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Pillole di Mercato

11 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

(40° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Ludwig Wittgenstein: “Noi sentiamo che, persino nell'ipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiano avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure sfiorati”

 

La pressione dei rendimenti obbligazionari sta iniziando a trasferirsi con maggiore evidenza anche sul mercato azionario. L’MSCI All Country World è sceso sui minimi dell’ultima settimana, mentre le borse asiatiche hanno perso circa l’1% e i futures sul Nasdaq 100 indicano ulteriore debolezza dopo la correzione guidata dalla tecnologia. Il problema rimane quello che stiamo osservando da diversi giorni: petrolio elevato, economia americana ancora solida e crescente aspettativa che la Federal Reserve debba continuare ad alzare i tassi. Il Treasury decennale ha raggiunto il 5,25%, sui livelli più elevati dal 2007, mentre il trentennale è salito al 5,56%. È un movimento importante non soltanto per il mercato obbligazionario, perché rendimenti di questa entità aumentano il costo del capitale per l’intera economia e contemporaneamente rendono i Treasury sempre più competitivi rispetto agli asset rischiosi. A complicare ulteriormente il quadro è tornato il petrolio. Il Brent è salito di quasi il 2% verso 107 dollari al barile dopo che si sono ridotte le aspettative di una rapida soluzione diplomatica al conflitto in Medio Oriente. Nelle ultime settimane petrolio e rendimenti stanno diventando le due variabili principali da osservare insieme: se il greggio sale, aumentano le aspettative di inflazione e diventa più difficile per la Fed interrompere la stretta monetaria; se contemporaneamente il mercato richiede un premio maggiore per finanziare il debito americano, la pressione sulla curva può diventare ancora più forte. Il rischio è quindi quello di un meccanismo che si autoalimenta: energia più cara, aspettative di inflazione più elevate, rendimenti in aumento e condizioni finanziarie progressivamente più restrittive. A questo si aggiunge una questione fiscale che il mercato sta iniziando a considerare con maggiore attenzione. L’elevata quantità di debito pubblico da finanziare richiede una domanda sufficientemente forte e, dopo le recenti aste deludenti, gli investitori sembrano chiedere rendimenti più elevati per assorbire nuova duration. È anche per questo che l’attuale sell-off dei Treasury non può essere spiegato soltanto attraverso le aspettative sulla Fed. La banca centrale controlla direttamente la parte breve della curva, ma sulla parte lunga intervengono anche inflazione, crescita, deficit, quantità di nuove emissioni e premio per il rischio richiesto dagli investitori. Ed è proprio il livello raggiunto dai rendimenti a iniziare a mettere alla prova l’azionario. Finora la crescita degli utili ha rappresentato il principale cuscinetto contro l’aumento dei tassi: se gli utili crescono abbastanza rapidamente, le aziende possono compensare almeno in parte l’aumento del tasso utilizzato per attualizzare i flussi di cassa futuri. Ma più il Treasury decennale sale sopra il 5%, più questo equilibrio diventa difficile da mantenere e maggiore diventa la selezione tra aziende con utili, bilanci e cash flow solidi e società dipendenti da capitale esterno e valutazioni elevate. Il tema diventa particolarmente importante per l’intelligenza artificiale. Le ultime indicazioni confermano quanto il settore sia diventato capital intensive: secondo le informazioni riportate, Anthropic prevede centinaia di miliardi di dollari di impegni futuri legati a cloud, capacità di calcolo e infrastrutture. Allo stesso tempo AMD continua a investire nella tecnologia attraverso acquisizioni. Non significa che il ciclo dell’AI sia destinato a interrompersi, ma conferma che il mercato dovrà progressivamente distinguere tra crescita tecnologica e ritorno economico sul capitale investito. In un mondo nel quale il costo del denaro supera il 5%, anche una tecnologia rivoluzionaria deve dimostrare di generare rendimenti superiori al proprio costo di finanziamento. Qualche segnale interessante arriva però proprio dal mercato obbligazionario. Dopo quattro anni particolarmente difficili, alcuni grandi investitori stanno iniziando a considerare gli attuali rendimenti come un’opportunità. L’asta giapponese dei titoli a 40 anni ha registrato la domanda più elevata dal 2020 e anche negli Stati Uniti alcuni investitori stanno tornando progressivamente sulla duration. È un passaggio importante: rendimenti più alti provocano perdite a chi possiede già obbligazioni a lunga scadenza, ma contemporaneamente migliorano il rendimento prospettico per chi entra a prezzi più bassi. Questo non significa che il massimo dei rendimenti sia già stato raggiunto, ma indica che stiamo entrando in una zona nella quale il rapporto rischio-rendimento delle obbligazioni comincia a diventare molto più interessante. La prossima verifica arriverà dai numerosi dati macroeconomici americani, dalla fiducia dei consumatori al JOLTS, fino a consumi, inflazione e mercato del lavoro. Dopo la recente accelerazione dell’economia, dati ancora molto forti rafforzerebbero l’ipotesi di ulteriori rialzi della Fed e potrebbero spingere nuovamente verso l’alto i Treasury. Al contrario, segnali di raffreddamento della domanda, dell’occupazione e soprattutto delle pressioni sui prezzi potrebbero finalmente consentire ai rendimenti di trovare maggiore stabilità. Per questo eviterei sia di considerare automaticamente l’attuale correzione obbligazionaria come un’occasione definitiva di acquisto, sia di concludere che i bond a lunga scadenza siano ormai strutturalmente da evitare. Con il Treasury decennale al 5,25% e il trentennale al 5,56%, il mercato sta iniziando a offrire rendimenti che non vedevamo da quasi vent’anni, ma prima di aumentare significativamente la duration sarebbe utile vedere almeno una stabilizzazione della curva. Nel frattempo l’azionario continua ad avere dalla propria parte la crescita degli utili, ma il margine di errore si sta restringendo. La variabile da osservare rimane quindi la stessa: non tanto il livello assoluto dei rendimenti, quanto la loro velocità di salita. Se Treasury e petrolio continueranno a muoversi contemporaneamente verso l’alto, la pressione sulle valutazioni e sul costo del capitale aumenterà rapidamente. Se invece i rendimenti inizieranno finalmente a costruire massimi decrescenti, potremmo trovarci davanti al primo vero segnale che il mercato obbligazionario sta iniziando a trovare un nuovo equilibrio.

