Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
(26° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Andrea Schnoller: “M’impegno costantemente a vivere l’oggi e a viverlo con dedizione intensa, amorevole, accogliente e riconoscente”
C'è un aspetto che questa settimana merita particolare attenzione: il mercato sta iniziando a distinguere con molta più precisione tra una crescita sostenibile e aspettative diventate troppo ambiziose. Negli ultimi mesi il tema dell'intelligenza artificiale ha rappresentato il principale motore dei mercati azionari globali. È stato il settore capace di trascinare gli indici verso nuovi massimi storici, sostenuto da utili in forte crescita, investimenti record e da una narrativa estremamente convincente. Ma proprio quando una storia diventa quasi unanimemente condivisa, basta una piccola crepa per provocare movimenti molto più violenti del normale. È quello che stiamo osservando in queste sedute. Dopo il forte recupero seguito agli ottimi risultati di Micron, il comparto tecnologico è tornato rapidamente sotto pressione. Questa volta, però, il mercato non sta reagendo a un deterioramento della domanda di intelligenza artificiale, bensì a due elementi diversi che hanno alimentato nuove prese di profitto. Il primo riguarda Apple. Il titolo ha perso oltre il 6% dopo aver annunciato un aumento dei prezzi di Mac, iPad e altri dispositivi, attribuendo la decisione all'eccezionale incremento del costo delle memorie, determinato dalla fortissima domanda proveniente dai data center dedicati all'intelligenza artificiale. Questo passaggio è molto interessante perché racconta una realtà diversa rispetto a quella osservata finora. Per mesi il mercato ha guardato quasi esclusivamente al lato dell'offerta, premiando le aziende produttrici di semiconduttori e memorie. Ora emerge anche il lato opposto della catena produttiva: se perfino uno dei maggiori acquirenti mondiali di componenti è costretto ad aumentare i prezzi finali, significa che la pressione sui costi è diventata molto più intensa. La domanda, quindi, non riguarda più soltanto quanto cresceranno i ricavi dei produttori di chip. La vera domanda diventa quanto il consumatore finale sarà disposto ad assorbire questi rincari senza rallentare gli acquisti. È un cambiamento sottile, ma molto importante. Finché gli investitori guardavano esclusivamente ai produttori di semiconduttori, l'equazione era semplice: maggiore domanda di AI significava maggiori ricavi. Adesso il mercato inizia a chiedersi se una parte di quei costi finirà inevitabilmente per comprimere la domanda finale di dispositivi elettronici. Il secondo elemento riguarda OpenAI. Secondo indiscrezioni pubblicate nelle ultime ore, la società starebbe valutando di rinviare la propria quotazione in Borsa almeno fino al 2027. La notizia ha colpito direttamente SoftBank, uno dei principali investitori del gruppo, provocando un forte ribasso del titolo. Più in generale, però, il messaggio è un altro. Negli ultimi mesi il mercato aveva iniziato a considerare le grandi quotazioni legate all'intelligenza artificiale come una naturale prosecuzione dell'entusiasmo che aveva sostenuto il settore. Un eventuale rinvio suggerisce invece che anche le società più attese stanno osservando con attenzione la volatilità degli ultimi mesi prima di esporsi al giudizio del mercato. Non significa che la crescita dell'intelligenza artificiale sia terminata. Significa semplicemente che, in una fase di maggiore volatilità, anche le aziende preferiscono scegliere con maggiore attenzione il momento giusto per raccogliere capitale. Nel frattempo, il settore dei semiconduttori asiatici continua a mostrare oscillazioni molto più ampie rispetto al resto del mercato. SK Hynix, Samsung e Kioxia hanno restituito rapidamente parte dei forti guadagni realizzati nella seduta precedente, mentre il Kospi sudcoreano ha registrato una nuova sospensione delle contrattazioni dopo una discesa superiore al 9%. È un comportamento che conferma quanto il mercato coreano sia ormai diventato estremamente dipendente dall'andamento del comparto AI. Negli ultimi mesi la concentrazione delle performance su poche grandi società tecnologiche ha trasformato l'indice quasi in un'unica grande scommessa sull'intelligenza artificiale. Quando il settore accelera, il