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Pillole di Mercato

16 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

(40° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

John Wesley: “Fate tutto il bene che potete con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, tutte le volte che potete, a tutti quelli che potete, sempre, finché potrete”

 

Ci sono settimane in cui il mercato azionario sembra essere il protagonista e tutti guardano Nvidia, l’intelligenza artificiale, il Nasdaq o Bitcoin. Questa volta, invece, il messaggio più importante è arrivato dal mercato obbligazionario. Negli Stati Uniti il Treasury a 10 anni ha superato il 5,2% e il trentennale il 5,5%, tornando sui livelli più elevati degli ultimi vent’anni. Non si tratta soltanto di un movimento tecnico: quando gli investitori chiedono rendimenti sempre più alti per finanziare il debito americano, aumenta il costo del denaro per l’intero sistema economico, dai mutui alle imprese, dall’immobiliare al credito, fino agli enormi investimenti necessari per costruire data center e infrastrutture legate all’AI. Questa settimana il problema non è stato soltanto ciò che potrebbe fare la Fed. Le aste dei Treasury a 5 e 7 anni hanno mostrato una domanda più debole del previsto, costringendo il Tesoro a offrire rendimenti più elevati per trovare compratori. È una distinzione importante: una cosa è vedere i rendimenti salire perché il mercato prevede nuovi rialzi dei tassi, un’altra è vedere crescere il premio richiesto dagli investitori per assorbire quantità sempre maggiori di debito. Le due forze oggi stanno agendo contemporaneamente. Da una parte l’economia americana continua infatti ad accelerare. Il PMI Composite di settembre è salito a 58,4, quello dei servizi a 58,7 e quello manifatturiero a 57. I nuovi ordini hanno raggiunto il livello più alto dal 2022, mentre l’indice dei costi sostenuti dalle imprese è balzato da 59,9 a 66,4. Anche gli investimenti rimangono robusti: gli ordini di beni capitali core sono aumentati dell’1,6% ad agosto e l’Atlanta Fed stima una crescita annualizzata del PIL del terzo trimestre del 5,1%. Sono stime ancora da confermare, ma la direzione è chiara: l’economia sta crescendo più rapidamente proprio mentre le pressioni sui prezzi rimangono elevate. La conseguenza è che il mercato sta andando oltre le indicazioni della Fed. Il Dot Plot prevede un ulteriore rialzo entro fine anno, mentre gli investitori stanno incorporando un percorso più aggressivo, con una probabilità intorno al 70% di un nuovo intervento già a ottobre e quasi quattro rialzi complessivi andando verso la metà del 2027. La catena è semplice: crescita più forte, maggiore rischio di inflazione persistente, più rialzi attesi e rendimenti obbligazionari più elevati. Nonostante tutto, l’azionario continua a reggere. L’S&P 500 ha guadagnato circa l’1,2% nella settimana e il Nasdaq oltre il 2%, raggiungendo nuovi massimi storici, mentre il Russell 2000 ha perso circa lo 0,8%. Questa divergenza è importante: il mercato non sta penalizzando indiscriminatamente il rischio, ma sta diventando molto più selettivo. Tecnologia, semiconduttori e aziende capaci di generare crescita e cash flow continuano a essere premiate, mentre le società più indebitate e sensibili al costo del capitale iniziano a mostrare maggiore difficoltà. Ed è qui che torna il grande tema dell’intelligenza artificiale. L’AI rimane probabilmente uno dei principali cicli di trasformazione economica dei prossimi anni, ma è anche una storia estremamente capital intensive. Data center, chip, energia e infrastrutture richiedono investimenti giganteschi e, con il costo del capitale in aumento, il mercato inizierà inevitabilmente a distinguere tra chi può finanziare questa crescita attraverso flussi di cassa robusti e chi dipende continuamente dal debito. Il problema non è quindi stabilire se l’AI continuerà a crescere, ma capire quali aziende riusciranno a trasformare gli investimenti in ritorni economici sufficienti a giustificarne il costo. Il petrolio rimane un’altra variabile decisiva. Il WTI ha alternato forti rialzi e ribassi seguendo le notizie sul conflitto con l’Iran e sui negoziati per la riapertura dello Stretto di Hormuz. In questa fase è difficile interpretare poche sedute come l’inizio di un trend: il greggio rimane estremamente dipendente dalla geopolitica e, finché resterà elevato, continuerà ad alimentare le pressioni inflazionistiche e quindi quelle sui rendimenti. Anche in Europa iniziano a emergere segnali di miglioramento. Il PMI Composite dell’Eurozona è salito da 52 a 53,1, mentre quello tedesco è passato da 51,8 a 53,8 grazie soprattutto alla ripresa dei servizi. L’Ifo Business Climate ha registrato il quinto miglioramento consecutivo, ma il consumatore tedesco rimane debole e la fiducia delle famiglie è ulteriormente peggiorata. La crescita europea sta quindi migliorando, ma non in maniera uniforme. Inoltre, nei PMI sono tornate a salire sia le pressioni sui costi sia i prezzi applicati dalle imprese, proprio mentre l’inflazione di settembre è attesa in accelerazione. Anche per la BCE diventerà quindi fondamentale distinguere quanto dell’aumento dei prezzi dipenda dall’energia e quanto stia iniziando a trasferirsi sulle componenti più persistenti. Per i portafogli il messaggio è abbastanza chiaro. Non siamo più nel mondo del denaro quasi gratuito e non possiamo continuare a ragionare come se ogni aumento dei rendimenti fosse automaticamente un’occasione per comprare duration. Finché il Treasury decennale rimarrà nella parte alta dell’area 4,9%-5,2% senza mostrare una sequenza convincente di massimi decrescenti, la pressione sui bond lunghi non potrà essere considerata conclusa. Allo stesso tempo, rendimenti elevati non significano necessariamente vendere l’azionario: significano diventare molto più selettivi, privilegiando aziende con bilanci solidi, crescita reale degli utili e capacità di generare cassa, mentre utilities, immobiliare, housing, società molto indebitate e altri segmenti sensibili ai tassi meritano maggiore attenzione. Anche la liquidità torna ad avere un ruolo importante, non come rinuncia al rendimento ma come possibilità di intervenire quando il rapporto rischio-rendimento diventa più interessante. Il punto centrale è non anticipare il pivot delle banche centrali semplicemente perché i tassi sono già saliti molto. Prima devono cambiare i dati, poi le aspettative e infine il comportamento della curva. Nelle prossime settimane guarderei quindi soprattutto tre elementi: crescita, inflazione e rendimenti obbligazionari. Se la crescita inizierà a rallentare, le pressioni sui prezzi diminuiranno e contemporaneamente i Treasury smetteranno di segnare nuovi massimi di rendimento, potremmo finalmente vedere una stabilizzazione della duration. Se invece economia e inflazione continueranno a sorprendere verso l’alto, la domanda diventerà quanto ancora possano salire i rendimenti prima di iniziare a lasciare un segno più evidente su consumi, credito e utili aziendali. Per questo, almeno in questa fase, guarderei prima la curva dei rendimenti e poi gli indici azionari. Il mercato obbligazionario rimane la gravità della finanza: possiamo ignorarlo per qualche tempo, ma prima o poi ogni valutazione, ogni investimento e ogni storia di crescita deve fare i conti con il costo del capitale.

