Pillole di Mercato
(41° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Samuel Butler: “Tutti gli animali, eccetto l'uomo, sanno che il principale dovere in questa vita è di goderla, ed essi infatti la godono, quanto l'uomo e le altre circostanze permettono loro”
Wall Street continua a segnare nuovi massimi, ma questa volta il resto del mondo non sembra avere la stessa forza. L’S&P 500 e il Nasdaq 100 hanno raggiunto nuovi record, sostenuti ancora una volta dalle grandi società tecnologiche e dalle aspettative di una stagione degli utili particolarmente robusta, mentre l’MSCI Asia Pacific ha perso circa lo 0,6%, con debolezza soprattutto nei titoli tecnologici di Corea del Sud e Hong Kong. È una divergenza interessante perché mostra come lo stesso contesto di rendimenti elevati e petrolio sopra i 100 dollari venga assorbito in maniera molto diversa dalle varie aree del mercato. Negli Stati Uniti un gruppo relativamente ristretto di grandi aziende tecnologiche dispone di utili, liquidità e capacità di generare cassa sufficienti per compensare, almeno per ora, un costo del capitale molto più elevato. In Asia, invece, rendimenti americani elevati e dollaro forte esercitano contemporaneamente pressione sulle valutazioni, sulle valute locali e sui flussi internazionali di capitale. Il risultato è che la leadership americana continua a rafforzarsi proprio mentre quella asiatica mostra qualche segnale di stanchezza. A sostenere Wall Street sono soprattutto le aspettative sugli utili: secondo le stime riportate, i profitti dell’S&P 500 dovrebbero crescere di circa il 25% nel terzo trimestre rispetto a un anno fa. È questo il vero cuscinetto che continua a proteggere l’azionario americano dall’aumento dei rendimenti. Finché gli utili crescono a questa velocità, soprattutto nelle grandi società tecnologiche, il mercato riesce a tollerare un Treasury decennale sopra il 5%. La prossima stagione delle trimestrali diventa quindi particolarmente importante perché dovrà dimostrare se le centinaia di miliardi investiti nell’intelligenza artificiale stanno iniziando realmente a trasformarsi in ricavi, margini e profitti. Nvidia, ormai vicina ai 6.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, rappresenta perfettamente la dimensione raggiunta dal tema AI. Ma forse ancora più interessante è la notizia secondo cui SpaceX starebbe discutendo un finanziamento da circa 40 miliardi di dollari per acquistare chip Nvidia. È un esempio molto concreto di quanto la costruzione dell’infrastruttura necessaria all’intelligenza artificiale stia diventando capital intensive. Ed è anche il punto sul quale continueremo probabilmente a concentrarci nei prossimi mesi: non basta sapere che la domanda di capacità di calcolo rimane enorme, bisogna capire quale rendimento verrà generato dal capitale necessario per finanziarla. Più il costo del denaro rimane elevato, più questa distinzione diventa importante. Nel frattempo, il quadro macro continua a esercitare pressione. Il Brent è tornato verso 101,50 dollari dopo l’intensificarsi degli attacchi iraniani alle petroliere nello Stretto di Hormuz e il Treasury decennale è salito di altri tre punti base al 5,31%. Ancora una volta ritroviamo la stessa catena delle ultime settimane: tensioni geopolitiche, petrolio più caro, maggiore rischio inflazionistico e rendimenti obbligazionari più elevati. Il problema non è tanto un singolo movimento del petrolio o del Treasury, quanto la possibilità che entrambi rimangano contemporaneamente su livelli elevati abbastanza a lungo da iniziare a comprimere crescita e margini aziendali. Anche il dollaro continua a rafforzarsi contro le principali valute, aggiungendo un ulteriore elemento di pressione soprattutto per i mercati internazionali e quelli maggiormente dipendenti dai capitali esteri. La differenza tra Stati Uniti e Asia diventa quindi comprensibile. Una mega-cap americana con grandi disponibilità liquide, margini elevati e crescita degli utili può convivere relativamente bene con un Treasury al 5,3%. Un’azienda più indebitata o appartenente a un mercato dipendente dai flussi internazionali subisce invece contemporaneamente il costo del capitale, il rafforzamento del dollaro e la possibilità di deflussi. Anche all’interno dell’Asia, però, non tutto si muove allo stesso modo. Taiwan ha