 

I market movers di oggi sono: decisione sui tassi di interesse da parte della RBA in Australia (attuali 4,35% - aspettative 4,60%), vendite industriali in Italia, nuove offerte di lavoro Jolts e rapporto sulla fiducia dei consumatori elaborato dal Conference Board negli Stati Uniti

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,85%, China A50 -1,95%, Hang Seng +0,55%, il Nikkei -0,13%, l’Australia +0,131%, Taiwan -0,28%, la Corea del Sud Kospi -2,36%, l’indice Indiano Sensex -1,27%. Il nostro FTSEMib -0,21%, Dax -0,13%, Ftse100 -0,10%, Cac40 +0,01%, Zurigo -0,02%. Lo S&P500 -0,77%, il Nasdaq -0,92%, il Russell2000 -0,69%. L’oro ha chiuso a 4.168,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 92,60$ per il wti e 97,83$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 72,800. Lo spread BTP/BUND 96,570. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,07%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,01%, China A50 -0,22%, Hang Seng -0,75%, il Nikkei -1,32%, l’Australia -0,16%, Taiwan -0,65%, la Corea del Sud Kospi -1,05%, l’indice Indiano Sensex -0,82%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.161,76 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 94,34$ per il greggio e 99,94$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 83.315 e l’Ethereum 2.671.

 

Buona giornata.

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