mercato corre più degli altri. Quando invece arriva una presa di profitto, anche le correzioni diventano inevitabilmente più profonde. Sul fronte macroeconomico, invece, il quadro appare leggermente più favorevole. Il dato sull'inflazione misurata attraverso il PCE americano è risultato inferiore alle attese sul dato mensile, contribuendo a ridurre leggermente le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. L'inflazione resta ancora ben superiore all'obiettivo del 2%, ma il rallentamento rispetto alle previsioni ha permesso agli investitori di ridimensionare parzialmente gli scenari più restrittivi che si erano formati dopo l'ultimo FOMC. Anche il mercato obbligazionario ha reagito positivamente. I rendimenti dei Treasury si sono leggermente ridotti, soprattutto nella parte breve della curva, mentre molti operatori continuano a preferire scadenze comprese tra uno e tre anni, considerate oggi il miglior compromesso tra rendimento e rischio in un contesto ancora caratterizzato da elevata incertezza. Sul fronte energetico continua invece il graduale processo di normalizzazione. Il Brent è tornato sotto i 74 dollari al barile, anche se alcuni episodi avvenuti nello Stretto di Hormuz ricordano come il rischio geopolitico non possa ancora essere considerato completamente archiviato. Il mercato, però, sembra aver ormai eliminato gran parte del premio di rischio costruito durante le settimane più difficili del conflitto. Resta infine un elemento che probabilmente accompagnerà i mercati anche nelle prossime settimane. Dopo mesi di rialzi quasi ininterrotti, il tema dell'intelligenza artificiale non viene più giudicato soltanto sulla base della narrativa, ma richiede continue conferme operative. Ogni trimestrale, ogni previsione sugli investimenti, ogni decisione di una grande azienda o ogni cambiamento nella domanda finale possono provocare movimenti molto più ampi rispetto al passato. È una caratteristica tipica delle grandi rivoluzioni tecnologiche. Quando le aspettative diventano molto elevate, il mercato non si limita più a distinguere tra buone e cattive notizie. Comincia a distinguere tra notizie eccellenti e notizie semplicemente buone. Ed è proprio questa la fase che stiamo attraversando oggi. La storia dell'intelligenza artificiale continua a essere estremamente solida dal punto di vista industriale, ma il mercato sta diventando sempre più selettivo nel modo in cui valuta le singole aziende.
Commento Finale
La conclusione, quindi, non cambia rispetto alle ultime settimane. L'intelligenza artificiale resta il principale motore della crescita globale, ma il percorso non sarà lineare. Le valutazioni elevate richiedono conferme continue, la volatilità resterà probabilmente superiore a quella osservata negli ultimi anni e gli investitori dovranno imparare a convivere con correzioni improvvise anche all'interno di un trend strutturalmente ancora positivo. In un contesto come questo, inseguire ogni movimento di breve periodo rischia di essere molto meno efficace che mantenere un processo disciplinato, capace di distinguere il rumore quotidiano dai cambiamenti realmente importanti del ciclo economico e tecnologico.
I market movers di oggi sono: indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,16%, China A50 +0,48%, Hang Seng chiuso -1,61%, il Nikkei +4,59%, l’Australia -0,45%, Taiwan +0,86%, la Corea del Sud Kospi +6,69%, l’indice Indiano Sensex +0,71%. Il nostro FTSEMib +0,28%, Dax +1,03%, Ftse100 +0,65%, Cac40 +0,55%, Zurigo +0,81%. Lo S&P500 -0,01%, il Nasdaq -0,46%, il Russell2000 +0,71%. L’oro ha chiuso a 4.047,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 71,92$ per il wti e 75,50$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 40,605. Lo spread BTP/BUND 73,970. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,89%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,52%, China A50 -3,46%, Hang Seng chiuso -1,66%, il Nikkei -4,47%, l’Australia +0,18%, Taiwan -3,30%, la Corea del Sud Kospi -6,69%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.029,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 70,40$ per il greggio e 74,09$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 59.838 e l’Ethereum 1.552.
Buona giornata e buon fine settimana.


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