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Pillole di Mercato

(27° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Paul Walker: “Se fai solo quello che sai fare, non sarai mai nulla di più di quello che sei già”

 

Da una parte ci sono gli indici che restano vicini ai massimi, la narrativa sull’intelligenza artificiale ancora fortissima, gli utili di Micron che hanno superato nettamente le aspettative e i settori legati alla crescita che continuano a dimostrare una forza reale. Dall’altra, sotto la superficie, iniziano però a comparire segnali meno rassicuranti: Bitcoin più fragile, Tesla sotto pressione, alcune mega cap meno dominanti rispetto al passato e portafogli retail che soffrono molto più di quanto raccontino gli indici principali. Il messaggio della settimana, secondo me, è proprio questo: non siamo davanti a un semplice mercato che sale o scende. Siamo dentro una rotazione. E le rotazioni sono spesso più difficili da leggere dei crolli, perché quando tutto scende insieme il segnale è chiaro, mentre quando alcuni segmenti fanno nuovi massimi e altri iniziano a rompersi, il rischio diventa più sottile. Sembra ancora il vecchio mercato, ma in realtà il mercato ha già iniziato a cambiare pelle. Il Russell 2000 ha segnato nuovi massimi, quindi parlare di crollo del mercato americano sarebbe sbagliato. Allo stesso tempo, molti titoli molto amati dagli investitori retail stanno mostrando segnali di debolezza evidenti. Ed è qui che torna una regola fondamentale: non bisogna mai innamorarsi di un’azione. I ticker non sono relazioni, non sono identità e non sono promesse. Sono strumenti. Si comprano quando hanno senso dentro un processo e si riducono quando il processo indica che il vento sta cambiando. Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale. Il tema resta enorme e probabilmente sarà uno dei grandi motori del prossimo decennio, ma anche i grandi temi hanno bisogno di respirare. Una tendenza strutturale può restare valida, pur attraversando fasi di breve periodo in cui il posizionamento è troppo affollato e l’elastico è stato tirato troppo. Intanto la Fed resta al centro della scena. Kevin Warsh ha ricordato un punto importante: i mercati funzionano meglio quando interpretano i dati dell’economia reale e aiutano perfino le banche centrali a leggere il mondo. Tradotto: non bisogna aspettare che sia la Fed a dirci cosa pensare. Il vero vantaggio non sta nel commentare l’inflazione di oggi, ma nel capire dove potrebbe andare domani. E il prossimo fotogramma è complesso. L’inflazione resta un problema, ma il petrolio si è indebolito. Le materie prime non si muovono tutte nella stessa direzione. I rendimenti obbligazionari mandano segnali diversi lungo la curva. La Fed oggi può sembrare dura, ma tra sei o nove mesi potrebbe essere costretta a cambiare tono se i dati inizieranno a raccontare un’altra storia. Per questo non siamo in un mercato da slogan. Dire “inflazione alta, quindi vendi tutto” è troppo semplice. Dire “AI forte, quindi compra tutto” è altrettanto semplice. Il mercato reale è più sporco, più vivo e più contraddittorio. Può avere petrolio debole e azioni forti, mega cap stanche e small cap in rottura rialzista, una Fed rigida nel linguaggio ma potenzialmente più morbida nella traiettoria futura. Il mercato ha finalmente iniziato a prendere fiato. Non perché sia positivo vedere l’azionario correggere, ma perché un mercato che sale ogni giorno senza mai fermarsi semplicemente non esiste. Dopo mesi di rialzi su tecnologia, AI, semiconduttori e utili migliori delle attese, è normale vedere prese di profitto, giornate più nervose e movimenti meno lineari. Questo non significa che il trend rialzista sia finito. Significa che anche un mercato forte ha bisogno di scaricare e testare dove tornano davvero i compratori. La volatilità è salita, ma non è esplosa. I bond hanno ritrovato domanda, il dollaro resta sostenuto dai tassi americani e il petrolio ha iniziato a togliere una parte del premio geopolitico. Non è una fotografia da panico, ma da repricing. Il dato PCE americano ha confermato che l’inflazione non è archiviata. Il dato headline è salito al 4,1% annuo, mentre il core è arrivato al 3,4%. La parte energetica pesa ancora, ma il vero punto da osservare sono i servizi, perché assicurazioni, trasporti, sanità, housing e costi finanziari non scendono con la stessa velocità del petrolio. Se queste pressioni restano, la Fed avrà poco spazio per diventare accomodante. Il consumatore americano continua a spendere, ma con meno margine. La spesa personale è cresciuta, il reddito ha tenuto e il tasso di risparmio resta intorno al 3%, ma i consumi nel PIL sono stati rivisti al ritmo più debole degli ultimi anni. Quindi l’economia non sta crollando, ma la qualità della crescita è meno pulita. In questo quadro, Micron ha ricordato al mercato perché l’AI resta un pilastro reale. Ricavi e guidance hanno superato nettamente le attese, i data center continuano a trainare la domanda e i margini mostrano un forte potere di prezzo. Non è solo narrativa: ci sono ricavi, investimenti, contratti pluriennali e domanda concreta. Ma proprio perché il tema è così importante, il mercato diventa sempre più dipendente dalla sua tenuta. La sintesi è semplice: il mercato non sta crollando, sta prendendo fiato. Ma lo sta facendo dentro un contesto ancora fragile, con inflazione non risolta, tassi elevati, consumatore sotto pressione e crescita sempre più dipendente dall’intelligenza artificiale. Finché quel pilastro regge, il mercato può continuare a salire. La vera domanda è quanto può durare questo equilibrio.

