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Pillole di Mercato

(36° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Ennio Doris: “Il vero successo si misura non solo in termini economici, ma nella capacità di migliorare la vita delle persone che ci circondano”

 

Azioni, obbligazioni e oro sono tornati contemporaneamente sotto pressione, mentre la nuova escalation militare in Medio Oriente ha spinto al rialzo il petrolio, riaccendendo i timori sull’inflazione e rafforzando le aspettative di politiche monetarie più restrittive. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso circa il 2%, con tutti gli undici settori in calo, trascinando l’indice azionario globale MSCI All Country World sui livelli più bassi da quasi un mese. Il Brent è salito verso 95 dollari al barile, sostenuto dai nuovi scontri tra Stati Uniti e Iran e dal rischio di interruzioni dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Le tensioni non riguardano soltanto il petrolio: il diesel ha raggiunto i livelli più elevati degli ultimi quattro mesi e il gas naturale europeo è salito sui massimi dal 2023. Il problema per i mercati è che questa nuova pressione sull’energia arriva in un momento in cui l’inflazione era già tornata al centro dell’attenzione. L’aumento dei prezzi energetici si aggiunge infatti alla forte spesa pubblica e alla crescente quantità di debito emesso dalle aziende per finanziare gli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale. Il risultato è una nuova pressione sul mercato obbligazionario, con i rendimenti globali saliti sui livelli più elevati dal 2008. Negli Stati Uniti il Treasury decennale ha raggiunto il 4,81%, tornando su valori che non si vedevano dalla fine del 2023. La soglia del 5% diventa ora particolarmente importante: durante la forte correzione obbligazionaria del 2023 il rendimento del decennale raggiunse circa il 5,02% prima di attirare nuovamente compratori. Il mercato sta quindi osservando con attenzione se anche questa volta livelli vicini al 5% saranno sufficienti a riportare domanda sui Treasury. Nel frattempo, sono aumentate ulteriormente le aspettative di una stretta monetaria. Dopo il discorso di Kevin Warsh a Jackson Hole, la probabilità attribuita dal mercato a un rialzo della Federal Reserve già a settembre è salita intorno al 70%. Anche altre banche centrali si trovano nella stessa situazione: il mercato considera quasi certo un rialzo della BCE nella riunione del 10 settembre, attribuisce una probabilità del 65% a un intervento della Reserve Bank of Australia e considera ormai pienamente prezzato un nuovo aumento dei tassi da parte della Bank of Japan. La Nuova Zelanda ha già confermato questa direzione, aumentando nuovamente il costo del denaro. Si sta quindi delineando un possibile scenario di restrizione monetaria sincronizzata proprio mentre i rendimenti obbligazionari sono già elevati. L’oro sta risentendo direttamente di questo cambiamento. Dopo aver perso quasi il 6% nelle tre sedute precedenti, è sceso ancora verso 4.305 dollari l’oncia. Con rendimenti obbligazionari più elevati, detenere un’attività che non produce cedole diventa relativamente meno interessante, soprattutto se contemporaneamente il dollaro rimane forte. Anche l’azionario deve però iniziare a confrontarsi con questo nuovo livello dei tassi. Rendimenti più elevati aumentano il costo del capitale e riducono il valore attuale degli utili futuri, penalizzando soprattutto i titoli tecnologici con valutazioni elevate e maggiore duration finanziaria. Nonostante questo, il ciclo dell’intelligenza artificiale continua a mostrare segnali di forza. Dell è salita dell’8% dopo aver migliorato le proprie previsioni annuali grazie alla domanda di server AI, mentre Nvidia sarebbe in trattative avanzate per acquisire Hugging Face per circa 14 miliardi di dollari. Questo conferma che gli investimenti nel settore non stanno rallentando, ma evidenzia anche il paradosso che sta caratterizzando questa fase: l’AI continua a sostenere ricavi, investimenti e utili, ma per finanziare questa espansione le aziende hanno bisogno di quantità crescenti di capitale e debito, contribuendo indirettamente alla pressione sul mercato obbligazionario. Il quadro diventa quindi più complesso. Da una parte abbiamo fondamentali societari ancora solidi, soprattutto in alcune aree tecnologiche e nei mercati dell’Asia settentrionale; dall’altra, petrolio vicino ai 100 dollari, rendimenti globali ai massimi da molti anni e banche centrali che potrebbero tornare contemporaneamente a stringere la politica monetaria. È una combinazione che rende più difficile per gli asset rischiosi continuare a salire senza una crescita altrettanto forte degli utili.

 

Commento finale:

Il mercato sta entrando in una fase in cui il vero rischio non arriva da un singolo fattore, ma dalla loro combinazione. Petrolio più caro, inflazione più persistente e rendimenti vicini al 5% possono essere assorbiti singolarmente da un’economia ancora solida; diventano molto più problematici quando si presentano contemporaneamente. Finché gli utili continueranno a crescere, l’azionario potrà mantenere il proprio equilibrio, ma più salgono i rendimenti, più si riduce il margine di errore. In questo momento, quindi, è probabilmente il mercato obbligazionario, ancora più dell’azionario, a dirci quanto questo equilibrio possa continuare a reggere.

 

I market movers di oggi sono: decisione sui tassi di interesse da parte della RBNZ in Nuova Zelanda (attuali 2,50% - aspettative 2,75%), decisione sui tassi di interesse da parte della BoC in Canada (attuali 2,25% - aspettative 2,25%), ordini alle fabbriche negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,03%, China A50 +0,09%, Hang Seng -1,09%, il Nikkei ha chiuso a +0,27%, l’Australia -0,13%, Taiwan +1,38%, la Corea del Sud Kospi +0,30%, l’indice Indiano Sensex +0,10%. Il nostro FTSEMib -1,33%, Dax -1,10%, Ftse100 -0,32$, Cac40 -0,39%, Zurigo +0,34%. Lo S&P500 -0,71%, il Nasdaq -1,03%, il Russell2000 -1,23%. L’oro ha chiuso a 4.396,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 90,22$ per il wti e 91,57$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 73,985. Lo spread BTP/BUND 84,040. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,34%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,79%, China A50 -1,11%, Hang Seng -0,77%, il Nikkei ha chiuso a -2,69%, l’Australia -0,91%, Taiwan -1,51%, la Corea del Sud Kospi -3,45%, l’indice Indiano Sensex -0,69%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.356,46 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 90,49$ per il greggio e 95,28$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 77.695 e l’Ethereum 2.421.

 

Buona giornata.

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