sovraperformato nettamente la Corea del Sud nell’ultimo trimestre, mentre Samsung si prepara a comunicare risultati che potrebbero mostrare il maggiore utile trimestrale della sua storia. Ma persino risultati eccezionali potrebbero non essere sufficienti: gli investitori vogliono capire se l’attuale domanda di memorie e semiconduttori sia sostenibile e soprattutto se gli elevati prezzi possano essere mantenuti attraverso contratti di lungo periodo. È un cambiamento importante rispetto alla prima fase del boom dell’AI, quando bastava dimostrare esposizione al tema per essere premiati. Ora il mercato inizia progressivamente a chiedere durata della domanda, qualità degli utili e ritorno sul capitale investito. Anche in Europa rimangono elementi di fragilità, con i titoli francesi che continuano a sottoperformare quelli tedeschi a causa delle preoccupazioni sui deficit. Questo conferma che il problema dei rendimenti non riguarda soltanto la politica monetaria americana, ma sta assumendo caratteristiche differenti nelle varie aree: negli Stati Uniti pesano crescita, inflazione e quantità di debito; in Europa si aggiungono rischio fiscale e politico; in Asia dollaro e flussi di capitale amplificano gli effetti dei rendimenti americani. Il quadro complessivo rimane quindi quello di un mercato capace di raggiungere nuovi massimi senza che siano realmente scomparsi i rischi che abbiamo seguito nelle ultime settimane. Petrolio sopra 100 dollari, Treasury decennale oltre il 5,3%, dollaro forte e tensioni geopolitiche sono ancora presenti. La differenza è che, almeno per ora, gli utili americani riescono a compensarli. Ed è probabilmente proprio questo il punto da osservare nelle prossime settimane. Non chiederei tanto se Wall Street possa continuare a salire con rendimenti così elevati: evidentemente può farlo finché la crescita degli utili rimane sufficientemente forte. Mi chiederei piuttosto quanto questa crescita sia sostenibile e quanto possa allargarsi oltre le grandi società tecnologiche. Se la stagione delle trimestrali confermerà una crescita vicina al 25%, margini resilienti e una monetizzazione crescente degli investimenti nell’AI, i rendimenti elevati potranno continuare a essere assorbiti. Se invece inizieranno a comparire revisioni al ribasso mentre petrolio e Treasury rimangono su questi livelli, il mercato avrebbe improvvisamente molto meno spazio per tollerare valutazioni elevate. Per questo i nuovi massimi degli indici non significano necessariamente che il rischio sia diminuito. Significano piuttosto che, per il momento, la crescita degli utili sta correndo più velocemente dell’aumento del costo del capitale. Finché sarà così, la leadership potrà continuare. Ma più questa leadership si concentra, più diventa importante guardare sotto la superficie degli indici anziché fermarsi semplicemente al nuovo massimo dell’S&P 500 o del Nasdaq.
I market movers di oggi sono: decisione sui tassi di interesse da parte della INR in India (attuali 5,25% - aspettative 5,50%), indice Halifax dei prezzi delle case in Gran Bretagna, aste del tesoro a 10Y negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positive. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 chiuso per festività, Hang Seng +0,61%, il Nikkei +0,86%, l’Australia +0,55%, Taiwan +0,02%, la Corea del Sud Kospi -1,21%, l’indice Indiano Sensex +0,42%. Il nostro FTSEMib +0,87%, Dax +0,77%, Ftse100 +0,42%, Cac40 +0,40%, Zurigo +0,62%. Lo S&P500 +0,58%, il Nasdaq +0,45%, il Russell2000 -0,59%. L’oro ha chiuso a 4.187,10 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 89,44$ per il wti e 100,58$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 76,505. Lo spread BTP/BUND 105,56. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,01%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 chiuso per festività, Hang Seng -0,61%, il Nikkei -0,55%, l’Australia -0,08%, Taiwan -0,15%, la Corea del Sud Kospi -1,33%, l’indice Indiano Sensex -0,37%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa mentre gli Stati Uniti sono flat. L’oro si attesta a 4.161,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 90,10$ per il greggio e 101,47$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 85.650 e l’Ethereum 2.701.
Buona giornata.



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