 

Commento Finale

La lezione più importante di questa fase è che non serve avere sempre una previsione perfetta. Serve avere un metodo abbastanza solido da dire quando restare, quando ridurre, quando ruotare e quando smettere di difendere una storia che il mercato non sta più premiando. Cambiare idea non è incoerenza, se cambiano i dati. È maturità. I mercati cambiano prima delle opinioni, e chi impara ad ascoltarli senza orgoglio parte sempre con un piccolo vantaggio.

 

La settimana dal 29 giugno al 3 luglio sarà caratterizzata da un'intensa pubblicazione di dati macroeconomici, con particolare attenzione ai numeri sul mercato del lavoro statunitense, all'inflazione europea e agli indici PMI che offriranno una fotografia aggiornata dello stato di salute dell'economia globale. Gli investitori cercheranno indicazioni utili per comprendere l'evoluzione della crescita economica e le prossime mosse delle principali Banche centrali. Lunedì l'attenzione sarà rivolta alle vendite al dettaglio giapponesi, all'inflazione e ai prezzi alla produzione spagnoli, oltre alla fiducia dei consumatori dell'Eurozona. Negli Stati Uniti verrà pubblicato l'indice manifatturiero della Fed di Dallas. Martedì si presenta come una delle giornate più dense della settimana. In Asia saranno monitorati il tasso di disoccupazione e la produzione industriale giapponese, i verbali della RBA australiana e gli indici PMI ufficiali cinesi. In Europa arriveranno numerosi dati sull'inflazione e sull'attività economica, tra cui il PIL britannico, le vendite al dettaglio tedesche, i prezzi alla produzione di Francia e Italia e i dati preliminari sull'inflazione di Francia, Italia e Germania. Negli Stati Uniti l'attenzione si concentrerà sull'indice dei prezzi delle abitazioni, sul PMI di Chicago, sui dati JOLTS relativi alle offerte di lavoro e sulla fiducia dei consumatori del Conference Board. Indicatori particolarmente importanti per valutare la tenuta della domanda interna e del mercato del lavoro in vista dei dati occupazionali di fine settimana.  Mercoledì i mercati riceveranno una nuova ondata di dati provenienti da Asia, Europa e Stati Uniti. In Giappone saranno pubblicati gli indici Tankan della Bank of Japan, uno degli indicatori più seguiti sulla fiducia delle imprese nipponiche. In Cina e nelle principali economie sviluppate verranno diffusi gli indici PMI manifatturieri di giugno, fornendo un aggiornamento tempestivo sullo stato del settore industriale globale. L'Eurozona pubblicherà inoltre il dato preliminare sull'inflazione di giugno, un appuntamento particolarmente rilevante per le aspettative sulla politica monetaria della BCE. Negli Stati Uniti saranno monitorati i tagli occupazionali Challenger, il rapporto ADP sull'occupazione privata, il PMI manifatturiero e soprattutto l'indice ISM manifatturiero, uno degli indicatori più osservati dagli investitori per valutare la salute dell'economia USA. Completeranno il quadro i dati dell’EIA sulle scorte e sulla produzione di greggio. Giovedì l'attenzione sarà quasi interamente rivolta agli Stati Uniti. Oltre ai dati sulla disoccupazione in Spagna, Italia ed Eurozona, il focus principale sarà infatti sul rapporto occupazionale americano di giugno. Verranno pubblicati i Non Farm Payrolls, il tasso di disoccupazione e la crescita dei salari orari medi, dati fondamentali per comprendere lo stato del mercato del lavoro e le possibili implicazioni per la politica monetaria della Federal Reserve. Nella stessa giornata saranno inoltre diffuse le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, gli ordini alle fabbriche e i dati sui beni durevoli. Venerdì i mercati statunitensi resteranno chiusi per festività, riducendo sensibilmente la liquidità globale. L'attenzione degli operatori si concentrerà quindi principalmente sull'Europa e sull'Asia. Saranno pubblicati gli indici PMI dei servizi e composito di Australia, Giappone, Cina, Italia, Francia, Germania, Eurozona e Regno Unito, completando il quadro congiunturale emerso nei giorni precedenti dai dati manifatturieri. In Europa arriveranno anche i dati sulla produzione industriale di Francia e Spagna e le vendite al dettaglio italiane.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,52%, China A50 -3,46%, Hang Seng chiuso -1,66%, il Nikkei -4,47%, l’Australia +0,18%, Taiwan -3,30%, la Corea del Sud Kospi -6,69%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Il nostro FTSEMib -1,00%, Dax -1,29%, Ftse100 -0,21%, Cac40 -0,55%, Zurigo -0,42%. Lo S&P500 -0,05%, il Nasdaq -0,24%, il Russell2000 +0,07%. L’oro ha chiuso a 4.096,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 69,23$ per il wti e 72,60$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 40,782. Lo spread BTP/BUND 74,480. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,41%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,06%, China A50 +0,30%, Hang Seng chiuso +1,80%, il Nikkei -0,87%, l’Australia +0,39%, Taiwan +1,06%, la Corea del Sud Kospi -1,36%, l’indice Indiano Sensex +0,16%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura intorno alla parità mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.070,10 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 69,69$ per il greggio e 73,01$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 59.526 e l’Ethereum 1.566.

 

Buona giornata e buona settimana.


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