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Pillole di Mercato

(37° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Oscar Wilde: “Ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto”

 

Le obbligazioni americane stanno segnalando che l’economia USA è diventata meno sensibile ai rialzi dei tassi rispetto al passato. Molte famiglie hanno ancora mutui trentennali stipulati ai bassi tassi del 2020-2021 e numerose aziende si sono finanziate a lungo termine prima dell’aumento del costo del denaro. La stretta monetaria colpisce quindi in modo molto disomogeneo: chi ha debiti a tasso fisso o molta liquidità è più protetto, mentre chi dipende da carte di credito, prestiti auto o finanziamenti variabili sente immediatamente il peso dei tassi elevati. Ne deriva un’economia a due velocità, resistente nei dati aggregati ma più difficile per una parte delle famiglie. Wall Street continua, intanto, a reggere grazie a utili ancora solidi, investimenti tecnologici e soprattutto alla crescita legata all’intelligenza artificiale. Questa resilienza, però, rende più complicato il lavoro della Fed: se l’economia non rallenta abbastanza e l’inflazione rimane persistente, i tassi potrebbero restare elevati più a lungo. Il mercato obbligazionario è infatti sotto pressione, con il Treasury decennale vicino al 4,8% e il trentennale sopra il 5,2%. Il rialzo non dipende soltanto dalle aspettative sulla Fed, ma anche dall’elevato deficit, dalla crescente offerta di debito e dal maggiore premio richiesto dagli investitori per detenere scadenze lunghe. Anche la tradizionale distinzione tra mercati sviluppati “sicuri” ed emergenti “rischiosi” sta diventando meno netta. Gli Stati Uniti non sono vicini a una crisi del debito, ma il mercato pretende rendimenti più elevati per finanziare deficit persistenti e un’inflazione ancora superiore al target. Alcuni Paesi emergenti, al contrario, arrivano a questa fase con banche centrali più credibili e politiche monetarie e fiscali più disciplinate rispetto al passato. La prima settimana di settembre ha mostrato bene questa divergenza. L’azionario americano è rimasto relativamente stabile e il VIX vicino a 14 non segnala ancora una vera ricerca di protezione, mentre obbligazioni, valute e materie prime hanno registrato movimenti molto più importanti. Lo yen si è rafforzato verso area 155-156 contro dollaro, sostenuto dalle aspettative di nuovi rialzi della Bank of Japan e dal rischio di ulteriori interventi sul mercato valutario. Oro e Bitcoin hanno recuperato, mentre il petrolio è stato il vero protagonista della settimana: il WTI è salito di quasi il 10% e il Brent ha superato i 96 dollari, riportando al centro il rischio inflazione. Sul fronte macroeconomico, gli Stati Uniti hanno creato 162.000 posti di lavoro ad agosto, molto più delle attese, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,1% nonostante l’aumento della partecipazione alla forza lavoro. Il dato più interessante riguarda però i salari, cresciuti dello 0,3% sul mese ma rallentati al 3,1% annuo, il livello più basso dal 2021. Il mercato del lavoro appare quindi più resistente, ma senza segnali evidenti di nuovo surriscaldamento. Questo dà alla Fed maggiore spazio per mantenere una politica restrittiva, ma non necessariamente maggiore urgenza di alzare ancora i tassi. A questo punto l’attenzione si sposta soprattutto sull’inflazione. In Europa l’indice generale è salito al 3,3% soprattutto per effetto dell’energia, mentre inflazione core e servizi hanno continuato a rallentare. La distinzione è fondamentale: se il rialzo del petrolio resterà confinato all’inflazione headline, le banche centrali potranno avere maggiore pazienza; se invece inizierà a trasferirsi a salari, servizi e aspettative, il problema diventerà molto più serio. Il quadro finale è quindi quello di un’economia americana ancora abbastanza forte da convivere con tassi elevati, ma di un mercato sempre più sensibile al costo del capitale. Il rischio non è soltanto nei Treasury, nella Fed o nel petrolio, ma nella combinazione tra crescita resistente, inflazione ancora difficile da domare e rendimenti strutturalmente più alti. In questo contesto le vecchie etichette diventano meno utili: più che distinguere semplicemente tra “sicuro” e “rischioso”, sarà necessario osservare prezzo, duration, qualità degli utili e sostenibilità del debito.

