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Pillole di Mercato

17 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

(40° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Baruch Spinoza: “Gli eventi contrari a ciò che dalla nostra utilità è richiesto, li sopporteremo di buon animo, se siamo consapevoli che abbiamo compiuto il nostro dovere, che la nostra potenza non poteva giungere a evitarli, e che noi siamo parte di tutta la natura, di cui seguiamo l'ordine”

 

Dopo diverse sedute dominate dal rialzo dei rendimenti obbligazionari, i mercati stanno provando a stabilizzarsi in attesa di un dato particolarmente importante: il PCE americano, la misura dell’inflazione maggiormente osservata dalla Federal Reserve. Le borse asiatiche sono salite dell’1%, con dieci degli undici settori dell’MSCI Asia Pacific in rialzo, mentre i futures indicano un recupero anche per Europa e Stati Uniti. Sul mercato obbligazionario la pressione si è momentaneamente fermata, ma i livelli raggiunti rimangono estremamente elevati. Il Treasury decennale si mantiene intorno al 5,23%, mentre il trentennale ha raggiunto il 5,56%, il rendimento più alto dal 2002. È soprattutto quest’ultimo movimento a meritare attenzione perché la parte lunga della curva incorpora qualcosa di più delle semplici aspettative sulle prossime decisioni della Fed: inflazione persistente, deficit pubblico, quantità crescente di debito da finanziare e maggiore premio richiesto dagli investitori per immobilizzare capitale per periodi molto lunghi. A queste pressioni si sta aggiungendo un altro elemento che abbiamo seguito nelle ultime settimane: l’enorme quantità di capitale necessaria per finanziare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Data center, infrastrutture energetiche, semiconduttori e capacità di calcolo richiedono investimenti giganteschi e una parte crescente viene finanziata attraverso nuovo debito societario. Il risultato è che Tesoro americano e aziende si trovano contemporaneamente sul mercato alla ricerca di capitali, aumentando indirettamente la concorrenza per il risparmio disponibile. Il petrolio rimane l’altra variabile decisiva. Il Brent è risalito dello 0,6% verso 103 dollari, ma le stime di JPMorgan e Goldman Sachs indicano che i flussi petroliferi dal Medio Oriente stanno progressivamente tornando verso i livelli precedenti alla guerra nonostante i rischi ancora presenti sulla navigazione. Se questa normalizzazione dovesse proseguire, potrebbe ridurre parte del premio geopolitico incorporato nel greggio e, di conseguenza, togliere pressione alle aspettative d’inflazione. È importante perché nelle ultime settimane petrolio e Treasury hanno spesso lavorato nella stessa direzione: energia più costosa ha significato maggiore inflazione attesa, più rialzi della Fed incorporati nei prezzi e rendimenti obbligazionari più elevati. Oggi il mercato monetario continua infatti a prezzare una serie di ulteriori aumenti dei tassi nel prossimo anno. La situazione sta però diventando interessante anche dal punto di vista del posizionamento. Sempre più investitori stanno scommettendo sulla prosecuzione del rialzo dei rendimenti e questo crea potenzialmente il rischio opposto: se i dati economici iniziassero improvvisamente a raffreddarsi o l’inflazione sorprendesse al ribasso, molte di queste posizioni potrebbero essere chiuse rapidamente, provocando un recupero significativo dei prezzi obbligazionari. È per questo che il PCE assume particolare importanza. Le attese indicano un’accelerazione mensile sia dell’inflazione generale sia di quella core. Un dato superiore alle aspettative rafforzerebbe la posizione restrittiva della Fed e potrebbe alimentare un nuovo rialzo dei rendimenti. Un dato più debole, invece, potrebbe mettere in discussione la necessità di un altro intervento già a ottobre e togliere almeno parte della pressione accumulata sui Treasury. Nel frattempo, il dollaro si avvia a chiudere il mese migliore da giugno, sostenuto proprio dal differenziale dei tassi e dalle aspettative di una Fed più aggressiva, mentre lo yen rimane intorno a 157 contro dollaro. L’azionario continua invece a dimostrare una capacità di tenuta notevole. Nonostante settembre abbia visto l’MSCI All Country World perdere circa l’1%, gli utili aziendali continuano a rappresentare il principale cuscinetto contro l’aumento dei rendimenti. Il vero test arriverà con la prossima stagione delle trimestrali: con il Treasury decennale sopra il 5%, non sarà più sufficiente mostrare crescita dei ricavi, ma diventerà sempre più importante dimostrare che gli utili e i flussi di cassa crescono abbastanza rapidamente da compensare un costo del capitale significativamente più elevato. Questo vale soprattutto per l’intelligenza artificiale. SoftBank è salita di oltre il 6% dopo le indiscrezioni secondo cui OpenAI starebbe cercando almeno 30 miliardi di dollari di nuovi capitali a una valutazione di circa 1.400 miliardi. È un’ulteriore dimostrazione della quantità di denaro che continua a dirigersi verso il settore, ma anche della dimensione degli investimenti necessari per sostenerne lo sviluppo. Il mercato continua quindi a credere nella crescita dell’AI, ma con rendimenti governativi superiori al 5% la soglia minima di rendimento richiesta a qualsiasi investimento inevitabilmente aumenta. Arriviamo così a un punto interessante. Dopo settimane nelle quali il mercato obbligazionario ha continuato a correggere, le posizioni ribassiste sui Treasury stanno aumentando proprio mentre i rendimenti raggiungono livelli che iniziano a diventare molto interessanti per gli investitori di lungo periodo. Questo non significa necessariamente che il massimo dei rendimenti sia stato raggiunto, ma rende progressivamente meno favorevole inseguire il movimento dopo che è già avvenuto. La direzione delle prossime settimane dipenderà soprattutto dalla combinazione tra petrolio, inflazione e mercato del lavoro. Se il PCE e i prossimi dati sull’occupazione confermeranno un’economia ancora forte e pressioni sui prezzi persistenti, il mercato continuerà probabilmente a testare quanto in alto possano arrivare i rendimenti prima di provocare un rallentamento più evidente. Se invece inizieranno ad arrivare segnali di raffreddamento, potremo assistere al primo vero tentativo di stabilizzazione della curva. Per questo, dopo il movimento degli ultimi giorni, più che cercare di prevedere se il Treasury decennale arriverà al 5,5% o addirittura al 6%, osserverei se inizierà finalmente a costruire massimi decrescenti. Sarebbe quello, più di una singola giornata positiva sui bond, il primo segnale concreto che la pressione sulla duration sta iniziando realmente a diminuire.

