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Pillole di Mercato

(30° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Michelangelo Buonarroti: “Assai acquista chi perdendo impara”

 

I Treasury a lunga scadenza hanno proseguito la discesa, trascinando al ribasso anche i mercati obbligazionari asiatici, mentre l’incertezza sulle prossime mosse della Federal Reserve ha spinto il rendimento del trentennale statunitense ai livelli più alti degli ultimi diciannove anni. Il rendimento del Treasury a 30 anni è salito al 5,23%, massimo dal 2007, dopo il forte rialzo seguito alla decisione della Fed di lasciare invariati i tassi per il settimo mese consecutivo. Le vendite si sono estese ai titoli di Stato a lunga scadenza di Australia, Nuova Zelanda e Giappone, confermando che la pressione non riguarda più soltanto la parte breve della curva, ma soprattutto le scadenze più sensibili alle aspettative di inflazione e alla sostenibilità del debito. Il mercato sta infatti chiedendo un premio più elevato per immobilizzare il capitale per periodi molto lunghi, segnalando una crescente sfiducia nella capacità della banca centrale di riportare stabilmente l’inflazione verso l’obiettivo. La seduta asiatica è stata estremamente volatile. Il Kospi sudcoreano è passato da un rialzo del 5,5% a una perdita del 2,1%, riflettendo l’incertezza che continua a dominare il comparto tecnologico. I future sul Nasdaq 100 sono saliti dello 0,6%, dopo che l’indice era entrato ufficialmente in correzione tecnica, con una perdita superiore al 10% rispetto ai massimi recenti. A sostenere il sentiment ha contribuito Microsoft, salita di quasi il 9% negli scambi successivi alla chiusura grazie alla crescita più rapida degli ultimi quattro anni nel business del cloud. La reazione opposta ha interessato Meta, scesa del 7,5% dopo aver pubblicato previsioni sui ricavi inferiori alle aspettative. Ancora una volta, il mercato ha mostrato di voler distinguere tra le società capaci di tradurre gli investimenti nell’intelligenza artificiale in crescita concreta e quelle per cui il rapporto tra spesa e ritorni appare meno convincente. Gli investitori sono stati sottoposti durante la settimana a tre fonti principali di volatilità: la correzione globale dei semiconduttori, i nuovi scontri in Medio Oriente e l’incertezza sulla lotta della Fed contro l’inflazione. La banca centrale ha lasciato i tassi invariati, ma non ha fornito indicazioni sufficientemente chiare sul percorso futuro della politica monetaria. L’assenza di una vera forward guidance e la divisione interna al comitato hanno aumentato l’incertezza anziché ridurla. Tre dei dodici membri con diritto di voto si sono espressi a favore di un rialzo dei tassi, segnalando che le pressioni inflazionistiche continuano a preoccupare una parte rilevante della Fed. Il presidente Kevin Warsh ha precisato che la decisione di non intervenire non rappresenta immobilismo e che i mercati dovranno orientarsi in base ai dati economici. Il problema è che, senza un percorso chiaramente indicato, gli investitori sono costretti a rivalutare continuamente le proprie aspettative, aumentando la volatilità soprattutto sul mercato obbligazionario. La pressione maggiore si concentra sulle scadenze lunghe perché il mercato teme che l’inflazione possa restare sopra l’obiettivo ancora a lungo. Se la Fed non dovesse riuscire a mantenere ancorate le aspettative di lungo periodo, gli investitori chiederebbero rendimenti sempre più elevati per detenere titoli con durata trentennale. Il movimento dei Treasury non rappresenta quindi soltanto una previsione sui prossimi rialzi dei tassi, ma anche un giudizio sulla credibilità della politica monetaria e sulla capacità degli Stati Uniti di gestire inflazione, deficit e debito nel lungo periodo. L’attenzione si sposta ora sulle decisioni della Bank of England e della Bank of Japan. Anche i titoli di Stato britannici hanno mostrato debolezza, mentre il rendimento del trentennale giapponese è salito al 3,975%. Il petrolio WTI è invece sceso intorno agli 83,60 dollari al barile, nonostante una nuova serie di attacchi statunitensi contro l’Iran. Il calo del greggio ha contribuito a ridurre momentaneamente le pressioni inflazionistiche, ma il rischio geopolitico resta elevato e continua a rappresentare una delle principali variabili per le banche centrali. L’indice MSCI Asia Pacific ha chiuso in lieve calo, mentre gli investitori hanno ridotto l’esposizione alla tecnologia e aumentato quella verso immobiliare ed energia. I risultati di Microsoft hanno offerto un primo segnale di sollievo e hanno dimostrato che il tema tecnologico può ancora reagire positivamente quando crescita, utili e monetizzazione superano realmente le aspettative. Il mercato attende ora le trimestrali di Apple e Amazon per capire se il recupero possa estendersi al resto delle grandi società tecnologiche. Il livello delle aspettative resta comunque molto elevato e un semplice superamento delle stime potrebbe non essere sufficiente. Gli investitori vogliono vedere crescita sostenibile, margini solidi, free cash flow e una relazione credibile tra spesa in intelligenza artificiale e ritorni economici. Sul fronte societario, Qualcomm ha fornito previsioni sugli utili inferiori alle attese, segnalando che la carenza di componenti e l’aumento dei costi stanno penalizzando il mercato degli smartphone. Arm Holdings ha pubblicato una guidance sui ricavi poco convincente, in un momento in cui gli investitori mostrano una crescente prudenza verso l’intero settore dei semiconduttori. Starbucks ha invece migliorato le previsioni annuali dopo risultati trimestrali superiori alle stime, sostenuti dal miglioramento del servizio e dal lancio di nuovi prodotti. Il quadro complessivo resta quindi caratterizzato da una forte selettività. La tecnologia continua a offrire opportunità, ma il mercato non è più disposto a premiare indiscriminatamente tutte le società esposte all’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, il rialzo dei rendimenti a lunga scadenza segnala che il costo del capitale sta diventando una variabile sempre più importante. Quando il rendimento del Treasury trentennale supera il 5%, le valutazioni azionarie devono confrontarsi con un’alternativa obbligazionaria molto più competitiva.

