Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 2 lug
- Tempo di lettura: 4 min
(27° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Milton Berle: “Se l’opportunità non bussa alla porta, costruisci una porta”
Il settore dei semiconduttori è tornato sotto forte pressione, alimentando nuovi dubbi sulla sostenibilità del rally che quest'anno ha trainato l'intero comparto dell'intelligenza artificiale. Dopo mesi di rialzi straordinari, gli investitori hanno iniziato a interrogarsi se alcune valutazioni non abbiano ormai incorporato aspettative troppo ottimistiche. Il mercato più colpito è stato quello sudcoreano. Il Kospi, fortemente esposto ai titoli legati all'infrastruttura AI, ha perso fino al 7% prima di recuperare parzialmente terreno. Samsung Electronics e SK Hynix hanno lasciato sul terreno oltre il 6%, mentre in Giappone Kioxia ha registrato un ribasso del 13%, dopo una corsa impressionante che l'aveva portata a guadagnare oltre il 650% dall'inizio dell'anno. Anche l'indice MSCI Asia Pacific ha chiuso in calo, confermando un ritorno della prudenza sui titoli tecnologici. A innescare le vendite sono state soprattutto alcune indiscrezioni su Meta. Secondo diverse fonti, il gruppo starebbe valutando la creazione di un'attività dedicata alla vendita di capacità di calcolo e servizi cloud per l'intelligenza artificiale. Il mercato ha interpretato questa notizia come un possibile segnale di eccesso di investimenti: se Meta decidesse di commercializzare parte della propria potenza di calcolo, potrebbe significare che la capacità installata è superiore alle necessità attuali. Uno scenario che avrebbe implicazioni dirette per tutta la filiera dei semiconduttori, soprattutto in Corea del Sud e in Giappone, che negli ultimi mesi hanno beneficiato della corsa agli investimenti in AI. A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunta la notizia secondo cui Apple starebbe valutando l'acquisto di chip prodotti da due aziende cinesi. Se confermata, questa scelta potrebbe ridurre gli ordini destinati ai principali produttori sudcoreani, aumentando la pressione su un settore già molto sensibile alle aspettative di crescita. Nel frattempo, il petrolio ha continuato a scendere, con il Brent scivolato intorno ai 70 dollari al barile, il livello più basso da prima dell'inizio della crisi in Medio Oriente. La progressiva normalizzazione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz continua infatti ad allentare le tensioni sull'offerta energetica, contribuendo a ridurre una parte delle pressioni inflazionistiche che avevano caratterizzato gli ultimi mesi. L'attenzione si è spostata anche sulle parole del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh. Nel suo intervento al forum della BCE di Sintra ha ribadito l'obiettivo di riportare l'inflazione al 2%, sottolineando però che nelle ultime settimane i rischi sui prezzi si sono attenuati. Il messaggio è stato interpretato come meno aggressivo rispetto alle aspettative precedenti: la Fed resta prudente, ma non sembra avere fretta di procedere con un rialzo dei tassi già a luglio. Questa lettura ha favorito un moderato recupero del sentiment. I future sul Nasdaq sono tornati in territorio positivo e anche le borse europee hanno mostrato una maggiore stabilità, mentre gli investitori attendono ora il rapporto sul mercato del lavoro americano, che rappresenterà uno dei dati più importanti per comprendere la direzione della politica monetaria nei prossimi mesi. Il settore dell'intelligenza artificiale continua quindi a vivere una fase di forte volatilità. Da una parte emergono dubbi sulla sostenibilità di investimenti sempre più elevati e sul rischio di un eccesso di capacità produttiva; dall'altra, numerosi operatori continuano a sostenere che la domanda di infrastrutture AI rimanga estremamente robusta e che il ciclo di crescita sia tutt'altro che concluso.
Commento Finale
Questa settimana ci ricorda una lezione che i mercati insegnano continuamente: una grande tendenza non si sviluppa mai in linea retta. Anche i temi più forti attraversano momenti di dubbi, prese di profitto e volatilità. È proprio in queste fasi che diventa fondamentale distinguere tra il rumore di breve periodo e i cambiamenti strutturali di lungo termine. Restare disciplinati, senza farsi trascinare né dall'entusiasmo né dalla paura, è spesso ciò che permette di trasformare la volatilità da nemico a opportunità.
I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciali in Australia, tasso di disoccupazione nell’Eurozona, buste paga del settore non agricolo (NFP), salario orario medio, tasso di disoccupazione negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,88%, China A50 -0,22%, Hang Seng chiuso per festività, il Nikkei +0,92%, l’Australia -0,57%, Taiwan +1,96%, la Corea del Sud Kospi -1,20%, l’indice Indiano Sensex +0,60%. Il nostro FTSEMib -0,15%, Dax +0,18%, Ftse100 -0,18%, Cac40 -0,79%, Zurigo -0,56%. Lo S&P500 -0,22%, il Nasdaq -0,66%, il Russell2000 -0,39%. L’oro ha chiuso a 4.082,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 68,58$ per il wti e 71,57$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 43,025. Lo spread BTP/BUND 77,490. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,59%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,13%, China A50 -2,31%, Hang Seng +0,85%, il Nikkei -1,22%, l’Australia -0,04%, Taiwan -0,89%, la Corea del Sud Kospi -4,94%, l’indice Indiano Sensex +0,36%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.067,80 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 67,85$ per il greggio e 70,85$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 60.760 e l’Ethereum 1.631.
Buona giornata.


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