 

I market movers di oggi sono: indice PMI del settore manifatturiero e dei servizi in Cina,  vendite al dettaglio, dato preliminare del CPI (inflazione) e tasso di disoccupazione in Germania, dato preliminare del CPI (inflazione) in Italia, variazione settimanale dell’occupazione non agricola e indice PCE (inflazione preferito dalla FED) negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,01%, China A50 -0,22%, Hang Seng -0,75%, il Nikkei -1,32%, l’Australia -0,16%, Taiwan -0,65%, la Corea del Sud Kospi -1,05%, l’indice Indiano Sensex -0,82%. Il nostro FTSEMib +0,09%, Dax +0,10%, Ftse100 -0,45%, Cac40 -0,53%, Zurigo -0,22%. Lo S&P500 -0,17%, il Nasdaq -0,09%, il Russell2000 -0,35%. L’oro ha chiuso a 4.179,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 89,38$ per il wti e 96,16$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 69,070. Lo spread BTP/BUND 99,820. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,04%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,28%, China A50 +0,20%, Hang Seng -0,23%, il Nikkei +1,97%, l’Australia +1,00%, Taiwan +1,27%, la Corea del Sud Kospi -0,62%, l’indice Indiano Sensex +0,27%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.203,20 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 89,69$ per il greggio e 96,51$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 83.337 e l’Ethereum 2.673.

 

Buona giornata.

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