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Pillole di Mercato

1 ora fa
Tempo di lettura: 4 min

(38° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Marco Tullio Cicerone: “Chi può negare che la prima legge della storia sia non osare di dire nulla di falso e non omettere nulla di vero, affinché non sorga neppure il sospetto che nello scrivere sia intervenuta la simpatia o l'antipatia?”

 

Il recupero di Wall Street si è esteso ai mercati asiatici, sostenuto soprattutto dal terzo giorno consecutivo di discesa del petrolio e dalla conseguente attenuazione dei timori sull’inflazione. L’MSCI Asia Pacific è salito dello 0,8% dopo che S&P 500 e Nasdaq 100 avevano registrato la migliore seduta dall’inizio di agosto. A guidare il movimento sono stati ancora una volta i semiconduttori, con Samsung Electronics e SK Hynix in forte rialzo dopo le indicazioni positive arrivate da Nvidia, il cui CEO Jensen Huang prevede di vendere il prossimo anno circa il doppio dei chip. Il tema dell’intelligenza artificiale continua quindi a rappresentare uno dei principali sostegni dell’azionario, proprio mentre il contesto macroeconomico offre qualche segnale di distensione. Il Brent è infatti sceso dell’1,3% verso 103,50 dollari al barile, allontanandosi dai recenti massimi grazie alla diminuzione dei timori sull’offerta e alle aspettative di nuovi sviluppi diplomatici nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. È un movimento particolarmente importante perché nelle ultime settimane il petrolio era diventato uno dei principali fattori alla base della riaccelerazione dell’inflazione e del ritorno a politiche monetarie più restrittive. Se la discesa dell’energia dovesse proseguire, le banche centrali avrebbero maggiore spazio per valutare gli effetti dei rialzi già effettuati senza essere necessariamente costrette ad accelerare ulteriormente. I primi benefici sono già visibili sul mercato obbligazionario: il rendimento del Treasury decennale è sceso di nove punti base al 4,93%, dopo aver superato nuovamente il 5% in seguito alla decisione della Fed. Il punto centrale rimane però la durata di questa tregua, perché il quadro geopolitico resta instabile e una nuova escalation potrebbe riportare rapidamente il petrolio e le aspettative di inflazione sotto pressione. In Asia l’altro grande protagonista è stato lo yen. La Bank of Japan ha aumentato i tassi di 25 punti base, portandoli all’1,25%, il ritmo di rialzo più rapido dal 1990. La decisione era ampiamente prevista, ma è arrivata con due voti contrari all’interno del consiglio e proprio questa divisione ha indebolito la valuta giapponese, tornata verso 157 contro dollaro. Il mercato non sta quindi reagendo al rialzo in sé, già incorporato nei prezzi, ma al dubbio sulla velocità degli interventi successivi. Una BOJ divisa potrebbe infatti avere maggiori difficoltà ad aumentare nuovamente i tassi già a ottobre, mentre la Federal Reserve ha appena iniziato una nuova fase restrittiva. Se il differenziale tra i tassi americani e quelli giapponesi dovesse rimanere ampio, il cambio dollaro-yen potrebbe tornare verso area 160. È interessante perché soltanto poche settimane fa lo scenario dominante era esattamente opposto: uno yen in forte recupero, sostenuto dagli interventi sul mercato valutario, dalle aspettative di una BOJ più aggressiva e dalla chiusura di alcune operazioni di carry trade finanziate in valuta giapponese. Ancora una volta il mercato dimostra quanto rapidamente possano cambiare le aspettative quando cambia il differenziale atteso tra le politiche monetarie. Anche l’oro ha beneficiato della diminuzione dei rendimenti, risalendo verso 4.360 dollari l’oncia dopo aver recuperato quasi il 2% nella seduta precedente, mentre lo yuan cinese ha raggiunto il livello più forte contro dollaro da oltre quattro anni, sostenuto dalla solidità delle esportazioni e dall’azione della banca centrale cinese. La seduta di oggi presenta inoltre un elemento tecnico importante: la cosiddetta triple witching, con la scadenza contemporanea di oltre 2.000 miliardi di dollari di opzioni e futures collegati ad azioni e indici. Una parte del forte recupero di Wall Street potrebbe quindi essere stata favorita anche dal posizionamento degli operatori in vista delle scadenze. Sarà perciò importante osservare soprattutto ciò che accadrà dopo, quando una parte di questi effetti tecnici verrà meno. Il quadro complessivo è quindi migliorato rispetto a pochi giorni fa, ma non perché siano scomparsi i problemi che avevano messo sotto pressione i mercati. La Fed ha comunque iniziato ad alzare i tassi, il Treasury decennale rimane vicino al 5%, il Brent è ancora sopra i 100 dollari e la geopolitica resta estremamente incerta. È semplicemente diminuita, almeno temporaneamente, la pressione simultanea di queste variabili. Ed è probabilmente questa la chiave per interpretare il recupero: finché petrolio e rendimenti smettono di salire contemporaneamente, la forza degli utili e dell’intelligenza artificiale può tornare a prevalere. Se invece energia e tassi dovessero ripartire insieme, il margine di errore per le valutazioni tornerebbe rapidamente a restringersi. La vera verifica non sarà quindi il rimbalzo di questi giorni, ma la capacità del mercato di mantenerlo anche dopo le scadenze tecniche di oggi e quando l’attenzione tornerà nuovamente su inflazione, utili e percorso delle banche centrali.

 

I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) in Giappone, vendite al dettaglio in Gran Bretagna e produzione industriale negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi ad esclusione della Cina. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,24%, China A50 -0,24%, Hang Seng -0,99%, il Nikkei ha chiuso a +0,27%, l’Australia +0,20%, Taiwan +1,23%, la Corea del Sud Kospi +0,27%, l’indice Indiano Sensex +0,18%. Il nostro FTSEMib +0,80%, Dax +0,70%, Ftse100 +1,19%, Cac40 +0,57%, Zurigo +0,57%. Lo S&P500 +1,14%, il Nasdaq +1,69%, il Russell2000 +0,55%. L’oro ha chiuso a 4.399,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 101,91$ per il wti e 104,82$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 77,705. Lo spread BTP/BUND 86,660. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,44%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,06%, China A50 +0,89%, Hang Seng +0,71%, il Nikkei ha chiuso a +1,80%, l’Australia -0,06%, Taiwan +1,73%, la Corea del Sud Kospi +2,90%, l’indice Indiano Sensex +0,14%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.407,05 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 101,02$ per il greggio e 103,63$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 77.469 e l’Ethereum 2.485.

 

Buona giornata e buon fine settimana.

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