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Pillole di Mercato

17 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

(41° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Yuval Noah Harari: “Il denaro è il sistema di mutua fiducia più universale e più efficiente che sia mai stato concepito”

 

Inflazione leggermente migliore delle attese, mercato del lavoro in rallentamento e tecnologia ancora vicina ai massimi. A prima vista il quadro sembra finalmente più favorevole, ma la domanda più interessante non è se l’inflazione stia scendendo: è capire se siamo arrivati al picco delle buone notizie sull’inflazione. Il PCE core di agosto è aumentato dello 0,2%, meno dello 0,3% atteso, e dopo le revisioni il ritmo annualizzato degli ultimi tre mesi è sceso intorno al 2,05%. Il dato annuale rimane però al 3% e parte del miglioramento deriva da revisioni metodologiche: possiamo quindi parlare di una dinamica più favorevole, non ancora di problema risolto. Anche il mercato del lavoro sta rallentando nella direzione auspicata dalla Fed: a settembre sono stati creati soltanto 29.000 posti di lavoro contro circa 90.000 attesi, i salari sono cresciuti appena dello 0,1% mensile e la disoccupazione è salita al 4,2%. Le aziende stanno assumendo meno, ma continuano anche a licenziare poco. Il mercato ha quindi ridotto la probabilità di un nuovo rialzo della Fed a ottobre da circa il 70% a poco più del 20%. Ed è qui che emerge il paradosso più interessante della settimana: mentre diminuivano le aspettative sui tassi ufficiali, il Treasury a 10 anni è salito di circa 7 punti base e il trentennale di 11, entrambi su nuovi massimi di ciclo. Il mercato obbligazionario sta quindi separando due problemi: sulla parte breve conta soprattutto ciò che farà la Fed, mentre sulle scadenze lunghe pesano anche crescita nominale, inflazione strutturale, deficit, quantità di debito da finanziare e premio richiesto dagli investitori per detenere duration. La Fed può quindi diventare meno aggressiva senza necessariamente riportarci nel mondo dei rendimenti bassi. L’economia americana, inoltre, rimane resistente: il PIL del secondo trimestre è stato rivisto dall’1,5% al 2,2% annualizzato e i consumi continuano a crescere, anche se il tasso di risparmio è sceso al 4,1%. Allo stesso tempo la stima GDPNow per il terzo trimestre è passata da circa il 5% al 3,7%: non recessione, quindi, ma una possibile moderazione della crescita. In questo contesto l’azionario continua a essere estremamente selettivo. Il Nasdaq 100 ha raggiunto nuovi massimi e la tecnologia ha guadagnato circa l’1,4% nella settimana, mentre finanziari, healthcare, real estate e altri settori sensibili ai tassi hanno sofferto. Sotto la superficie, però, soltanto il 44,1% dei titoli dell’S&P 500 si trova sopra la media a 200 giorni e sul Nasdaq la percentuale scende al 39,5%. La leadership rimane quindi forte ma relativamente concentrata. A sostenerla sono soprattutto gli utili: le stime indicano una crescita degli utili dell’S&P 500 di circa il 29% nel terzo trimestre e, nell’ultimo anno, gli utili attesi sono cresciuti molto più rapidamente delle quotazioni. Questo spiega perché alcune grandi società tecnologiche riescano ancora a convivere con rendimenti superiori al 5%. Ma aumenta anche la necessità di distinguere tra aziende capaci di trasformare AI, software e innovazione in utili e free cash flow e società sostenute principalmente dalla narrativa. Anche oro e argento hanno sofferto il contemporaneo rafforzamento del dollaro e dei rendimenti, ricordandoci che nessun asset funziona come rifugio in qualsiasi regime. In Europa l’inflazione è risalita al 3,8%, ma soprattutto per l’energia, aumentata del 18,8%, mentre la componente core è passata soltanto dal 2,4% al 2,5%. Per la BCE sarà quindi fondamentale capire se lo shock energetico resterà confinato oppure inizierà a trasferirsi su salari e servizi. Il messaggio complessivo è che il mercato sta diventando sempre più selettivo e non può essere interpretato attraverso una sola variabile. L’inflazione sta migliorando senza essere sconfitta, l’economia rallenta senza essere in recessione, la Fed può diventare meno aggressiva mentre i rendimenti lunghi continuano a salire e la tecnologia può segnare nuovi massimi mentre gran parte del mercato rimane più fragile. In una fase simile il vantaggio non consiste nell’avere una previsione particolarmente forte, ma un processo sufficientemente flessibile da adattarsi ai segnali. Se inflazione e mercato del lavoro continueranno a raffreddarsi, la Fed avrà maggiore spazio per aspettare; ma finché i rendimenti di lungo periodo non inizieranno a stabilizzarsi, il costo del capitale resterà una delle variabili decisive. La domanda, quindi, non è se essere ottimisti o pessimisti, ma se il portafoglio sia costruito per affrontare un mondo nel quale inflazione e crescita possono rallentare senza scomparire e i rendimenti possono rimanere strutturalmente più elevati rispetto al passato.

 

La settimana dal 5 al 9 ottobre sarà caratterizzata da diversi appuntamenti macroeconomici, con l’attenzione rivolta soprattutto alle indicazioni provenienti dalle Banche Centrali, ai rendimenti obbligazionari e allo stato di salute dell’attività economica. Negli Stati Uniti saranno particolarmente importanti i verbali della Federal Reserve e le aste dei Treasury, mentre in Europa seguiremo soprattutto i dati sull’industria.

·       Lunedì 5 ottobre – USA ed Europa: PMI dei servizi delle principali economie europee e, soprattutto, ISM servizi statunitense, utile per valutare la tenuta dell’economia americana.

·       Martedì 6 ottobre – Germania, Francia e Giappone: ordini all’industria tedesca, produzione industriale francese e intervento del governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda.

·       Mercoledì 7 ottobre – Giornata chiave: produzione industriale tedesca, asta del Treasury USA a 10 anni e, in serata, verbali dell’ultima riunione del FOMC, importanti per comprendere l’orientamento futuro della Fed.

·       Giovedì 8 ottobre – Regno Unito e USA: numerosi interventi della Bank of England, compreso quello del governatore Andrew Bailey. Negli USA richieste di sussidi di disoccupazione e importante asta del Treasury a 30 anni.

·       Venerdì 9 ottobre – Italia, Giappone e USA: produzione industriale italiana, consumi delle famiglie giapponesi e fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, con particolare attenzione alle aspettative d’inflazione.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 chiuso per festività, Hang Seng -2,85%, il Nikkei -0,94%, l’Australia +0,72%, Taiwan +0,20%, la Corea del Sud Kospi +0,25%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Il nostro FTSEMib +0,49%, Dax +1,17%, Ftse100 +0,32%, Cac40 +0,79%, Zurigo +0,28%. Lo S&P500 +0,73%, il Nasdaq +1,19%, il Russell2000 +0,94%. L’oro ha chiuso a 4.172,10 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 91,26$ per il wti e 102,72$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 74,760. Lo spread BTP/BUND 115,91. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,31%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 chiuso per festività, Hang Seng -0,21%, il Nikkei +2,08%, l’Australia -0,03%, Taiwan +2,42%, la Corea del Sud Kospi chiuso per festività, l’indice Indiano Sensex +0,53%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.165,25 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 89,98$ per il greggio e 101,51$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 86.475 e l’Ethereum 2.698.

 

Buona giornata e buona settimana.


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