top of page

Pillole di Mercato

(29° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Claude Monet: “Non ho fatto altro che guardare ciò che mi ha mostrato l’Universo”

 

Le vendite sui titoli tecnologici si sono intensificate a livello globale, mentre i dubbi sulla redditività degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale si sono sommati al forte rialzo del petrolio, riportando al centro dell’attenzione il rischio di una nuova accelerazione dell’inflazione. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso il 2,2%, seguendo la debolezza di Wall Street, dove l’S&P 500 ha registrato il calo più marcato dell’ultimo mese. In Asia, Samsung Electronics e SK Hynix, tra le principali beneficiarie della costruzione delle infrastrutture globali per l’AI, hanno ceduto entrambe oltre il 7%. I future indicavano ulteriori perdite per il Nasdaq 100, mentre per le borse europee si prospettava un’apertura sostanzialmente invariata. Il mercato non sta abbandonando completamente il tema dell’intelligenza artificiale, ma sta diventando molto più severo nel valutare le società che hanno corso di più e che presentano multipli particolarmente elevati. Secondo Gerald Gan di Reed Capital, gli investitori sono sempre più nervosi sulla sostenibilità del rally legato all’AI. Tuttavia, eventuali correzioni di breve periodo potrebbero ancora attirare nuovi acquisti, perché la storia strutturale dell’intelligenza artificiale non appare conclusa. Per ora, quindi, il tema resta vivo, ma la tolleranza verso valutazioni eccessive si sta riducendo. A peggiorare il sentiment ha contribuito il petrolio. Il Brent si è mantenuto intorno ai 100 dollari al barile, dopo aver superato questa soglia nella seduta precedente. Gli attacchi degli Houthi contro alcune petroliere nel Mar Rosso hanno aperto un nuovo fronte nel conflitto mediorientale, mentre il presidente Donald Trump ha minacciato di estendere gli attacchi americani contro l’Iran. Il Brent ha guadagnato circa il 38% nel corso del mese. Un movimento di questa portata ha riacceso il timore che il rialzo dei costi energetici possa trasferirsi sui prezzi al consumo, rallentare la discesa dell’inflazione e costringere le banche centrali a mantenere una politica monetaria più restrittiva. I mercati obbligazionari hanno reagito immediatamente. I titoli di Stato di Giappone, Australia e Nuova Zelanda hanno registrato nuove perdite, mentre il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,71%. Il mercato sta quindi rivalutando le prospettive sui tassi, dopo che molti investitori avevano scommesso che la fase peggiore della correzione obbligazionaria fosse ormai terminata. Anche l’oro ha risentito dell’aumento dei rendimenti, scendendo intorno ai 4.025 dollari l’oncia. La possibilità di tassi più elevati riduce infatti l’attrattività relativa di un’attività che non distribuisce interessi, nonostante il contesto geopolitico resti favorevole alla ricerca di beni rifugio. Il rialzo del petrolio complica in modo significativo le prossime decisioni della Federal Reserve. I mercati monetari prezzano ormai completamente la possibilità di un aumento dei tassi entro settembre, mentre fino a poche settimane fa l’attenzione era rivolta soprattutto alla tempistica di eventuali riduzioni. Secondo Sameer Samana di Wells Fargo Investment Institute, l’escalation in Medio Oriente potrebbe provocare una nuova accelerazione dell’inflazione, ritardando qualsiasi allentamento monetario e costringendo eventualmente la Fed a intervenire in senso restrittivo. Il petrolio potrebbe normalizzarsi nel medio periodo, ma prima la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. Il rischio non riguarda soltanto il Medio Oriente. Il mercato deve fare i conti anche con diversi attacchi al terminal del Caspian Pipeline Consortium sulla costa russa del Mar Nero, una struttura attraverso cui transita gran parte delle