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Pillole di Mercato

(26° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Italo Calvino: “Alle volte non si crede incompleto ed è soltanto giovane”

 

C'è un aspetto che emerge con sempre maggiore chiarezza in queste settimane: quando un mercato sale per mesi sostenuto da una narrativa estremamente potente, il rischio non è che manchino le buone notizie. Il rischio è che le aspettative diventino talmente elevate da rendere insufficiente persino una buona notizia. È esattamente quello che sta accadendo oggi nel comparto dell'intelligenza artificiale. Dopo il forte sell-off che ha colpito i semiconduttori e le società più esposte all'AI, il mercato asiatico aveva provato a costruire un rimbalzo. Nelle prime ore della seduta sembrava che gli investitori stessero tornando ad acquistare i titoli più penalizzati, ma il recupero è durato poco. Le vendite sono tornate rapidamente e ancora una volta il settore tecnologico è finito sotto pressione. Il segnale più evidente è arrivato da Taiwan Semiconductor Manufacturing, probabilmente il titolo più importante dell'intera catena globale dei semiconduttori. Dopo aver resistito meglio di altri durante le precedenti giornate di ribasso, anche TSMC ha ceduto terreno in modo significativo. Quando iniziano a correggere i leader di mercato, il messaggio diventa più importante rispetto a quando vengono colpiti soltanto i nomi più speculativi. Anche la Corea del Sud continua a rappresentare uno degli epicentri della volatilità. Il Kospi ha cancellato i guadagni iniziali della giornata e resta fortemente influenzato dall'andamento dei grandi produttori di chip. La differenza rispetto alle sedute precedenti è che ora il mercato non sta più discutendo soltanto dei risultati aziendali o delle prospettive dell'intelligenza artificiale. Sta iniziando a discutere delle valutazioni. Ed è una differenza sostanziale. Per molti mesi gli investitori hanno guardato esclusivamente alla crescita futura. Oggi iniziano a chiedersi quanto di quel futuro sia già stato incorporato nei prezzi. La stagione delle trimestrali ha fornito numeri straordinari. Molte aziende hanno battuto le aspettative, aumentato le guidance e confermato una domanda fortissima per infrastrutture AI, data center e semiconduttori avanzati. Eppure il mercato non sembra più disposto a premiare automaticamente ogni buona notizia. Questo accade perché, dopo rialzi superiori al 200% o al 300% in alcuni casi, il problema non è più dimostrare che il business cresce. Il problema è dimostrare che crescerà ancora più velocemente di quanto gli investitori abbiano già immaginato. In questo contesto i risultati di Micron Technology assumono un'importanza particolare. Non vengono osservati soltanto per capire come sta andando un produttore di memorie. Vengono osservati come un indicatore dell'intera filiera dell'intelligenza artificiale. Se Micron confermerà una domanda ancora molto robusta, il mercato potrà interpretarlo come una conferma che il ciclo AI resta intatto. Se invece dovessero emergere segnali di rallentamento o prospettive meno brillanti del previsto, le prese di profitto potrebbero intensificarsi ulteriormente. È interessante notare come il dibattito stia diventando sempre più polarizzato. Da una parte ci sono coloro che vedono nell'intelligenza artificiale la più grande rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni e ritengono che la fase attuale rappresenti soltanto una pausa all'interno di un trend strutturale destinato a durare anni. Dall'altra iniziano a moltiplicarsi le voci che parlano apertamente di bolla speculativa. Alcuni osservatori ritengono che il livello di entusiasmo raggiunto negli ultimi mesi sia superiore persino a quello osservato durante la bolla internet di fine anni Novanta. Probabilmente la verità, come spesso accade, si trova nel mezzo. L'intelligenza artificiale rappresenta senza dubbio una trasformazione reale e profonda. Ma questo non significa che ogni titolo legato all'AI possa continuare a salire senza interruzioni o che qualsiasi valutazione sia giustificata. Nel frattempo, il contesto macroeconomico sta offrendo qualche elemento di supporto. Il petrolio continua a scendere grazie ai progressi nei rapporti tra Stati Uniti e Iran e alla graduale normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz. Il Brent si è avvicinato ai 76 dollari al barile, contribuendo ad alleviare parte delle pressioni inflazionistiche che avevano preoccupato i mercati nelle settimane precedenti. Anche il mercato obbligazionario sta inviando segnali interessanti. Dopo le tensioni seguite alla prima riunione della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh, i Treasury hanno mostrato una certa stabilizzazione. In particolare, la parte lunga della curva continua a beneficiare della crescente credibilità della Fed nel controllo dell'inflazione. Questo è un aspetto importante perché suggerisce che il mercato non sta necessariamente prezzando uno scenario di inflazione fuori controllo. Sta piuttosto cercando di capire quanto a lungo i tassi dovranno restare elevati. Sul mercato valutario continua invece la forza del dollaro, sostenuto dal differenziale di rendimento rispetto alle altre economie sviluppate. La valuta americana ha raggiunto nuovi massimi degli ultimi mesi mentre lo yen giapponese continua a muoversi vicino ai livelli più deboli degli ultimi quarant'anni. Nel frattempo, emergono anche alcuni segnali di tensione in segmenti meno osservati del sistema finanziario. I fondi di private credit continuano a registrare richieste di rimborso e diversi operatori stanno nuovamente limitando i riscatti. Non si tratta ancora di un problema sistemico, ma è un promemoria importante del fatto che anni di liquidità abbondante hanno lasciato in eredità valutazioni elevate anche al di fuori dei mercati quotati.

 

Commento finale

La settimana sta mostrando un fenomeno tipico delle fasi mature di un grande trend: il mercato non sta più premiando semplicemente la crescita, ma sta iniziando a misurare la distanza tra crescita attesa e crescita già incorporata nei prezzi. È una differenza sottile ma fondamentale. Il tema dell'intelligenza artificiale resta probabilmente il motore più potente dei mercati globali, ma proprio per questo diventa anche il più vulnerabile alle delusioni. Non siamo necessariamente davanti alla fine del ciclo AI. Siamo probabilmente entrati nella fase in cui la selettività conta più dell'entusiasmo. E quando un mercato passa dall'euforia alla selezione, la gestione del rischio torna a essere importante quanto la ricerca delle opportunità.

 

I market movers di oggi sono: Indice IFO sulla fiducia delle aziende in Germania, permessi di costruzioni rilasciati, vendite di nuove abitazioni e scorte di petrolio negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,76%, China A50 -1,64%, Hang Seng chiuso -1,52%, il Nikkei -2,18%, l’Australia -0,27%, Taiwan -1,12%, la Corea del Sud Kospi -6,98%, l’indice Indiano Sensex +0,07%. Il nostro FTSEMib -1,46%, Dax -0,98%, Ftse100 -0,09%, Cac40 -0,71%, Zurigo +0,45%. Lo S&P500 -1,44%, il Nasdaq -2,21%, il Russell2000 -0,96%. L’oro ha chiuso a 4.149,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 73,21$ per il wti e 76,80$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 41,690. Lo spread BTP/BUND 72,700. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 19,49%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,07%, China A50 -0,06%, Hang Seng chiuso -0,09%, il Nikkei -0,61%, l’Australia +0,21%, Taiwan -1,93%, la Corea del Sud Kospi +3,22%, l’indice Indiano Sensex +0,67%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.077,25 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 72,72$ per il greggio e 76,34$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 62.665 e l’Ethereum 1.666.

 

Buona giornata.

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