 

Settimana particolarmente intensa sul fronte macroeconomico, con l’attenzione concentrata soprattutto su inflazione e mercato del lavoro, due variabili fondamentali per le prossime decisioni delle Banche Centrali. Il focus principale sarà sugli Stati Uniti, con PCE core e rapporto sull’occupazione, ma arriveranno indicazioni importanti anche da Europa, Cina e Giappone.

·       Lunedì 28 settembre – Giappone: verbali dell’ultima riunione della Bank of Japan e prezzi dei servizi alle imprese. Giornata relativamente tranquilla in attesa degli appuntamenti successivi.

·       Martedì 29 settembre – USA: fiducia dei consumatori e soprattutto offerte di lavoro JOLTS, primo importante segnale sullo stato del mercato del lavoro americano.

·       Mercoledì 30 settembre – Giornata chiave: PMI cinesi, inflazione preliminare di Germania, Francia e Italia. Negli USA attenzione ad ADP, PIL e soprattutto PCE core, indicatore d’inflazione particolarmente seguito dalla Federal Reserve.

·       Giovedì 1° ottobre – Europa e USA: PMI manifatturieri europei e dati sulla disoccupazione; negli Stati Uniti richieste di sussidi e ISM manifatturiero, con particolare attenzione alla componente prezzi.

·       Venerdì 2 ottobre – Giornata decisiva: inflazione dell’Eurozona, attesa in accelerazione, e soprattutto rapporto sul lavoro USA, con Non Farm Payrolls, disoccupazione e salari. Sarà probabilmente l’appuntamento più importante della settimana per le aspettative sulle prossime mosse della Fed.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiusa per festività, China A50 chiusa per festività, Hang Seng -1,75%, il Nikkei +1,25%, l’Australia -0,51%, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi chiusa per festività, l’indice Indiano Sensex +0,09%. Il nostro FTSEMib +0,63%, Dax +0,56%, Ftse100 +0,14%, Cac40 -0,04%, Zurigo +0,29%. Lo S&P500 +0,51%, il Nasdaq +0,48%, il Russell2000 +0,07%. L’oro ha chiuso a 4.320,50 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 92,44$ per il wti e 97,44$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 73,175. Lo spread BTP/BUND 93,900. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 14,87%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,85%, China A50 -1,95%, Hang Seng +0,55%, il Nikkei -0,13%, l’Australia +0,131%, Taiwan -0,28%, la Corea del Sud Kospi -2,36%, l’indice Indiano Sensex -1,27%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.224,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 94,20$ per il greggio e 99,29$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 83.219 e l’Ethereum 2.649.

 

Buona giornata e buona settimana.


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