esportazioni di petrolio del Kazakistan. Le scorte globali risultano inoltre più ridotte dopo mesi di conflitto e tensioni sulle rotte commerciali. Questo aumenta il rischio di una stretta sull’offerta, con conseguenze negative per l’economia globale qualora il prezzo del greggio dovesse restare a lungo su livelli così elevati. Fino a poco tempo fa, molti investitori ritenevano che le tensioni in Medio Oriente sarebbero gradualmente rientrate. Il superamento prima dei 90 e poi dei 100 dollari al barile ha però modificato questa percezione. Il mercato sta iniziando a considerare il rischio energetico non più come un fattore temporaneo, ma come una variabile capace di influenzare inflazione, crescita e politiche monetarie. A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce il tema dei dazi. Gli Stati Uniti applicheranno tariffe comprese tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti dalla maggior parte dei principali partner commerciali. Si tratta del tentativo più rilevante dell’amministrazione Trump di ricostruire il sistema tariffario dopo l’intervento della Corte Suprema. Anche questo elemento può alimentare pressioni inflazionistiche, perché una parte dei maggiori costi sulle importazioni potrebbe essere trasferita sui consumatori. Petrolio e dazi rappresentano quindi due potenziali fonti di inflazione proprio mentre la Federal Reserve si prepara a una riunione particolarmente delicata. Il dollaro ha mostrato una lieve flessione nella seduta, ma si avvia comunque verso il maggiore rialzo settimanale dell’ultimo mese. La valuta statunitense continua a beneficiare sia dell’aumento dei rendimenti sia dei flussi verso gli asset considerati più sicuri. L’attenzione resta comunque concentrata sulla tecnologia. Alphabet ha perso il 7,1% dopo aver aumentato le proprie previsioni sugli investimenti, mentre Tesla ha ceduto il 15% a causa di utili inferiori alle aspettative, nonostante le consegne di veicoli elettrici siano risultate solide. Alphabet, Meta, Microsoft e Amazon prevedono complessivamente di investire fino a 725 miliardi di dollari quest’anno nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Una cifra enorme, che il mercato inizia a valutare non più soltanto come un segnale di fiducia, ma anche come un potenziale rischio per margini, flussi di cassa e ritorno sul capitale. Il tema dell’AI resta strutturalmente intatto, ma il punto centrale è diventato la valutazione. Le aree più costose del mercato saranno sottoposte a maggiore pressione e dovranno essere sostenute dalla crescita concreta degli utili. Non saranno più sufficienti annunci, progetti o aumenti della capacità produttiva: serviranno ricavi, margini e ritorni economici proporzionati agli investimenti. Le prossime trimestrali di Microsoft, Meta, Amazon, Samsung Electronics e SK Hynix avranno quindi un peso particolarmente rilevante. Il mercato cercherà conferme sulla domanda di chip, sulla capacità di monetizzare l’intelligenza artificiale e sulla sostenibilità dei programmi di investimento. Sul fronte societario, Intel ha presentato previsioni sui ricavi superiori alle attese, segnalando che la crescita della spesa nei data center sta favorendo il processo di rilancio dell’azienda. SAP ha registrato una crescita del fatturato cloud più rapida del previsto, sostenuta dalla migrazione dei clienti dai software installati localmente verso i servizi online. Allianz ha raggiunto un accordo per acquistare la divisione assicurativa di HSBC a Singapore per circa 2,1 miliardi di dollari, rafforzando la propria presenza nel mercato asiatico. AMD ha infine annunciato una nuova gamma di prodotti per i data center che, secondo l’azienda, dovrebbe offrire prestazioni superiori rispetto alle soluzioni concorrenti di Nvidia. L’obiettivo è conquistare una quota maggiore del mercato in rapida espansione del calcolo destinato all’intelligenza artificiale.

