Pillole di Mercato
(40° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
David Henry Thoreau: “L’uomo più ricco è quello i cui piaceri sono più a buon mercato”
Il nuovo trimestre si apre con un mercato azionario ancora sostenuto dall’intelligenza artificiale, ma con il mercato obbligazionario che continua a ricordare agli investitori quanto sia diventato elevato il costo del capitale. I futures sul Nasdaq 100 sono saliti dello 0,8% e quelli sull’S&P 500 dello 0,4%, mentre in Asia il Nikkei ha guadagnato il 2,7% e il Kospi l’1,2%, guidati ancora una volta dalla tecnologia. A riaccendere l’interesse è stata soprattutto Micron, che ha fornito indicazioni positive sul trimestre in corso confermando una domanda molto robusta legata agli investimenti nell’AI. I margini lordi rimangono su livelli storicamente elevati, anche se la società ha avvertito che potrebbero ridursi leggermente. È un segnale interessante perché continua a confermare che, almeno per ora, la domanda di infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale rimane concreta e non soltanto narrativa. Anche Alphabet ha beneficiato del lancio di Gemini 4 Argon, il nuovo modello di punta di Google, rafforzando ulteriormente il tema tecnologico. Il punto interessante rimane però la convivenza tra questa accelerazione degli investimenti e un costo del denaro sempre più elevato. Il Treasury decennale continua, infatti, a muoversi intorno al 5,28%, vicino ai massimi raggiunti nella seduta precedente e a livelli che non si vedevano dal 2002, mentre il trentennale rimane intorno al 5,62%. Settembre si è chiuso con una perdita del 2,4% per le obbligazioni governative globali e con il peggior trimestre dal 2024. È quindi evidente che il problema della duration non è ancora risolto. Qualche segnale favorevole è arrivato però dall’inflazione americana. Il PCE di agosto, l’indicatore maggiormente seguito dalla Federal Reserve, è risultato inferiore alle attese e il mercato ha immediatamente ridotto sotto il 40% la probabilità di un nuovo rialzo dei tassi già a ottobre. È esattamente il meccanismo che abbiamo seguito negli ultimi giorni: inflazione più debole significa minore necessità di ulteriori interventi della Fed e dovrebbe, almeno teoricamente, ridurre la pressione sulla parte breve della curva. Ma il comportamento dei Treasury ci ricorda che oggi la Fed rappresenta soltanto una parte della storia. Nonostante il dato più favorevole sull’inflazione, il decennale rimane sopra il 5,2% e il trentennale oltre il 5,6%. Significa che sulla parte lunga continuano a pesare altre forze: crescita economica ancora robusta, elevata spesa pubblica, quantità crescente di debito da finanziare, shock geopolitici e premio maggiore richiesto dagli investitori per detenere duration. È probabilmente questa la distinzione più importante da fare in questa fase. Possiamo assistere contemporaneamente a una riduzione delle aspettative sui rialzi della Fed e a rendimenti di lungo periodo che rimangono molto elevati. La politica monetaria influenza la curva, ma non determina da sola il prezzo al quale il mercato è disposto a finanziare governi e imprese per dieci, venti o trent’anni. Anche il petrolio sta concedendo un po’ di tregua. Il WTI è sceso dell’1,4% verso 89 dollari, mentre il Brent è tornato sotto 97 dollari, sostenuto dalle aspettative che i flussi dal Medio Oriente possano continuare a normalizzarsi. È un movimento importante perché riduce una delle principali pressioni inflazionistiche delle ultime settimane. Se il petrolio riuscisse a stabilizzarsi sotto i 100 dollari e contemporaneamente l’inflazione americana continuasse a moderarsi, verrebbero meno due degli elementi che hanno alimentato il recente sell-off obbligazionario. Il prossimo test sarà quindi il mercato del lavoro americano. Dopo un PCE più debole delle attese, i dati sull’occupazione di venerdì ci diranno se anche la crescita sta iniziando a raffreddarsi oppure se l’economia continua a mantenere