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Pillole di Mercato

(25° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Warren Buffett: “Il miglio investimento che puoi fare è su stesso”

 

Fed, petrolio e mercato: perché il quadro è meno semplice di quanto sembri. Nelle ultime settimane il mercato ha vissuto una situazione quasi paradossale. Da una parte abbiamo avuto una Federal Reserve molto più aggressiva del previsto. Dall'altra abbiamo assistito a un improvviso miglioramento dello scenario geopolitico con la firma dell'accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran e la prospettiva di una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz. Normalmente uno di questi due fattori sarebbe stato sufficiente a dominare completamente la narrativa di mercato. Oggi invece convivono entrambi. Ed è proprio questa sovrapposizione che rende il quadro interessante. La Fed ha mantenuto invariati i tassi per la quarta riunione consecutiva, ma il messaggio emerso dalla conferenza stampa di Kevin Warsh è stato decisamente meno accomodante rispetto a quanto molti investitori speravano. La crescita economica continua a essere definita solida, il mercato del lavoro resta resiliente e soprattutto l'inflazione continua a rappresentare il principale problema per la banca centrale. Il dato più importante non è tanto la decisione sui tassi, quanto il fatto che circa metà dei membri del FOMC continua a vedere ulteriori rialzi entro la fine dell'anno. Non è un dettaglio. Fino a poche settimane fa il mercato discuteva quasi esclusivamente di quando sarebbero arrivati i tagli. Oggi si è tornati a parlare apertamente di rialzi. È un cambiamento importante nella percezione del rischio. Eppure, nonostante questo messaggio, l'azionario ha reagito bene, almeno nella fase di preapertura di oggi. Perché? La risposta arriva dal petrolio. L'accordo firmato tra Washington e Teheran ha ridotto significativamente il rischio di una nuova escalation militare e soprattutto ha riacceso le speranze di una normalizzazione progressiva dei flussi energetici. Il Brent è sceso sotto gli 80 dollari al barile, accumulando una correzione superiore al 15% in pochi giorni. Si tratta di uno dei movimenti più rapidi degli ultimi anni. Per il mercato questo significa una cosa molto semplice: meno pressione inflazionistica. Non perché l'inflazione sia improvvisamente sparita, ma perché il principale motore della sua recente accelerazione sta perdendo intensità. Ed è qui che nasce il conflitto tra le due narrative. La Fed continua a dire che l'inflazione resta troppo alta. Il mercato, invece, guarda il petrolio e si chiede se quella stessa inflazione non possa iniziare a rallentare autonomamente nei prossimi mesi. Questa divergenza spiega molto bene il comportamento delle obbligazioni. Subito dopo la riunione della Fed i rendimenti erano saliti con forza. Successivamente, il crollo del petrolio ha provocato un parziale ripensamento. Il Treasury decennale è tornato in area 4,45%, mentre il biennale ha ridotto parte dell'impennata registrata dopo le parole di Warsh. In altre parole, il mercato non sta ignorando la Fed. Sta semplicemente cercando di capire se la banca centrale stia guardando uno scenario che potrebbe già iniziare a migliorare da solo grazie al calo dell'energia. Il vero tema delle prossime settimane sarà proprio questo. Se il petrolio continuerà a scendere e lo Stretto di Hormuz tornerà gradualmente alla normalità, le aspettative inflazionistiche potrebbero iniziare a raffreddarsi in modo significativo. In quel caso la narrativa dei rialzi potrebbe perdere forza molto rapidamente. Se invece l'accordo dovesse incontrare ostacoli o la riapertura delle rotte energetiche risultasse più lenta del previsto, il mercato potrebbe tornare a preoccuparsi dell'inflazione molto prima di quanto immagini oggi. Nel frattempo, l'azionario continua a mostrare una notevole capacità di adattamento. L'intelligenza artificiale resta il principale motore della propensione al rischio. I futures sul Nasdaq sono tornati a salire, i titoli tecnologici guidano ancora i flussi e gli investitori continuano a vedere nella crescita degli utili il principale sostegno per le valutazioni. Ma questa volta c'è una differenza rispetto ai mesi precedenti. Per gran parte del 2025 il mercato poteva contare sia sull'entusiasmo per l'AI sia sulla prospettiva di una futura politica monetaria più accomodante. Oggi una di queste due gambe è molto meno stabile. La Fed non sta promettendo alcun aiuto. Anzi. Sta ricordando agli investitori che la battaglia contro l'inflazione non è ancora terminata. Per questo motivo il mercato si trova in una fase delicata. Non siamo più nella situazione in cui qualsiasi notizia positiva produce automaticamente nuovi massimi. Stiamo entrando in una fase in cui i dati macro, i prezzi dell'energia e le decisioni delle banche centrali torneranno ad avere un peso molto più importante.

 

Commento finale

La firma dell'accordo tra Stati Uniti e Iran rappresenta probabilmente il primo vero elemento di distensione geopolitica degli ultimi mesi e sta contribuendo a ridurre rapidamente il premio al rischio incorporato nel petrolio. Questo è un fattore positivo sia per l'economia sia per i mercati finanziari. Tuttavia, la Federal Reserve continua a mantenere un atteggiamento prudente e non sembra ancora pronta a dichiarare conclusa la battaglia contro l'inflazione. Per questo motivo il mercato si trova oggi sospeso tra due forze opposte: da una parte la disinflazione generata dal calo dell'energia, dall'altra una banca centrale che non vuole abbassare la guardia troppo presto. La direzione dei prossimi mesi dipenderà in larga misura da quale di queste due forze riuscirà a prevalere.

 

I market movers di oggi sono: tasso di disoccupazione in Gran Bretagna, decisione sui tassi da parte della BNS in Svizzera (attuali 0,00% - aspettative 0,00%), decisione sui tassi da parte della BOE in Gran Bretagna (attuali 3,75% - aspettative 3,75%), richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi ad eccezione della Cina. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,18%, China A50 -0,78%, Hang Seng -0,53%, il Nikkei +0,42%, l’Australia +0,42%, Taiwan -0,49%, la Corea del Sud Kospi +0,59%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,34%. Il nostro FTSEMib +0,31%, Dax +0,10%, Ftse100 +0,14%, Cac40 -0,20%, Zurigo +0,39%. Lo S&P500 -1,21%, il Nasdaq -1,34%, il Russell2000 -0,72%. L’oro ha chiuso a 4.381,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 76,79$ per il wti e 79,55$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 40,550. Lo spread BTP/BUND 70,940. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,41%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,26%, China A50 +0,17%, Hang Seng -1,82%, il Nikkei +1,87%, l’Australia -0,37%, Taiwan +1,02%, la Corea del Sud Kospi +1,52%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,07%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.335,17 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 74,86$ per il greggio e 77,83$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 63.878 e l’Ethereum 1.727.

 

Buona giornata.

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