Pillole di Mercato
(41° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Paulo Coelho: “Quando desideri una cosa, tutto l'Universo trama affinché tu possa realizzarla”
Dopo alcune sedute caratterizzate da una crescente pressione sulle società tecnologiche, i mercati provano a recuperare terreno grazie a nuove indicazioni sui ricavi di OpenAI e a un allentamento delle tensioni sul petrolio. I futures sull’S&P 500 sono saliti dello 0,3% e quelli sul Nasdaq 100 dello 0,5%, mentre le borse asiatiche hanno guadagnato circa lo 0,3%. A sostenere il sentiment sono state soprattutto le indiscrezioni secondo cui OpenAI prevede di raggiungere o superare i 70 miliardi di dollari di ricavi annualizzati entro la fine dell’anno, grazie principalmente alla crescita della clientela aziendale. La notizia arriva dopo una seduta particolarmente difficile per i semiconduttori, con l’indice di settore americano in calo del 3,4%, in seguito a un articolo del Financial Times che aveva indicato ricavi annualizzati di OpenAI inferiori di circa 20 miliardi rispetto ai livelli precedentemente prospettati. È una reazione interessante perché mostra quanto il mercato sia diventato sensibile anche a variazioni relativamente contenute delle aspettative sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Fino a qualche tempo fa bastava annunciare nuovi investimenti in infrastrutture, data center e capacità di calcolo per sostenere le quotazioni. Oggi, invece, gli investitori iniziano a chiedere con maggiore insistenza quale sia il ritorno economico di questi investimenti e quanto rapidamente la crescita della domanda possa trasformarsi in ricavi e profitti. Il dato sui 70 miliardi di OpenAI è certamente significativo, ma richiede una precisazione importante: si parla di ricavi annualizzati, non necessariamente di fatturato effettivamente realizzato nell’intero esercizio. Si tratta di una proiezione ottenuta estendendo su dodici mesi il ritmo delle vendite registrato in un periodo più breve. Inoltre, non tutte le aziende utilizzano esattamente gli stessi criteri di calcolo, rendendo meno immediato il confronto tra operatori. Anche Anthropic, per esempio, avrebbe raggiunto a fine luglio un ritmo di ricavi annualizzati di circa 65 miliardi di dollari. Questi numeri confermano una crescita molto rapida della domanda di servizi legati all’AI, ma non ci dicono ancora quanto di quella crescita si traduca in utili, flussi di cassa disponibili e rendimenti adeguati sul capitale investito. Ed è proprio questo il punto sul quale si sta progressivamente spostando l’attenzione del mercato. Le grandi società tecnologiche stanno destinando centinaia di miliardi di dollari alla costruzione di infrastrutture necessarie per sviluppare e distribuire modelli sempre più avanzati. Una parte di questi investimenti viene finanziata attraverso nuovo debito, proprio mentre i rendimenti dei Treasury si trovano sui livelli più elevati degli ultimi decenni. Con un costo del capitale superiore al 5%, diventa inevitabilmente più importante dimostrare che i ricavi futuri saranno sufficienti non soltanto a sostenere la crescita, ma anche a remunerare adeguatamente le risorse impiegate. Per questo la prossima stagione delle trimestrali rappresenterà un passaggio particolarmente importante. Gli investitori vorranno capire se Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e gli altri grandi protagonisti dell’AI intendano mantenere gli attuali programmi di investimento e soprattutto quali risultati economici stiano iniziando a ottenere. Il mercato non sembra mettere in discussione il potenziale strutturale dell’intelligenza artificiale, ma sta diventando meno disposto ad accettare qualsiasi valutazione senza una dimostrazione concreta della sostenibilità finanziaria del modello di crescita. Anche il caso di Firmus Grid, società australiana di data center sostenuta da Nvidia che ha rinunciato al progetto di quotazione, conferma che l’interesse per le infrastrutture AI non garantisce automaticamente condizioni favorevoli per raccogliere nuovi capitali. È un segnale da non sottovalutare perché distingue la solidità della domanda tecnologica dalla disponibilità degli investitori a finanziare ogni iniziativa collegata al settore. Un altro elemento favorevole è arrivato dal petrolio. Il Brent è sceso dell’1,2%, portandosi intorno a 103 dollari al barile, dopo che il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non attaccheranno l’Iran prima delle elezioni di novembre. La notizia ha contribuito a ridurre temporaneamente il premio geopolitico incorporato nei prezzi energetici, offrendo sollievo anche al mercato obbligazionario. I Treasury hanno mantenuto i guadagni della seduta precedente e i rendimenti a lunga scadenza si sono allontanati dai massimi degli ultimi vent’anni. Il movimento ha