Pillole di Mercato
(42° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Francesco De Sanctis: “Gli artisti sono grandi maghi che rendono gli oggetti leggieri come ombre, e se li appropriano, e li fanno creature della loro immaginazione e della loro impressione”
Le vendite sui mercati azionari globali si intensificano e questa volta il principale elemento di debolezza arriva proprio dal settore che negli ultimi anni ha sostenuto gran parte dei rialzi: l’intelligenza artificiale. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso l’1,7%, mentre il Kospi sudcoreano ha registrato una flessione del 6,5%, trascinato dalle vendite sui principali produttori di semiconduttori. SK Hynix e Samsung Electronics hanno ceduto circa l’8%, con ribassi estesi anche ai titoli tecnologici di Tokyo e Taiwan. La pressione ha coinvolto anche Wall Street, con il Nasdaq 100 sceso sui minimi del mese e l’indice americano dei semiconduttori sui livelli più bassi da metà settembre. Dopo quattro anni di mercato rialzista, durante i quali l’S&P 500 ha guadagnato quasi il 120% dai minimi del 2022, le valutazioni raggiunte da molte società lasciano oggi un margine di errore relativamente contenuto. Gli investitori iniziano infatti a interrogarsi con maggiore insistenza sulla sostenibilità economica degli enormi investimenti destinati all’intelligenza artificiale. Il problema non riguarda necessariamente la domanda di tecnologia, che continua a crescere, ma la capacità delle aziende di trasformare centinaia di miliardi di dollari di investimenti in ricavi, margini e flussi di cassa sufficienti a remunerare il capitale impiegato. Con rendimenti obbligazionari sui massimi pluridecennali, il costo del capitale è diventato una variabile sempre più importante. A rendere il quadro più complesso si aggiunge la concorrenza cinese. Le indiscrezioni sui progressi di CXMT nello sviluppo di memorie ad alta capacità hanno alimentato i timori di una maggiore pressione competitiva sui produttori sudcoreani. Nel frattempo, Meta ha presentato il nuovo modello Muse Wonder, mentre Microsoft sta preparando una nuova generazione di chip proprietari per i propri data center. La progressiva integrazione verticale delle grandi piattaforme tecnologiche potrebbe modificare gli equilibri competitivi della filiera, aumentando la pressione su prezzi e margini. Un altro elemento centrale riguarda il finanziamento degli investimenti. Le grandi aziende tecnologiche stanno raccogliendo quantità crescenti di capitale attraverso emissioni obbligazionarie per sostenere la costruzione di data center e infrastrutture. Tencent, per esempio, ha avviato il collocamento di obbligazioni per circa 5 miliardi di dollari. Questa domanda di finanziamenti si aggiunge alle già elevate necessità di emissione dei governi, contribuendo potenzialmente a mantenere elevati i rendimenti obbligazionari. La seduta odierna, tuttavia, mostra anche l’altra faccia di questo rapporto. Le vendite sull’azionario e il calo del petrolio hanno favorito un ritorno degli acquisti sui titoli di Stato. Il rendimento del Treasury decennale è sceso di quattro punti base al 5,20%, mentre anche le obbligazioni governative australiane e neozelandesi hanno registrato rialzi. È una classica dinamica di riduzione del rischio, nella quale gli investitori alleggeriscono le posizioni azionarie e cercano maggiore protezione nelle obbligazioni governative. Il Brent ha perso circa l’1%, portandosi intorno a 105,60 dollari al barile, pur rimanendo su livelli elevati a causa delle tensioni in Medio Oriente. Un suo ridimensionamento stabile potrebbe alleggerire le pressioni inflazionistiche e ridurre le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. Rimane però prematuro considerare raggiunto il picco dei rendimenti, perché inflazione, crescita economica e necessità di finanziamento continuano a rappresentare variabili determinanti. Anche le valute mostrano gli effetti del cambiamento del sentiment, con il dollaro che ha interrotto una sequenza di quattro sedute positive e la rupia indiana in recupero grazie a nuove misure della banca centrale. Al di fuori della tecnologia, arrivano segnali meno favorevoli anche dai consumi: LVMH ha registrato una contrazione delle vendite nella sua divisione principale, penalizzata dal peggioramento delle condizioni economiche e dalla debolezza della domanda cinese. Nel complesso, il mercato sembra entrare in una fase di maggiore selettività. L’intelligenza artificiale continua a rappresentare una trasformazione tecnologica di enorme portata, ma gli investitori iniziano a distinguere con maggiore attenzione tra aziende che beneficiano immediatamente della spesa in infrastrutture e società che devono ancora dimostrare di poter ottenere ritorni adeguati dagli investimenti effettuati. Le dichiarazioni di Ray Dalio, che ha definito l’attuale fase dell’AI una possibile bolla speculativa, e quelle dell’amministratore delegato di Broadcom, che ha richiamato l’attenzione sulla presenza di investitori poco consapevoli dei rischi, contribuiscono ad alimentare il dibattito. Sono valutazioni da considerare, ma non rappresentano prove che il settore sia destinato a una correzione strutturale. La prossima stagione delle trimestrali sarà quindi decisiva per verificare se utili, margini e flussi di cassa continueranno a giustificare le aspettative incorporate nelle quotazioni. Per i portafogli, la lezione rimane quella di non confondere la forza di un tema di investimento con l’assenza di rischio. La concentrazione degli indici americani, la sovrapposizione tra ETF globali e tecnologici e la sensibilità delle società growth al costo del capitale rendono importante conoscere le proprie esposizioni effettive. Allo stesso tempo, il recupero dei Treasury ricorda il valore di una componente obbligazionaria costruita con attenzione alla qualità creditizia e alla duration. Il punto non è scegliere tra essere ottimisti o pessimisti sull’intelligenza artificiale, ma comprendere che una crescita economica straordinaria non garantisce automaticamente rendimenti finanziari altrettanto straordinari a qualsiasi prezzo. In un contesto di capitale più costoso, non basta promettere crescita: bisogna dimostrare di saperla trasformare in valore economico sostenibile.
I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) in Germania, variazione settimanale dell’occupazione elaborato dall’ADP e vendite di abitazioni esistenti negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,19%, China A50 -0,03%, Hang Seng -0,06%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia +0,76%, Taiwan +0,18%, la Corea del Sud Kospi -3,21%, l’indice Indiano Sensex -0,41%. Il nostro FTSEMib +0,58%, Dax +0,76%, Ftse100 +0,99%, Cac40 +0,38%, Zurigo +0,66%. Lo S&P500 -0,06%, il Nasdaq -0,44%, il Russell2000 -0,45%. L’oro ha chiuso a 4.190,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 93,74$ per il wti e 106,65$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 81,434. Lo spread BTP/BUND 110,630. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,21%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai +0,36%, China A50 -0,02%, Hang Seng -0,04%, il Nikkei -1,93%, l’Australia -0,01%, Taiwan -1,91%, la Corea del Sud Kospi -5,12%, l’indice Indiano Sensex +0,64%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.223,10 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 92,57$ per il greggio e 105,46$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 82.381 e l’Ethereum 2.491.
Buona giornata.



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