Pillole di Mercato
(38° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
J.R.R. Tolkien: “Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato”
Azioni e obbligazioni hanno registrato un moderato recupero mentre gli investitori evitano di prendere posizioni importanti prima della decisione della Federal Reserve, dalla quale il mercato si aspetta con oltre il 90% di probabilità il primo rialzo dei tassi dal 2023. L’MSCI Asia Pacific è salito dello 0,4%, interrompendo quattro sedute consecutive di ribasso, mentre i futures sugli indici americani hanno guadagnato circa lo 0,2%. Anche i Treasury hanno recuperato terreno, con il rendimento del decennale sceso al 4,99% dopo aver raggiunto martedì il 5,04%, il livello più elevato dal 2007. Una parte della pressione si è attenuata grazie al petrolio, con il Brent in calo dello 0,7% verso 108 dollari al barile dopo un rialzo di circa il 20% dall’inizio del mese. Le indicazioni di un aumento delle scorte americane e un movimento diventato molto rapido hanno favorito alcune prese di profitto, senza però modificare per ora il problema di fondo: energia molto più cara, inflazione core superiore alle attese e rendimenti obbligazionari prossimi al 5% hanno cambiato radicalmente le aspettative sulla politica monetaria. La Fed mantiene il tasso ufficiale tra il 3,50% e il 3,75% da dicembre, ma i dati recenti sull’inflazione hanno rafforzato l’ipotesi di un nuovo intervento restrittivo. A questo punto, però, il rialzo di 25 punti base appare largamente incorporato nei prezzi e proprio per questo la decisione in sé potrebbe essere meno importante delle parole di Kevin Warsh. Il mercato cercherà soprattutto di capire se il rialzo rappresenterà un intervento isolato oppure l’inizio di una nuova fase di tightening. Warsh ha più volte mostrato una preferenza per una Fed meno dipendente dalla forward guidance; quindi, potrebbe evitare di fornire indicazioni precise sulle mosse successive e riportare l’attenzione sui dati. Questo rende particolarmente interessante la reazione dei mercati: dopo settimane nelle quali rendimenti e probabilità di rialzo sono aumentati rapidamente, potrebbe essere difficile per la Fed risultare ancora più restrittiva di quanto gli investitori abbiano già incorporato. Il vero rischio si trova quindi nella parte successiva della curva. Un rialzo accompagnato da indicazioni relativamente prudenti sui prossimi mesi potrebbe ridimensionare le aspettative di ulteriori interventi e alleggerire la pressione sulle scadenze brevi. Al contrario, se la Fed lasciasse intendere che inflazione ed energia potrebbero richiedere altri rialzi, il mercato dovrebbe incorporare un costo del denaro elevato più a lungo. La parte lunga della curva rimane comunque un problema distinto: deficit pubblico, offerta di Treasury, inflazione e premio per la duration possono mantenere elevati i rendimenti decennali e trentennali anche indipendentemente dalle prossime decisioni della Fed. È quindi possibile che tassi a breve e rendimenti a lungo termine inizino a raccontare storie parzialmente diverse. Nel frattempo l’azionario continua a mostrare una notevole capacità di assorbire questo contesto. Rendimenti vicini al 5% e Brent sopra i 100 dollari non hanno provocato finora una correzione profonda, segnale che la forza degli utili continua a rappresentare un importante sostegno alle valutazioni. Sul fronte societario, il mercato continua inoltre a concentrarsi sull’intelligenza artificiale: OpenAI starebbe discutendo un nuovo round di finanziamento con una valutazione superiore a 1.200 miliardi di dollari, mentre Meta continua a lavorare sul tema della sicurezza dei modelli AI. Nel settore finanziario, JPMorgan prevede una crescita dei ricavi da trading e investment banking nel terzo trimestre e Wells Fargo ha indicato prospettive migliori delle attese per il margine di interesse. Oro e dollaro sono rimasti relativamente stabili, mentre Bitcoin è sceso verso 75.800 dollari anche dopo lo stop del Senato americano a un importante provvedimento sulla regolamentazione del mercato crypto. La Fed non sarà inoltre l’unica banca centrale sotto osservazione: nei prossimi giorni arriveranno anche le decisioni di Bank of England e Bank of Japan, rendendo questa settimana particolarmente importante per capire come si stia modificando il ciclo monetario globale. Il punto centrale, quindi, non è più semplicemente chiedersi se la Fed alzerà i tassi. Con una probabilità superiore al 90%, il mercato ha già quasi completamente incorporato questa eventualità. La vera informazione arriverà da ciò che accadrà dopo. Se Warsh riuscirà a comunicare che il rialzo serve soprattutto a proteggere il processo di disinflazione senza aprire automaticamente la strada a una lunga sequenza di interventi, una parte della pressione accumulata sui mercati potrebbe ridursi. Se invece emergerà la necessità di continuare a stringere, il Treasury decennale sopra il 5% potrebbe smettere di essere un episodio temporaneo e diventare il nuovo parametro con cui azioni, credito e valutazioni dovranno confrontarsi. Il rialzo di oggi è quasi nei prezzi: ancora una volta, sarà il percorso successivo a fare realmente la differenza.
I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Giappone, CPI (inflazione) in Gran Bretagna e Italia, produzione industriale nell’Eurozona, vendite al dettaglio e decisione sui tassi di interesse da parte della FED negli Stati Uniti (attuali 3,75% - aspettative 4%).
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,54%, China A50 -0,90%, Hang Seng -1,00%, il Nikkei ha chiuso a -0,05%, l’Australia -0,88%, Taiwan -0,77%, la Corea del Sud Kospi -0,85%, l’indice Indiano Sensex -1,04%. Il nostro FTSEMib -0,14%, Dax -0,15%, Ftse100 -0,37%, Cac40 -0,34%, Zurigo -0,50%. Lo S&P500 -0,45%, il Nasdaq -0,78%, il Russell2000 -0,76%. L’oro ha chiuso a 4.332,80 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 105,83$ per il wti e 108,05$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 81,545. Lo spread BTP/BUND 88,510. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,20%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,61%, China A50 +0,39%, Hang Seng +0,07%, il Nikkei ha chiuso a +0,36%, l’Australia +0,29%, Taiwan +0,59%, la Corea del Sud Kospi +0,81%, l’indice Indiano Sensex +0,53%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura poco sopra la parità mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.369,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 104,71$ per il greggio e 108,06$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 77.555 e l’Ethereum 2.511.
Buona giornata.



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