Pillole di Mercato
(37° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Simo Weil: “Il male immaginario è romantico, variato; il male reale tetro, monotono, desertico, noioso. Il bene immaginario è noioso; il bene reale è sempre nuovo, meraviglioso, inebriante”
Azioni e obbligazioni asiatiche sono tornate sotto pressione mentre il petrolio continua a salire e il mercato attende il dato sull’inflazione americana, diventato probabilmente il passaggio decisivo per la riunione della Federal Reserve della prossima settimana. L’MSCI Asia Pacific ha perso l’1,7%, la flessione più importante delle ultime tre settimane, mentre il Brent ha raggiunto quasi 110 dollari al barile prima di assestarsi intorno a 108 dollari. L’escalation delle tensioni in Medio Oriente e i nuovi rischi per i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz stanno infatti riportando rapidamente l’energia al centro del problema inflazionistico. Parallelamente continua la debolezza del mercato obbligazionario. Il Treasury decennale è arrivato al 4,96%, dopo essere salito di 19 punti base dall’inizio della settimana, e la soglia del 5% appare ormai molto vicina. A peggiorare il sentiment ha contribuito anche il Tesoro americano, che nell’operazione di riacquisto ha comprato meno titoli con scadenze tra 10 e 20 anni rispetto a quanto una parte del mercato si aspettasse. Il messaggio è importante: gli investitori continuano a chiedere rendimenti più elevati per assorbire il debito a lunga scadenza e gli interventi del Tesoro, almeno per ora, non sono sufficienti a invertire questa dinamica. La pressione si è rapidamente trasferita anche agli altri mercati obbligazionari, con il rendimento australiano a tre anni salito fino al 5,05%, massimo dal 2011, e quello neozelandese a due anni in forte rialzo. Si rafforza quindi l’ipotesi che non si tratti più soltanto di una questione americana, ma di un possibile nuovo ciclo globale di politica monetaria più restrittiva. Christine Lagarde ha infatti avvertito che l’inflazione europea potrebbe rimanere significativamente sopra l’obiettivo fino al 2027, mentre negli Stati Uniti il mercato attribuisce ormai circa il 70% di probabilità a un rialzo della Fed già nella prossima riunione e considera un intervento entro ottobre praticamente certo. Tutto dipenderà però dal CPI. I prezzi alla produzione pubblicati giovedì hanno mostrato nuove pressioni provenienti dall’energia, mentre per agosto è attesa un’accelerazione dell’inflazione generale legata soprattutto alla benzina. Il punto decisivo sarà ancora una volta la componente core: se anche questa dovesse mostrare una nuova accelerazione, diventerebbe molto più difficile per la Fed giustificare un’altra pausa. Se invece l’aumento restasse concentrato sull’energia, la lettura sarebbe più sfumata. Il rischio principale è infatti che il petrolio smetta di rappresentare uno shock circoscritto e inizi a trasferirsi su trasporti, beni, servizi e aspettative di inflazione. Con il Brent vicino a 110 dollari, questa possibilità non può più essere considerata marginale. In questo contesto l’azionario deve confrontarsi con una combinazione sempre più impegnativa: costo dell’energia più alto, rendimenti obbligazionari vicini al 5% e crescente probabilità di nuovi rialzi dei tassi. La tecnologia continua, comunque, a mostrare fondamentali importanti. Oracle ha beneficiato di una crescita del cloud superiore alle attese, mentre Microsoft prevede di più che triplicare la propria capacità di data center per rispondere alla domanda di AI e cloud che oggi supera persino la capacità disponibile. Allo stesso tempo Adobe dimostra l’altra faccia della trasformazione, con prospettive leggermente inferiori alle attese e crescenti dubbi sulla pressione competitiva esercitata dai nuovi operatori dell’intelligenza artificiale. Il mercato continua quindi a premiare chi riesce a trasformare l’AI in crescita concreta, mentre diventa più severo con i modelli di business che rischiano di esserne destabilizzati. Il quadro complessivo sta diventando più delicato perché due dei principali sostegni degli ultimi mesi, utili solidi e crescita legata all’AI, devono ora confrontarsi con un costo del capitale sempre più elevato. Il Treasury decennale al 5% rappresenterebbe una soglia importante non soltanto per le obbligazioni, ma per tutte le valutazioni finanziarie. Il commento finale è quindi che il vero rischio non è il singolo dato sull’inflazione o il petrolio a 110 dollari, ma la loro combinazione. Se l’energia continuerà a salire mentre l’inflazione core resterà resistente, la Fed potrebbe essere costretta a stringere ulteriormente proprio mentre i rendimenti sono già sui massimi degli ultimi anni. Finché gli utili continueranno a crescere il mercato azionario potrà assorbire parte di questa pressione, ma più il rendimento privo di rischio si avvicina al 5%, maggiore dovrà essere la crescita richiesta alle aziende per giustificare le valutazioni attuali.
I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale e PIL trimestrale in Gran Bretagna, CPI (inflazione) e indice preliminare del sentimento della fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,49%, China A50 -0,48%, Hang Seng -1,53%, il Nikkei ha chiuso a -0,13%, l’Australia -1,23%, Taiwan -0,52%, la Corea del Sud Kospi +0,10%, l’indice Indiano Sensex -0,09%. Il nostro FTSEMib -0,13%, Dax -0,84%, Ftse100 -0,57%, Cac40 -0,49%, Zurigo -0,47%. Lo S&P500 -0,58%, il Nasdaq -0,65%, il Russell2000 -1,04%. L’oro ha chiuso a 4.407,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 102,48$ per il wti e 107,63$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 81,580. Lo spread BTP/BUND 87,580. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,84%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,50%, China A50 -1,00%, Hang Seng -0,72%, il Nikkei ha chiuso a -2,24%, l’Australia -0,25%, Taiwan -1,44%, la Corea del Sud Kospi -2,24%, l’indice Indiano Sensex -0,72%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.377,82 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 101,94$ per il greggio e 106,88$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 77.072 e l’Ethereum 2.458.
Buona giornata e buon fine settimana.



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