perché permetteranno di valutare la solidità della domanda di semiconduttori e la sostenibilità degli investimenti nelle infrastrutture tecnologiche. Dopo le recenti correzioni, il mercato vuole capire se le centinaia di miliardi destinate all’intelligenza artificiale continueranno a tradursi in crescita dei ricavi, margini e flussi di cassa adeguati. Non è necessariamente in discussione il potenziale della tecnologia, quanto piuttosto il rapporto tra investimenti necessari, tempi di recupero del capitale e valutazioni raggiunte dalle società coinvolte. Nel frattempo, però, la debolezza dei mercati asiatici rimane un elemento da monitorare. Gli investitori internazionali stanno ritirando capitali dai mercati azionari emergenti dell’Asia, esclusa la Cina, a un ritmo particolarmente sostenuto, aumentando il rischio che la regione continui a sottoperformare Wall Street. Anche il mercato cinese mostra segnali di fragilità: l’indice CSI 300 ha perso un ulteriore 0,3%, portando il ribasso dai massimi di giugno oltre il 15% e avvicinandosi alla soglia convenzionale del mercato ribassista. A pesare è soprattutto lo scetticismo sulla possibilità che Pechino introduca misure di sostegno sufficientemente incisive per rilanciare l’economia e recuperare la fiducia degli investitori. Negli Stati Uniti, intanto, la stagione delle trimestrali bancarie ha fornito indicazioni contrastanti. Goldman Sachs ha segnalato una buona tenuta delle attività legate alle quotazioni e ai mercati dei capitali, mentre JPMorgan ha evidenziato un atteggiamento più prudente nella concessione del credito, con condizioni più restrittive per alcune categorie di finanziamento. È un elemento da non sottovalutare perché mostra come la solidità complessiva dell’economia possa convivere con un progressivo irrigidimento delle condizioni finanziarie. Il quadro rimane quindi caratterizzato da forze contrapposte: da una parte un’economia americana ancora resiliente, utili aziendali relativamente solidi e investimenti tecnologici sostenuti; dall’altra inflazione energetica, rendimenti obbligazionari elevati, condizioni creditizie più selettive e crescente debolezza di alcuni mercati internazionali. Il dato sull’inflazione americana rappresenterà un passaggio importante, ma difficilmente sarà sufficiente, da solo, a definire la direzione dei mercati nei prossimi mesi. Una lettura favorevole potrebbe alimentare un recupero delle obbligazioni e offrire sostegno all’azionario, mentre un dato superiore alle aspettative rischierebbe di riportare rapidamente l’attenzione sulla possibilità di ulteriori rialzi dei tassi. Sarà altrettanto importante osservare le prossime trimestrali, soprattutto nel settore tecnologico, per verificare se la crescita degli utili continuerà a compensare l’elevato costo del capitale. Per i portafogli, il punto non è anticipare ogni decisione della Federal Reserve o reagire a un singolo dato macroeconomico, ma comprendere come inflazione, rendimenti e risultati aziendali interagiscano tra loro. Un mercato può continuare a salire anche con tassi elevati, purché gli utili crescano abbastanza rapidamente da giustificare le valutazioni. Se invece il costo del capitale rimane alto mentre le aspettative sui profitti iniziano a deteriorarsi, l’equilibrio diventa inevitabilmente più fragile. È questa relazione, più del singolo dato sull’inflazione, che continuerà a orientare le valutazioni degli investitori nelle prossime settimane.
I market movers di oggi sono: CPI (inflazione), PPI (prezzi alla produzione) e saldo della bilancia commerciale in Cina, CPI negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai +0,36%, China A50 -0,02%, Hang Seng -0,04%, il Nikkei -1,93%, l’Australia -0,01%, Taiwan -1,91%, la Corea del Sud Kospi -5,12%, l’indice Indiano Sensex +0,64%. Il nostro FTSEMib +0,04%, Dax -0,07%, Ftse100 -0,06%, Cac40 -0,07%, Zurigo +0,36%. Lo S&P500 -0,02%, il Nasdaq -0,15%, il Russell2000 -0,40%. L’oro ha chiuso a 4.177,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 94,14$ per il wti e 105,69$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 86,790. Lo spread BTP/BUND 109,750. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,21%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi ade eccezione della Cina continentale. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,35%, China A50 -0,81%, Hang Seng +0,47%, il Nikkei +0,46%, l’Australia -0,64%, Taiwan +1,09%, la Corea del Sud Kospi +0,48%, l’indice Indiano Sensex +0,64%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.184,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 94,70$ per il greggio e 106,36$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 83.505 e l’Ethereum 2.505.
Buona giornata.



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