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Pillole di Mercato

11 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

(39° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Konstantin Ciolkovskj: “La Terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere per sempre in una culla”

 

Il calo del petrolio sta offrendo una tregua ai mercati obbligazionari dopo settimane caratterizzate da rendimenti in forte aumento. Il Brent è sceso di un ulteriore 1,2% verso 98 dollari al barile, portandosi verso la più lunga sequenza di ribassi dell’ultimo anno, dopo che Donald Trump ha parlato di un incontro “molto positivo” tra rappresentanti americani e iraniani nell’ambito dei tentativi diplomatici per porre fine al conflitto. La prospettiva di una possibile distensione sta riducendo il premio geopolitico incorporato nell’energia e, soprattutto, sta attenuando uno dei principali rischi per l’inflazione. La reazione è immediatamente visibile sulle obbligazioni: i titoli governativi australiani e neozelandesi sono saliti, con i rendimenti decennali in calo di almeno tre punti base, mentre anche i futures sui Treasury americani hanno guadagnato terreno. Il meccanismo è abbastanza semplice: petrolio più basso significa minori pressioni potenziali sui prezzi, meno necessità per le banche centrali di proseguire rapidamente con la stretta monetaria e quindi minore pressione sui rendimenti obbligazionari. Dopo che nelle scorse settimane i tassi a lunga scadenza avevano raggiunto livelli che non si vedevano da molti anni, l’energia torna quindi a essere una delle variabili più importanti da monitorare. Se arrivassero segnali concreti di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, il movimento potrebbe proseguire, favorendo contemporaneamente bond e azioni. L’azionario globale rimane infatti sostenuto, anche se con movimenti più contenuti. L’MSCI Asia Pacific è salito dello 0,1%, mentre il Nasdaq 100 ha raggiunto un nuovo massimo storico, il primo da giugno, ancora una volta grazie alla forza dei semiconduttori e all’entusiasmo legato all’intelligenza artificiale. Il nuovo agente AI Muse di Meta continua ad attirare l’attenzione e la partnership con Shopify ha spinto quest’ultima in rialzo di oltre il 7%. Ma l’aspetto più interessante è che l’AI sta iniziando a produrre effetti molto diversi tra i vari settori. Da una parte sostiene semiconduttori, infrastrutture e aziende capaci di integrarla nei propri servizi; dall’altra sta mettendo sotto pressione modelli di business basati su commissioni, intermediazione e comportamenti relativamente passivi dei consumatori, come dimostrato dalla debolezza di alcuni titoli finanziari. È un’ulteriore conferma che la fase del “comprare tutto ciò che è AI” potrebbe progressivamente lasciare spazio a una selezione tra vincitori e aziende potenzialmente destabilizzate dalla tecnologia. Anche sul fronte degli investimenti emergono segnali importanti. SoftBank sta preparando una delle maggiori emissioni di obbligazioni high yield societarie mai realizzate per finanziare nuovi investimenti nell’intelligenza artificiale, mentre Anthropic ha presentato un nuovo modello progettato per svolgere attività aziendali a costi inferiori. Questo rafforza la narrativa della crescita dell’AI, ma introduce anche un elemento da non sottovalutare: una parte sempre maggiore degli investimenti viene finanziata attraverso il debito. Con rendimenti obbligazionari ancora elevati, diventerà quindi fondamentale verificare che la crescita dei ricavi e dei flussi di cassa riesca a giustificare l’aumento del capitale investito e degli oneri finanziari. Sullo sfondo rimane la Federal Reserve. Il dollaro è salito per la quarta seduta consecutiva mentre gli investitori attendono nuove indicazioni dai membri della Fed dopo che alcuni hanno ribadito il rischio di pressioni inflazionistiche persistenti. Il mercato continua quindi a muoversi tra due forze contrapposte: da una parte una banca centrale che ha appena ricominciato ad alzare i tassi, dall’altra un petrolio in discesa che, se il movimento continuasse, potrebbe ridurre la necessità di ulteriori interventi restrittivi. A questa equazione si aggiunge il prossimo incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. Le aspettative di una svolta nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina rimangono contenute, soprattutto perché restano aperte questioni come dazi e restrizioni sulle materie prime critiche, ma il mantenimento del dialogo tra le due maggiori economie mondiali rappresenta comunque un elemento di stabilizzazione. Il quadro complessivo resta quindi favorevole agli asset rischiosi, ma l’equilibrio continua a dipendere da poche variabili molto sensibili. L’AI sostiene utili, investimenti e propensione al rischio, mentre la discesa del petrolio sta togliendo pressione a inflazione e rendimenti. È probabilmente questa combinazione ad aver consentito al Nasdaq 100 di tornare sui massimi nonostante una Fed più restrittiva. La vera verifica arriverà però se il Brent continuerà a scendere: sotto i 100 dollari e con un’eventuale distensione geopolitica, una delle principali pressioni inflazionistiche degli ultimi mesi inizierebbe concretamente a ridimensionarsi. In quel caso il mercato potrebbe tornare a concentrarsi maggiormente sulla crescita e sugli utili. Se invece la diplomazia dovesse fallire e il petrolio ripartisse, tornerebbe rapidamente anche la pressione sui rendimenti. In questa fase, quindi, più che inseguire il singolo movimento giornaliero, vale la pena osservare la catena completa: geopolitica, petrolio, inflazione, Fed, rendimenti e infine valutazioni azionarie. È lì che si sta giocando l’equilibrio dei mercati.

 

I market movers di oggi sono: indici preliminari PMI manifatturiero e terziario nell’Eurozona e Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,11%, China A50 +0,50%, Hang Seng +0,22%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia +0,35%, Taiwan +0,46%, la Corea del Sud Kospi +0,26%, l’indice Indiano Sensex +0,04%. Il nostro FTSEMib -0,53%, Dax +0,10%, Ftse100 -0,29%, Cac40 +0,20%, Zurigo -0,02%. Lo S&P500 +0,00%, il Nasdaq +0,45%, il Russell2000 +0,51%. L’oro ha chiuso a 4.396,15 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 90,02$ per il wti e 98,79$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 71,730. Lo spread BTP/BUND 88,700. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 14,21%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi ad eccezione della Cina. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,34%, China A50 -0,64%, Hang Seng -1,02%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia +0,07%, Taiwan +0,67%, la Corea del Sud Kospi +0,48%, l’indice Indiano Sensex +0,40%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.377,45 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 89,47$ per il greggio e 98,70$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 86.736 e l’Ethereum 2.765.

 

Buona giornata.

 
 
 

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