 

Commento finale

La domanda centrale non riguarda più soltanto quanto cresceranno gli utili, ma se quella crescita sarà sufficiente a giustificare valutazioni elevate in un contesto di rendimenti reali più alti. Il mercato sta quindi entrando in una fase in cui la qualità degli utili, la disciplina finanziaria e la credibilità delle banche centrali avranno un peso sempre maggiore. Non è necessariamente l’inizio di una fase ribassista, ma è certamente un contesto in cui gli errori vengono puniti più rapidamente e le aspettative devono essere supportate da risultati concreti.

 

I market movers di oggi sono: PIL 2° trimestre in Italia e Eurozona, tasso di disoccupazione nell’Eurozona, decisione sui tassi di interesse da parte della BOE in Gran Bretagna, (attuali 3,75 - aspettative 3,75%), proiezione del PIL 2° trimestre, PCE (inflazione preferito dalla FED) e richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,26%, China A50 -0,35%, Hang Seng +1,377%, il Nikkei ha chiuso a -1,68%, l’Australia +1,12%, Taiwan -4,50%, la Corea del Sud Kospi -7,40%, l’indice Indiano Sensex +1,13%. Il nostro FTSEMib -0,49%, Dax -0,01%, Ftse100 +0,34%, Cac40 -0,60%, Zurigo -0,58%. Lo S&P500 -1,52%, il Nasdaq -1,74%, il Russell2000 -1,61%. L’oro ha chiuso a 4.036,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 84,46$ per il wti e 88,09$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 60,565. Lo spread BTP/BUND 84,050. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 20,62%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,80%, China A50 -1,91%, Hang Seng -0,41%, il Nikkei ha chiuso a +0,72%, l’Australia -0,92%, Taiwan -0,52%, la Corea del Sud Kospi -0,63%, l’indice Indiano Sensex -0,09%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.041,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 84,75$ per il greggio e 88,19$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 63.851 e l’Ethereum 1.898.

 

Buona giornata.

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