Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 11 minuti fa
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(37° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Billy Markus: “Le persone non sono razionali. Razionalizzano. Se si comprende questo semplice fatto, tutti i comportamenti umani più strani acquistano improvvisamente molto più senso”
Lo yen continua a essere uno dei principali protagonisti dei mercati, rafforzandosi fino a 152,89 contro dollaro dopo il +1,2% della seduta precedente e portando il guadagno di settembre oltre il 4%, la migliore performance tra le principali valute mondiali. Il movimento, inizialmente favorito dall’intervento coordinato tra Stati Uniti e Giappone, sembra ora essersi trasformato in una dinamica autonoma. A sostenerlo contribuiscono fondamentali giapponesi più solidi: la crescita del secondo trimestre è stata rivista al rialzo e a luglio i salari hanno registrato l’incremento più forte degli ultimi trent’anni, rafforzando le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan nella riunione del 18 settembre. Il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha inoltre ribadito la volontà di mantenere ordinato il mercato valutario e di continuare il coordinamento con il Tesoro americano. Sul fronte azionario, l’Asia ha mantenuto un tono positivo, con l’MSCI Asia Pacific in rialzo dello 0,3% e il Kospi sudcoreano del 2,4%, sostenuto soprattutto da Samsung Electronics e SK Hynix. Anche i futures sul Nasdaq 100 sono saliti dello 0,6%, confermando che la tecnologia continua a trovare compratori nonostante un contesto monetario meno favorevole. Il petrolio rimane però una delle principali variabili di rischio. Il Brent è salito verso 97,5 dollari al barile, sostenuto dagli acquisti cinesi e dall’incertezza sui flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre gli operatori attendono maggiori dettagli sull’accordo tra Iran e Oman per la gestione del traffico marittimo. Il problema è che prezzi energetici persistentemente elevati possono rallentare il processo di disinflazione proprio mentre diverse banche centrali stanno valutando nuovi rialzi dei tassi. Per questo la settimana potrebbe rappresentare un passaggio importante: venerdì arriverà il dato sull’inflazione americana, probabilmente decisivo per stabilire se la Federal Reserve interverrà nuovamente oppure manterrà invariati i tassi. Nel frattempo, il Treasury decennale è sceso leggermente al 4,77%, il dollaro si è indebolito e l’oro è risalito verso 4.433 dollari l’oncia. Interessante anche il rame, che ha raggiunto un nuovo massimo storico a 14.617 dollari per tonnellata, sostenuto dalla scarsità dell’offerta nel breve periodo e dalle aspettative di nuovi dazi americani sulle importazioni di metallo raffinato. Accanto ai dati macroeconomici, questa settimana torneranno centrali anche gli utili societari: i risultati di Oracle e Adobe offriranno nuove indicazioni sia sulla forza degli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale sia sull’impatto che l’AI sta avendo sui tradizionali modelli di business del software. Il quadro rimane quindi favorevole agli utili, ma più complesso sul fronte macroeconomico. L’azionario continua a dimostrare resilienza, mentre petrolio vicino ai 100 dollari, rendimenti ancora elevati e banche centrali orientate verso una politica più restrittiva suggeriscono che una fase di consolidamento sarebbe del tutto fisiologica. In questo contesto eventuali correzioni diventano soprattutto un test: se gli utili continueranno a crescere, potranno creare opportunità; se invece all’aumento dei tassi dovesse aggiungersi un deterioramento dei profitti, il mercato avrebbe un problema decisamente più importante.
I market movers di oggi sono: vendite al dettaglio in Gran Bretagna, PIL 3° trimestre in Giappone, saldo della bilancia commerciale in Cina e Germania, variazione settimanale dell’occupazione elaborato dall’ADP negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,21%, China A50 +0,08%, Hang Seng -1,18%, il Nikkei ha chiuso a +1,93%, l’Australia +0,04%, Taiwan +1,57%, la Corea del Sud Kospi +3,99%, l’indice Indiano Sensex -0,41%. Il nostro FTSEMib +0,25%, Dax -0,15%, Ftse100 -0,08$, Cac40 +0,33%, Zurigo -0,81%. Lo S&P500 chiuso per festività, il Nasdaq chiuso per festività, il Russell2000 chiuso per festività. L’oro ha chiuso a 4.476,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 91,48$ per il wti e 97,00$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 73,695. Lo spread BTP/BUND 82,140. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,30%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,37%, China A50 -0,45%, Hang Seng -0,32%, il Nikkei ha chiuso a -0,15%, l’Australia -0,88%, Taiwan -0,39%, la Corea del Sud Kospi +1,32%, l’indice Indiano Sensex -0,55%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.475,71 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 93,23$ per il greggio e 97,83$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 78.804 e l’Ethereum 2.481.
Buona giornata.


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