Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 2 giorni fa
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(31° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Thomas A. Edison: “Il tempi è il solo capitale che un essere umano ha e non può permettersi di perdere”
A prima vista la settimana non è sembrata particolarmente turbolenta: il VIX è rimasto tra 16 e 18, senza segnalare paura diffusa. Sotto la superficie, però, i movimenti sono stati molto più violenti. Il Nasdaq ha corretto di circa il 12% dai massimi di metà giugno, mentre l’S&P 500 è rimasto soltanto il 2-3% sotto i record storici. La debolezza si è concentrata soprattutto su tecnologia, semiconduttori e memorie, cioè nei comparti che avevano corso di più e incorporavano aspettative molto elevate. Quando le valutazioni sono tese, basta una trimestrale deludente, un rialzo dei rendimenti o nuovi dubbi sull’intelligenza artificiale per generare vendite aggressive. Lo stesso vale al contrario: Micron, SanDisk, SK Hynix e Samsung hanno registrato recuperi compresi tra il 18% e il 26% in pochissimo tempo. Anche le Big Tech hanno reagito in modo molto diverso: Microsoft e Amazon sono state premiate, mentre Apple e Meta hanno subito forti vendite. Il mercato non è quindi in panico, ma è diventato più selettivo e sensibile. Il denaro non è uscito completamente dall’azionario, ma si è spostato verso finanziari, industriali, sanità, energia e comparti difensivi. Il Fear & Greed Index resta in area Fear e il rapporto tra opzioni ribassiste e rialziste segnala prudenza, ma non stress sistemico. A sostenere il mercato continuano a essere gli utili, attesi in crescita di circa il 24% per le società dell’S&P 500. Dietro gli indici non ci sono quindi soltanto narrativa e aspettative, ma ancora ricavi, margini e profitti in aumento. Sul fronte monetario, la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati tra il 3,50% e il 3,75%, ma tre membri avrebbero preferito un rialzo immediato. La banca centrale appare ferma all’esterno, mentre al proprio interno il dibattito sull’inflazione resta acceso. I dati più recenti hanno mostrato qualche segnale di raffreddamento, ma l’inflazione annuale rimane al 3,5%, ancora lontana dall’obiettivo del 2%. La Fed può quindi attendere, ma non può abbassare la guardia. La riduzione della forward guidance aumenta inoltre l’incertezza, perché ogni dato su inflazione, lavoro e consumi può modificare rapidamente le aspettative sui tassi. Il rendimento a due anni è sceso, mentre il trentennale è salito fino al 5,23%, massimo dal 2007. Il mercato teme meno un rialzo immediato, ma chiede un premio maggiore per prestare denaro agli Stati Uniti nel lungo periodo. La Fed è rimasta ferma, ma il mercato obbligazionario ha comunque aumentato il costo dell’incertezza. Le trimestrali tecnologiche hanno confermato che non basta più annunciare grandi investimenti nell’AI. Microsoft è stata premiata perché la crescita di Azure, degli ordini e della cassa dimostra che gli investimenti stanno già producendo risultati. Amazon ha convinto perché la domanda di capacità cloud supera ancora l’offerta, nonostante investimenti annuali previsti fino a 220 miliardi di dollari. Apple e Meta hanno invece lasciato più dubbi sul rapporto tra capitale impiegato e crescita futura. Il mercato vuole vedere ricavi, margini, free cash flow e ritorni concreti, non soltanto programmi di investimento. Anche Samsung e SK Hynix sono state sostenute dalla domanda reale di memorie per data center e sistemi AI. Un altro elemento centrale è stato il forte recupero dello yen, favorito da un probabile intervento delle autorità giapponesi e dal possibile sostegno degli Stati Uniti. L’intervento ha frenato la caduta della valuta, ma non ha eliminato le cause strutturali della sua debolezza. Il differenziale tra i tassi giapponesi e quelli americani continua infatti ad alimentare il carry trade. Un rapido rafforzamento dello yen può costringere gli investitori a chiudere queste operazioni, vendendo azioni e obbligazioni per ricomprare la valuta giapponese. Il problema non riguarda quindi soltanto il Giappone, ma anche la liquidità globale e il mercato dei Treasury. La settimana non descrive un mercato compromesso, ma un mercato più difficile da interpretare. Gli utili restano solidi, la domanda di cloud e semiconduttori è concreta e i compratori tornano quando le vendite diventano eccessive. Allo stesso tempo, valutazioni elevate, tassi lunghi sopra il 5% e movimenti improvvisi sui cambi hanno ridotto il margine di errore. La parola chiave non è panico, ma sensibilità. In questa fase non serve una grande crisi per provocare volatilità: può bastare una trimestrale deludente, un dato sull’inflazione o un movimento improvviso dei rendimenti e dello yen.
La settimana sarà particolarmente intensa sul fronte macroeconomico e potrebbe fornire indicazioni importanti sullo stato di salute dell'economia globale. I riflettori saranno puntati innanzitutto sugli indici PMI manifatturieri e dei servizi, che permetteranno di capire se l'attività economica sta accelerando o rallentando nelle principali economie mondiali. Nella seconda parte della settimana l'attenzione si sposterà progressivamente sul mercato del lavoro statunitense, con i dati JOLTS, il rapporto ADP e le richieste di sussidio di disoccupazione, fino ad arrivare al dato clou di venerdì: i Non Farm Payrolls, accompagnati dal tasso di disoccupazione e dalla crescita dei salari. Questi indicatori saranno determinanti per comprendere le prossime mosse della Federal Reserve. Da monitorare anche gli ordini all'industria, le vendite al dettaglio, la produzione industriale e i dati sul commercio internazionale, oltre alle scorte di petrolio negli Stati Uniti. Sarà quindi una settimana in cui i mercati avranno numerosi spunti per misurare la tenuta della crescita economica e le prospettive della politica monetaria.
VENERDI’
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,01%, China A50 +0,52%, Hang Seng -0,29%, il Nikkei ha chiuso a +4,55%, l’Australia +0,15%, Taiwan +8,15%, la Corea del Sud Kospi +17,10%, l’indice Indiano Sensex +0,02%. Il nostro FTSEMib +0,13%, Dax +0,07%, Ftse100 -0,27%, Cac40 +0,28%, Zurigo -0,32%. Lo S&P500 +0,70%, il Nasdaq +1,00%, il Russell2000 -0,49%. L’oro ha chiuso a 4.107,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 84,67$ per il wti e 87,93$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 59,071. Lo spread BTP/BUND 82,300. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,99%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,70%, China A50 -0,82%, Hang Seng +0,12%, il Nikkei ha chiuso a -1,24%, l’Australia +0,15%, Taiwan +0,83%, la Corea del Sud Kospi -5,43%, l’indice Indiano Sensex +0,80%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.112,34 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 79,42$ per il greggio e 83,17$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 62.755 e l’Ethereum 1.855.
Buona giornata e buona settimana.






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