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Pillole di Mercato

(28° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Gary Shilling Alexander: “I mercati possono restare irrazionali. Più a lungo di quanto tu possa restare solvibile”

 

Per mesi ci siamo abituati a un mercato in cui il momentum sembrava invincibile. Semiconduttori, Corea del Sud, high beta, intelligenza artificiale: tutto ciò che era più aggressivo continuava a salire. E quando qualcosa sale così tanto e così in fretta, succede una cosa molto umana: iniziamo a pensare che sia normale. Ma non lo è. Semplicemente ci abituiamo, e l’abitudine è pericolosa perché ci fa sentire al sicuro proprio mentre il rischio si accumula. Questa settimana il messaggio è arrivato proprio dalle aree che avevano guidato la festa: semiconduttori, DRAM, Corea del Sud e momentum ad alto beta. Non parliamo di piccoli movimenti, ma di segmenti che avevano corso quasi in verticale e che ora iniziano a mostrare una sequenza tipica: massimi meno convincenti, rottura dei segnali di breve periodo e primi cedimenti anche sui trend più importanti. Il punto non è chiamare il massimo o prevedere la prossima correzione. Quella è spesso una fantasia da social. Il punto è riconoscere il processo. I mercati raramente passano da perfetti a distrutti in un istante. Prima cambiano tono, poi cambiano struttura e solo dopo, quando molti si accorgono che qualcosa si è rotto, il movimento è già partito. Questa è l’illusione dell’equilibrio. Per anni ci siamo raccontati che il rischio fosse ordinato, misurabile, quasi addomesticabile. Ma il mercato reale è più irregolare: fatto di strappi, accelerazioni, liquidità che sparisce quando serve di più e posizionamenti troppo affollati che si scaricano tutti dalla stessa uscita. Lo abbiamo visto sul Kospi, sui basket high beta momentum americani e nella rotazione verso settori meno affascinanti ma più resilienti, come assicurativi e healthcare. A volte il portafoglio intelligente non è quello che sembra più moderno, ma quello che ti permette di restare in partita. Nessuno si emoziona parlando di coperture, liquidità o riduzione dell’high beta, ma ci sono momenti in cui la cosa più noiosa è esattamente quella più giusta. Questo non significa che l’intelligenza artificiale sia finita, né che i semiconduttori debbano crollare o che siamo sull’orlo di una recessione. Significa una cosa più semplice: quando un tema corre troppo, il rischio cambia forma. All’inizio il rischio è non esserci. Poi, a un certo punto, il rischio diventa esserci troppo. Il trimestre appena chiuso lo dimostra bene. Nonostante inflazione, Fed, geopolitica, petrolio e dati macro non sempre puliti, S&P 500 e Nasdaq hanno registrato il miglior trimestre dal 2020, mentre le borse globali hanno vissuto uno dei migliori secondi trimestri degli ultimi anni. Il prezzo ha comandato. E andare contro un prezzo che corre solo perché “prima o poi deve scendere” non è una strategia, è un’opinione. Ma rispettare il trend non significa spegnere il cervello. Se il mercato sale tanto mentre sotto aumentano i segnali fragili, non è automaticamente un invito a shortare. È una campanella per gestire meglio l’esposizione: più qualità, più selettività, più attenzione alla liquidità e meno bisogno di inseguire tutto ciò che sale. Il dato centrale della settimana è arrivato dal lavoro americano. I nuovi occupati sono cresciuti di appena 57.000 unità e anche il dato precedente è stato rivisto al ribasso. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2%, ma soprattutto perché è calata la partecipazione alla forza lavoro, scesa ai minimi degli ultimi anni. Quindi il mercato del lavoro non sta crollando, ma sta perdendo qualità sotto la superficie. Questo rende il lavoro della Fed molto più difficile. L’inflazione resta troppo alta per essere ignorata, ma il mercato del lavoro non è più abbastanza forte da permettere una stretta aggressiva senza rischi. È una zona scomoda: troppo presto per tagliare con serenità, ma troppo rischioso ignorare il deterioramento dell’economia reale. In Europa il quadro è un po’ più favorevole, con l’inflazione in calo in Germania, Francia e Italia. Ma anche qui bisogna leggere bene i dati: una parte importante del miglioramento arriva dall’energia. La vera domanda è se questa disinflazione riuscirà a diventare strutturale o se la pressione si sposterà su servizi, salari e componenti core. La sintesi è questa: il trend resta forte, ma il contesto resta fragile. E quando queste due cose convivono, la priorità non è indovinare la prossima candela, ma costruire un portafoglio coerente con il rischio che si sta assumendo. Si può restare investiti, ma con più disciplina. Si può seguire il prezzo, ma senza ignorare ciò che accade sotto la superficie.