un ritmo sufficientemente elevato da giustificare rendimenti ancora molto alti. Nel frattempo, il dollaro rimane forte, dopo aver chiuso il miglior mese da marzo, sostenuto dal differenziale dei tassi e da un’economia americana ancora relativamente robusta. Lo yen è tornato verso 158 contro dollaro dopo che i verbali della Bank of Japan non hanno fornito indicazioni sufficientemente convincenti su un nuovo rialzo dei tassi nel breve periodo. Anche il Giappone continua però a confrontarsi con rendimenti crescenti: il trentennale giapponese è salito al 4,20%, ulteriore conferma che la pressione sulla duration è diventata un fenomeno globale. Per l’azionario il quadro rimane quindi particolare. Da una parte il costo del capitale è ai livelli più elevati degli ultimi decenni, dall’altra gli investimenti nell’AI continuano a sostenere semiconduttori, memoria, infrastrutture e grandi società tecnologiche. Micron rappresenta bene questa situazione: la domanda rimane forte, ma contemporaneamente emergono pressioni sui margini e la necessità di continuare a investire per aumentare la capacità produttiva. È proprio qui che probabilmente si giocherà la prossima fase del tema AI. Finora il mercato ha premiato soprattutto la crescita della domanda e degli investimenti; progressivamente dovrà iniziare a valutare con maggiore attenzione quanto capitale sarà necessario per soddisfarla e quale rendimento economico verrà generato da quel capitale. Con un Treasury decennale sopra il 5%, la soglia da superare è inevitabilmente più alta. Per questo il dato forse più interessante della giornata non è il +0,8% dei futures sul Nasdaq, ma il fatto che un’inflazione inferiore alle attese e un petrolio nuovamente sotto pressione non siano ancora riusciti a riportare significativamente più in basso i rendimenti di lungo periodo. Se nelle prossime sedute anche i dati sul lavoro iniziassero a raffreddarsi e il Treasury continuasse comunque a rimanere sopra il 5,2%, avremmo un’indicazione ancora più evidente che il mercato obbligazionario sta incorporando problemi che vanno oltre la politica monetaria. Se invece inizieremo finalmente a vedere massimi decrescenti sui rendimenti, accompagnati da petrolio più debole e inflazione in moderazione, potrebbe aprirsi una fase più favorevole per la duration e contemporaneamente ridursi la pressione sulle valutazioni azionarie. Per il momento il messaggio rimane quindi quello delle ultime settimane: l’AI continua a sostenere la crescita e gli utili, ma è ancora il mercato obbligazionario a stabilire quanto siamo disposti a pagare per quella crescita.
I market movers di oggi sono: indice Tankan delle grandi aziende manifatturiere in Giappone, indice PMI manifatturiero e tasso di disoccupazione nell’Eurozona, richiesta dei sussidi alla disoccupazione e indice PMI del settore manifatturiero negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,28%, China A50 +0,20%, Hang Seng -0,23%, il Nikkei +1,97%, l’Australia +1,00%, Taiwan +1,27%, la Corea del Sud Kospi -0,62%, l’indice Indiano Sensex +0,27%. Il nostro FTSEMib -0,84%, Dax -0,79%, Ftse100 -0,29%, Cac40 -0,89%, Zurigo -0,59%. Lo S&P500 -0,25%, il Nasdaq +0,24%, il Russell2000 -0,38%. L’oro ha chiuso a 4.191,47 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 90,35$ per il wti e 97,92$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 71,640. Lo spread BTP/BUND 103,23. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,32%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 chiuso per festività, Hang Seng chiuso per festività, il Nikkei +3,02%, l’Australia -1,71%, Taiwan +0,60%, la Corea del Sud Kospi +1,47%, l’indice Indiano Sensex -0,13%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.212,42 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 88,83$ per il greggio e 96,63$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 84.179 e l’Ethereum 2.710.
Buona giornata.




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