 

La settimana si apre con gli Stati Uniti chiusi per festività, una circostanza che ridurrà volumi e liquidità sulle principali piazze finanziarie. In Europa, l'attenzione si concentrerà sulla produzione industriale tedesca di luglio e sull'indice dei prezzi delle abitazioni britannico di agosto. Il vero piatto forte, tuttavia, arriverà dall'Eurozona con i dati sull'occupazione e sul PIL del secondo trimestre 2026. L'assenza di Wall Street potrebbe però smorzare la reazione dei mercati ai numeri della giornata. L’agenda di martedì si presenta particolarmente fitto. Dal Giappone arriveranno il PIL del secondo trimestre e l'indice degli osservatori economici, mentre l'Australia pubblicherà i dati sulla fiducia di imprese e consumatori. La Cina diffonderà la bilancia commerciale di agosto. In Europa, saranno rilasciate le bilance commerciali di Germania e Francia. Negli Stati Uniti, gli investitori seguiranno il rapporto NFIB sull'ottimismo delle piccole imprese, il dato settimanale sull'occupazione ADP e le aspettative di inflazione dei consumatori elaborate dalla Fed di New York. La giornata di mercoledì presenta un calendario più leggero, ma non privo di appuntamenti significativi. Dalla Cina arriveranno i dati sull'inflazione e sui prezzi alla produzione di agosto, indicatori utili per valutare la dinamica della domanda interna e l'eventuale presenza di pressioni deflazionistiche nella seconda economia mondiale. In Europa, sarà pubblicata la produzione industriale francese di luglio, un dato che permetterà di verificare la tenuta del comparto manifatturiero in una fase in cui l'attività industriale europea resta uno degli elementi più delicati del quadro congiunturale. L'attenzione dei mercati, tuttavia, sarà già proiettata verso giovedì, quando la BCE tornerà protagonista. Giovedì sarà il giorno clou della settimana, con la riunione della BCE e la conferenza stampa della presidente Christine Lagarde. Prima della riunione, saranno pubblicati i dati sull'inflazione tedesca e sulla produzione industriale di Spagna e Italia. Negli Stati Uniti arriveranno i prezzi alla produzione, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, le vendite di abitazioni esistenti e le vendite all'ingrosso. In serata, saranno diffusi anche i dati EIA sulle scorte e sulla produzione di greggio. La settimana si chiuderà con un altro appuntamento cruciale: l'inflazione statunitense di agosto. Il rapporto sarà determinante per le aspettative sulle prossime mosse della Federal Reserve. In Europa, saranno pubblicati i prezzi alla produzione giapponesi e, nel Regno Unito, il PIL, la bilancia commerciale e la produzione industriale di luglio. A completare il calendario, la fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan per settembre.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,58%, China A50 +0,86%, Hang Seng +1,94%, il Nikkei ha chiuso a +1,40%, l’Australia -0,14%, Taiwan +1,21%, la Corea del Sud Kospi +2,48%, l’indice Indiano Sensex +0,74%. Il nostro FTSEMib -0,28%, Dax +0,17%, Ftse100 +0,00$, Cac40 -0,09%, Zurigo +0,01%. Lo S&P500 -0,38%, il Nasdaq -0,29%, il Russell2000 +0,25%. L’oro ha chiuso a 4.477,20 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 91,22$ per il wti e 95,85$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 71,952. Lo spread BTP/BUND 81,790. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 14,53%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,21%, China A50 +0,08%, Hang Seng -1,18%, il Nikkei ha chiuso a +1,93%, l’Australia +0,04%, Taiwan +1,57%, la Corea del Sud Kospi +3,99%, l’indice Indiano Sensex -0,41%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.444,55 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 92,45$ per il greggio e 97,30$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 79.746 e l’Ethereum 2.502.

 

Buona giornata e buona settimana.


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