 

Commento Finale

La correzione della tecnologia e il petrolio sopra i 100 dollari stanno mettendo alla prova due delle principali convinzioni che hanno sostenuto i mercati negli ultimi mesi: la capacità dell’intelligenza artificiale di generare rapidamente ritorni economici e la possibilità che l’inflazione continuasse a scendere senza nuovi ostacoli. La storia dell’AI non è terminata, ma da questo momento dovrà essere sostenuta sempre più dagli utili e sempre meno dalle aspettative. Allo stesso tempo, il rialzo dell’energia ricorda che il contesto macroeconomico può cambiare rapidamente e ridurre lo spazio di manovra delle banche centrali. Il mercato non sta necessariamente mettendo in discussione le tendenze di lungo periodo, ma sta aumentando il prezzo richiesto per sopportarne i rischi. In una fase così, la disciplina consiste nel non confondere una buona storia con un buon investimento e nel ricordare che anche il tema più promettente può diventare vulnerabile quando il prezzo incorpora già uno scenario quasi perfetto.

 

I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) in Giappone, vendite al dettaglio in Gran Bretagna, rapporto GfK sulla fiducia dei consumatori in Germania, indice preliminare PMI del settore manifatturiero nell’Eurozona e Stati Uniti, vendite di nuove abitazione sempre negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,06%, China A50 +0,04%, Hang Seng +1,35%, il Nikkei ha chiuso a +0,67%, l’Australia +0,44%, Taiwan -0,83%, la Corea del Sud Kospi +3,66%, l’indice Indiano Sensex -0,12%. Il nostro FTSEMib -2,80%, Dax -1,56%, Ftse100 -0,73%, Cac40 -1,64%, Zurigo -0,71%. Lo S&P500 -1,21%, il Nasdaq -2,15%, il Russell2000 -0,61%. L’oro ha chiuso a 4.050,20 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 92,19$ per il wti e 100,69$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 62,545. Lo spread BTP/BUND 85,760. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,70%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,87%, China A50 -0,65%, Hang Seng -1,18%, il Nikkei ha chiuso a -2,83%, l’Australia -0,76%, Taiwan -2,48%, la Corea del Sud Kospi -4,87%, l’indice Indiano Sensex -1,12%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.028,80 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 91,78$ per il greggio e 100,37$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 65.304 e l’Ethereum 1.879.

 

Buona giornata e buon fine settimana.

Commenti


Mi trovi anche su:
  • Facebook
Tutti i diritti riservati © 2023 Federico Caligiuri
Email: segreteriacaligiuri@gmail.com  P.IVA - 02053160590

Le informazioni contenute nel presente sito internet sono curate dal consulente di riferimento, come Consulente Finanziario abilitato all'offerta fuori sede per FinecoBank S.p.A., e soggetto autorizzato e vigilato da Consob. Queste informazioni non costituiscono in alcun modo raccomandazioni personalizzate rispetto alle caratteristiche del singolo lettore e potrebbero non essere adeguate rispetto alle sue conoscenze, alle sue esperienze, alla sua situazione finanziaria ed ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni contenute nel presente sito internet sono da intendersi a scopo puramente informativo. FinecoBank S.p.A. non si assume alcuna responsabilità in merito alla correttezza, alla completezza e alla veridicità delle informazioni fornite.

RISCHI DI INVESTIMENTO

Ci sono rischi associati all'investimento in titoli. Investire in azioni, obbligazioni, exchange traded funds, fondi comuni e ogni altro strumento finanziario comporta il rischio di perdita.  La perdita del capitale è possibile. Alcuni investimenti ad alto rischio possono utilizzare la leva finanziaria, che accentuerà i guadagni e le perdite. Gli investimenti esteri comportano rischi speciali, tra cui una maggiore volatilità e rischi politici, economici e valutari e differenze nei metodi contabili.  La performance passata di un titolo o di un'azienda non è una garanzia o una previsione della performance futura dell'investimento. La totalità dei contenuti presenti nel sito internet è tutelata dal diritto d’autore. Senza previo consenso scritto da parte nostra non è pertanto consentito riprodurre (anche parzialmente), trasmettere (né per via elettronica né in altro modo), modificare, stabilire link o utilizzare il sito internet per qualsivoglia finalità pubblica o commerciale. Qualsiasi controversia riguardante l’utilizzo del sito internet è soggetta al diritto italiano, che disciplina in maniera esclusiva l’interpretazione, l’applicazione e gli effetti di tutte le condizioni sopra elencate. Il foro di Roma è esclusivamente competente in merito a qualsiasi disputa o contestazione che dovesse sorgere in merito al presente sito internet e al suo utilizzo. Accedendo e continuando nella lettura dei contenuti di questo sito Web dichiari di aver letto, compreso e accettato le sopracitate informazioni legali.

bottom of page