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Pillole di Mercato

17 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

(41° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Denzel Washington: “Senza impegno non inizierai mai. Senza costanza non finirai mai”

 

Nonostante rendimenti obbligazionari ancora molto elevati, petrolio vicino ai 90 dollari e nuove tensioni politiche in Europa, il mercato azionario americano continua a dimostrare una notevole capacità di tenuta. L’S&P 500 è tornato a pochi passi dai massimi storici, mentre il Nasdaq 100 ha raggiunto un nuovo record, sostenuto ancora una volta dalle grandi società tecnologiche. È una dinamica interessante perché conferma quanto stiamo osservando nelle ultime settimane: il mercato non sta ignorando l’aumento del costo del capitale, ma alcune aziende stanno riuscendo a compensarlo attraverso una crescita degli utili sufficientemente forte. Il vero contrappeso ai rendimenti obbligazionari rimangono infatti i profitti. Crescita economica ancora resiliente, consumi solidi e investimenti legati all’intelligenza artificiale continuano a sostenere ricavi e margini, permettendo soprattutto alle grandi società tecnologiche di convivere con tassi che in altri momenti avrebbero probabilmente prodotto una pressione molto maggiore sulle valutazioni. È questo il punto centrale: rendimenti elevati non rappresentano necessariamente un ostacolo insuperabile per l’azionario finché gli utili crescono più rapidamente della pressione esercitata dal costo del capitale. Il problema nascerebbe se queste due forze iniziassero a muoversi nella direzione opposta, con rendimenti ancora elevati e contemporaneamente revisioni al ribasso degli utili. Per il momento non è ciò che il mercato sta osservando. Al contrario, diverse indicazioni continuano a confermare la forza degli investimenti tecnologici. Hon Hai, importante partner di Nvidia, ha riportato ricavi trimestrali superiori alle attese, fornendo un’ulteriore conferma che la spesa globale per infrastrutture AI rimane sostenuta. Anche il rapporto tra OpenAI e Cerebras mostra come la ricerca di maggiore capacità di calcolo continui ad allargarsi oltre i tradizionali protagonisti dei semiconduttori. Persino settori apparentemente lontani dalla tecnologia stanno iniziando a incorporare l’intelligenza artificiale nei propri piani industriali, come dimostra l’operazione tra CH Robinson e RXO nel settore della logistica, dove l’AI viene considerata uno strumento per aumentare efficienza e produttività. Questo rafforza l’idea che l’intelligenza artificiale non sia più soltanto una storia legata a pochi produttori di chip, ma stia progressivamente entrando nei processi produttivi di un numero crescente di aziende. Rimane però fondamentale distinguere tra diffusione della tecnologia e ritorno economico degli investimenti. Con rendimenti obbligazionari ai massimi pluridecennali, ogni dollaro investito deve confrontarsi con un’alternativa priva di rischio molto più remunerativa rispetto al passato. Di conseguenza, il mercato continuerà probabilmente a premiare soprattutto le aziende capaci di trasformare gli investimenti in crescita degli utili, miglioramento dei margini e free cash flow. Anche il recente ridimensionamento delle valutazioni ha contribuito a rendere alcune aree dell’azionario più interessanti: i prezzi non hanno necessariamente dovuto correggere violentemente perché, in diversi casi, sono stati gli utili a crescere più rapidamente delle quotazioni. Questo potrebbe progressivamente creare opportunità anche al di fuori delle grandi società tecnologiche, soprattutto nei settori ciclici, qualora la crescita economica continuasse a reggere. Il quadro rimane comunque tutt’altro che privo di rischi. La parte lunga delle curve obbligazionarie continua a registrare rendimenti sui livelli più elevati degli ultimi decenni e in Europa l’incertezza politica e fiscale sta aumentando i premi per il rischio. L’euro è sceso sui livelli più bassi da maggio 2025, segnale di una crescente divergenza tra la percezione dell’economia americana e quella europea. Il petrolio americano è invece tornato sotto i 90 dollari, un movimento potenzialmente favorevole perché riduce almeno parzialmente una delle pressioni inflazionistiche che nelle ultime settimane avevano contribuito alla risalita dei rendimenti. Il mercato si trova quindi in un equilibrio particolare: tassi elevati e condizioni finanziarie restrittive convivono con crescita economica, utili e investimenti ancora sufficientemente forti da sostenere l’azionario. Non è necessariamente una contraddizione. Un Treasury sopra il 5% diventa realmente problematico per le azioni quando il costo del capitale cresce più rapidamente della capacità delle aziende di aumentare i propri profitti. Finché gli utili continuano invece a sorprendere positivamente, alcune società possono assorbire rendimenti elevati molto meglio di altre. È anche per questo che eviterei di leggere i nuovi massimi del Nasdaq come la prova che il rischio sia scomparso, così come eviterei di interpretare i massimi pluridecennali dei rendimenti come una ragione sufficiente per diventare automaticamente negativi sull’azionario. Sono due forze che stanno combattendo contemporaneamente: da una parte il costo del capitale, dall’altra la crescita degli utili. Per il momento la seconda continua a compensare la prima. La variabile decisiva delle prossime settimane sarà quindi la stagione delle trimestrali. Se utili, margini e guidance continueranno a confermare le aspettative, l’azionario potrebbe continuare a convivere con rendimenti molto elevati. Se invece dovessero emergere segnali di rallentamento proprio mentre i tassi rimangono su questi livelli, l’equilibrio diventerebbe rapidamente più fragile. Più che chiederci quindi come sia possibile che il Nasdaq faccia nuovi massimi con i rendimenti obbligazionari così elevati, la domanda utile è capire per quanto tempo la crescita degli utili riuscirà a correre abbastanza velocemente da compensare il costo del capitale. Finché ci riuscirà, la tecnologia e le aziende di qualità continueranno ad avere un importante sostegno. Quando questa distanza inizierà a ridursi, il mercato diventerà inevitabilmente molto meno indulgente.

 

I market movers di oggi sono: ordini delle fabbriche in Germania, variazione settimanale dell’occupazione elaborato dall’ADP e saldo della bilancia commerciale negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 chiuso per festività, Hang Seng -0,21%, il Nikkei +2,08%, l’Australia -0,03%, Taiwan +2,42%, la Corea del Sud Kospi chiuso per festività, l’indice Indiano Sensex +0,53%. Il nostro FTSEMib +0,66%, Dax +0,09%, Ftse100 +0,34%, Cac40 -0,80%, Zurigo +0,31%. Lo S&P500 +0,66%, il Nasdaq +1,05%, il Russell2000 +0,50%. L’oro ha chiuso a 4.156,80 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 89,43$ per il wti e 100,32$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 75,165. Lo spread BTP/BUND 116,130. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,31%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positive. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 chiuso per festività, Hang Seng +0,61%, il Nikkei +0,86%, l’Australia +0,55%, Taiwan +0,02%, la Corea del Sud Kospi -1,21%, l’indice Indiano Sensex +0,42%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.148,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 89,89$ per il greggio e 100,91$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 85.650 e l’Ethereum 2.701.

 

Buona giornata.

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