Pillole di Mercato
(39° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Martin Luther King: “La salvezza dell’uomo è nelle mani dei disadattati creativi”
La settimana è stata dominata dalle banche centrali, tutte alle prese con lo stesso problema: inflazione ancora resistente, energia costosa ed economie che continuano a reggere meglio del previsto. Negli Stati Uniti la Fed ha alzato i tassi di 25 punti base al 3,75%-4%, nel primo rialzo dal 2023. La decisione era attesa: la vera notizia è arrivata dalle indicazioni di Kevin Warsh e dal nuovo Dot Plot. La stima mediana dei Fed Funds a fine 2026 è salita dal 3,8% al 4,1% e 16 membri su 18 prevedono almeno un altro rialzo entro fine anno. La Fed può permetterselo perché l’economia americana resta solida: le vendite al dettaglio di agosto sono cresciute dell’1,2% e le stime sul PIL del terzo trimestre sono state riviste al rialzo. Non significa che il consumatore non stia soffrendo l’aumento dei prezzi, ma che la crescita rimane sufficiente per consentire alla Fed di concentrarsi sull’inflazione senza dover ancora scegliere tra stabilità dei prezzi e recessione. Il mercato obbligazionario ha già recepito il messaggio: Treasury a due anni intorno al 4,7%, decennale in area 5% e trentennale sopra il 5,3%. L’azionario ha invece reagito con maggiore compostezza: S&P 500 praticamente invariato e Nasdaq leggermente positivo, mentre Dow e Russell 2000 hanno perso oltre l’1,5%. È una differenza significativa, perché il costo del capitale non pesa allo stesso modo su tutte le aziende. Le società più piccole e indebitate iniziano a soffrire, mentre quelle con utili e flussi di cassa robusti riescono ancora ad assorbire tassi elevati. Vale anche per l’intelligenza artificiale. L’AI rimane uno dei grandi temi dei prossimi anni, ma il mercato sta iniziando a chiedere quali aziende riusciranno davvero a trasformare gli enormi investimenti in chip, infrastrutture e data center in crescita degli utili e free cash flow. Non è la fine del tema, ma l’inizio di una maggiore selezione: quando aumenta il costo del capitale, anche il futuro più promettente deve dimostrare di produrre ritorni adeguati. Il petrolio resta una delle variabili decisive. Il WTI ha superato i 106 dollari prima di tornare verso area 100 e, finché l’energia resterà su questi livelli, continuerà a complicare il lavoro delle banche centrali. Se invece petrolio e inflazione iniziassero a raffreddarsi, Fed e BCE avrebbero più spazio per interrompere la stretta. Nel Regno Unito la Bank of England ha mantenuto i tassi al 3,75%, ma ha sospeso le vendite di gilt fino ad aprile 2027 e quelle sulla parte lunga della curva, riducendo l’offerta di titoli e quindi la pressione sui rendimenti. Il trentennale britannico è sceso immediatamente di oltre dieci punti base. Non è un ritorno al quantitative easing, ma dimostra che non basta osservare i tassi ufficiali: conta anche ciò che le banche centrali fanno con i propri bilanci. In Giappone la Bank of Japan ha invece aumentato i tassi all’1,25%, ma lo yen si è comunque indebolito verso 158 contro dollaro. Il rialzo era già scontato e i due voti contrari hanno fatto dubitare il mercato sulla velocità delle prossime mosse. Ancora una volta non conta soltanto ciò che una banca centrale fa oggi, ma ciò che gli investitori pensano farà domani. Questa settimana ci ricorda quindi che non tutte le correzioni sono uguali. Alcune rappresentano opportunità, altre devono essere rispettate e altre ancora possono segnalare un cambiamento di regime. Nessuno può sapere in anticipo quale sarà quella attuale, ed è proprio per questo che serve un processo anziché una previsione. Da qui in avanti bisognerà osservare soprattutto tre variabili insieme: inflazione, crescita e rendimenti obbligazionari. Finché gli utili continueranno a crescere, l’azionario potrà assorbire parte dell’aumento del costo del denaro. Il vero problema nascerebbe se rendimenti elevati e rallentamento degli utili iniziassero a presentarsi contemporaneamente. Il lavoro dell’investitore non è quindi innamorarsi della storia che ha funzionato ieri, ma riconoscere quando il pendolo comincia a cambiare direzione. Perché sui mercati si possono rimandare molte cose, ma non si possono rimandare per sempre le conseguenze.
La settimana dal 21 al 25 settembre sarà particolarmente utile per capire lo stato di salute dell’economia globale. Il focus sarà soprattutto sugli indicatori anticipatori di crescita, con i PMI al centro della scena, ma non mancheranno segnali importanti su occupazione, fiducia e inflazione. Ecco gli appuntamenti principali da seguire giorno per giorno:
· Lunedì 21 – Cina: Loan Prime Rate a 1 e 5 anni, per valutare l’orientamento del credito e il sostegno all’economia.
· Martedì 22 – USA: occupazione ADP e indice manifatturiero Fed di Richmond, primi segnali su lavoro e industria.
· Mercoledì 23 – Giornata chiave: PMI preliminari di Francia, Germania, Regno Unito e USA, vera fotografia sull’andamento di industria e servizi.
· Giovedì 24 – Germania e USA: indice Ifo tedesco, sussidi di disoccupazione e vendite di nuove abitazioni americane.
· Venerdì 25 – USA: ordini di beni durevoli, fiducia dei consumatori e aspettative d’inflazione dell’Università del Michigan, dati importanti anche per le future scelte della Fed.
VENERDI’
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,06%, China A50 +0,89%, Hang Seng +0,71%, il Nikkei ha chiuso a +1,80%, l’Australia -0,06%, Taiwan +1,73%, la Corea del Sud Kospi +2,90%, l’indice Indiano Sensex +0,14%. Il nostro FTSEMib -1,60%, Dax -1,60%, Ftse100 -1,45%, Cac40 -1,49%, Zurigo -1,15%. Lo S&P500 +0,39%, il Nasdaq +0,17%, il Russell2000 -0,50%. L’oro ha chiuso a 4.415,90 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 96,08$ per il wti e 1031,9$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 79,518. Lo spread BTP/BUND 92,180. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 14,81%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,54%, China A50 +0,42%, Hang Seng +0,55%, il Nikkei ha chiuso a +1,38%, l’Australia -0,06%, Taiwan +1,02%, la Corea del Sud Kospi +1,52%, l’indice Indiano Sensex +0,47%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.393,72 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 94,30$ per il greggio e 101,97$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 81.336 e l’Ethereum 2.661.
Buona giornata e buona settimana.




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