 

Commento Finale

Il mercato non premia chi si innamora delle proprie idee, ma chi sa adattarsi quando cambiano i dati. Il lungo periodo non deve diventare una scusa per subire passivamente drawdown evitabili. È proprio perché vogliamo restare investiti nel tempo che dobbiamo proteggere il capitale quando il rischio aumenta. Ogni perdita evitata oggi è lucidità disponibile domani. E nei mercati, spesso, la vera forza non è avere sempre ragione, ma avere un metodo abbastanza solido da cambiare rotta quando il prezzo inizia a dirci che qualcosa è cambiato.

 

 

La settimana dal 6 al 10 luglio si presenta relativamente meno intensa rispetto alle precedenti, ma offrirà comunque indicazioni importanti sull'andamento dell'economia globale. L'attenzione degli investitori sarà rivolta soprattutto agli indicatori del settore dei servizi, ai dati sul commercio internazionale e all'inflazione, mentre i verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve potrebbero fornire ulteriori spunti sulle prospettive della politica monetaria americana. Lunedì si apre con gli ordini alle fabbriche tedesche e con le vendite al dettaglio e i prezzi alla produzione dell'Eurozona. Nel pomeriggio il focus si sposterà sugli Stati Uniti, dove saranno pubblicati gli indici PMI servizi e composito e soprattutto l'ISM servizi di giugno. Martedì l'attenzione si concentrerà inizialmente sul Giappone, con i dati relativi ai consumi delle famiglie e agli indicatori coincidente e anticipatore del ciclo economico. In Europa saranno pubblicati la produzione industriale tedesca, l'indice Halifax sui prezzi delle abitazioni nel Regno Unito e la bilancia commerciale francese. Negli Stati Uniti verranno diffusi il consueto rapporto settimanale ADP sull'occupazione privata, la bilancia commerciale di maggio e le aspettative d'inflazione dei consumatori. Quest'ultimo dato rappresenta un indicatore particolarmente monitorato dalla Fed, poiché l'ancoraggio delle aspettative inflazionistiche è uno degli elementi fondamentali nella definizione della politica monetaria. Mercoledì sarà una giornata relativamente leggera sul fronte macroeconomico. In Giappone saranno pubblicati gli indici degli osservatori economici, mentre negli Stati Uniti arriveranno i dati sulle vendite all'ingrosso e l’aggiornamento dell’EIA sulle scorte e la produzione di greggio. L'appuntamento più atteso sarà però la pubblicazione dei verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve. Gli investitori analizzeranno il documento alla ricerca di indicazioni sul grado di consenso all'interno del FOMC, sulla valutazione dei rischi per inflazione e crescita e sui possibili tempi di eventuali modifiche alla politica monetaria nei prossimi mesi. Giovedì il focus si sposterà sulla Cina, con la pubblicazione dei dati di giugno relativi a inflazione e prezzi alla produzione. Successivamente saranno diffusi la bilancia commerciale tedesca e, negli Stati Uniti, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e le vendite di abitazioni esistenti. Focus inoltre sui verbali dell'ultima riunione della BCE. Venerdì, la settimana si concluderà con una nuova serie di dati sui prezzi. In Giappone saranno pubblicati i prezzi alla produzione, mentre in Europa arriveranno i dati sull'inflazione di Germania e Francia e la produzione industriale italiana di maggio.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,69%, China A50 +1,18%, Hang Seng +1,31%, il Nikkei +0,89%, l’Australia +1,41%, Taiwan +0,19%, la Corea del Sud Kospi +4,60%, l’indice Indiano Sensex +0,57%. Il nostro FTSEMib +0,75%, Dax +0,78%, Ftse100 +0,25%, Cac40 +0,39%, Zurigo +0,50%. Lo S&P500 chiuso per festività, il Nasdaq chiuso per festività, il Russell2000 chiuso per festività. L’oro ha chiuso a 4.187,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 68,78$ per il wti e 72,12$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 45,101. Lo spread BTP/BUND 76,660. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,81%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,13%, China A50 +0,52%, Hang Seng +0,50%, il Nikkei -0,40%, l’Australia -0,12%, Taiwan +0,28%, la Corea del Sud Kospi -1,05%, l’indice Indiano Sensex +0,49%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura piatta mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.167,29 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 68,71$ per il greggio e 71,97$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 63.172 e l’Ethereum 1.775.

 

Buona giornata e buona settimana.


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