favorito anche l’oro, salito dell’1,1% verso 4.175 dollari l’oncia, mentre il dollaro ha mostrato una lieve debolezza. È una dinamica coerente con quanto osserviamo da diverse settimane: quando il petrolio si raffredda e i rendimenti obbligazionari smettono di salire, diminuisce la pressione sulle valutazioni azionarie e tornano a respirare anche gli asset penalizzati dal rafforzamento del dollaro e dall’aumento dei tassi reali. Il problema è capire quanto possa durare questa tregua. Una dichiarazione politica può ridurre il rischio immediato di un’escalation militare, ma non elimina necessariamente le tensioni geopolitiche né garantisce una normalizzazione stabile dei prezzi energetici. Anche in Asia si sono visti gli effetti di questo miglioramento del sentiment, con il rafforzamento dello yuan e di altre valute regionali rispetto al dollaro. In Giappone il rendimento del titolo governativo decennale è sceso di 5,5 punti base al 3,025%, confermando che la ricerca di stabilizzazione dei rendimenti non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Nel complesso, però, il dato più interessante della giornata rimane la crescente frequenza con cui il mercato reagisce negativamente alle notizie sull’intelligenza artificiale. Le correzioni legate ai dubbi sulla sostenibilità degli investimenti sembrano diventare più ravvicinate, anche se spesso vengono rapidamente riassorbite da nuove indicazioni favorevoli. Questo comportamento suggerisce che il tema AI stia entrando in una fase più matura, nella quale le aspettative sono talmente elevate da rendere il mercato sensibile anche a scostamenti relativamente modesti rispetto alle previsioni. Non significa necessariamente che il ciclo di crescita stia terminando. Significa piuttosto che il margine di errore si sta restringendo. Quando le valutazioni incorporano già una crescita molto sostenuta, risultati semplicemente buoni potrebbero non essere più sufficienti. Servono conferme continue sulla capacità di trasformare investimenti e innovazione in ricavi, margini e generazione di cassa. Per questo eviterei di interpretare il recupero dei futures come la prova che le preoccupazioni sull’AI siano definitivamente rientrate, così come non considererei la correzione dei semiconduttori come un segnale sufficiente per mettere in discussione l’intero ciclo tecnologico. Le due cose possono convivere: una domanda strutturalmente molto forte e una maggiore volatilità delle quotazioni, soprattutto quando il costo del capitale rimane elevato. Nelle prossime settimane osserverei quindi soprattutto la relazione tra crescita dei ricavi, investimenti programmati e capacità di generare free cash flow. Se le trimestrali confermeranno che la monetizzazione dell’AI sta accelerando e che gli investimenti continuano a produrre ritorni economici adeguati, il settore potrà mantenere un sostegno importante. Se invece la spesa continuerà a crescere più rapidamente dei risultati economici, il mercato potrebbe diventare progressivamente più selettivo. Il messaggio di fondo rimane quello che stiamo seguendo da tempo: l’intelligenza artificiale può rappresentare una trasformazione economica di enorme portata, ma una grande rivoluzione tecnologica non rende automaticamente conveniente qualsiasi investimento collegato a essa. In un mondo nel quale il capitale ha nuovamente un costo significativo, la differenza la farà sempre di più la capacità delle aziende di dimostrare non soltanto quanto possono crescere, ma soprattutto quanto valore economico riescono a creare attraverso quella crescita.
I market movers di oggi sono: consumi delle famiglie in Giappone, produzione industriale in Italia, indice previsionale della fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,57%, China A50 -0,62%, Hang Seng -0,72%, il Nikkei -0,63%, l’Australia -0,77%, Taiwan -0,72%, la Corea del Sud Kospi -1,21%, l’indice Indiano Sensex -0,69%. Il nostro FTSEMib -1,35%, Dax -1,18%, Ftse100 -0,16%, Cac40 -0,51%, Zurigo -1,24%. Lo S&P500 -0,47%, il Nasdaq -1,25%, il Russell2000 +0,03%. L’oro ha chiuso a 4.157 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 91,49$ per il wti e 104,28$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 76,505. Lo spread BTP/BUND 111,810. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,41%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai -0,38%, China A50 -0,51%, Hang Seng +1,40%, il Nikkei -0,06%, l’Australia +0,60%, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi chiuso pe festività, l’indice Indiano Sensex +1,13%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.215,05 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 90,38$ per il greggio e 102,94$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 82.381 e l’Ethereum 2.491.
Buona giornata e buon fine settimana.



Commenti