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Pillole di Mercato

(25° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Simon Sinek: “La gente non compra quello che fai, la gente compra il motivo per cui lo fai”

 

Dopo il forte rimbalzo delle ultime sedute, il mercato sta entrando in una fase di riflessione. La reazione iniziale all’accordo tra Stati Uniti e Iran è stata molto positiva: azioni in rialzo, petrolio in calo, rendimenti più stabili e ritorno dell’appetito per il rischio. Era probabilmente la risposta più logica dopo mesi in cui il conflitto aveva rappresentato una delle principali fonti di incertezza per gli investitori. Adesso, però, il mercato sembra voler fare un passo indietro e verificare se l’ottimismo incorporato nei prezzi sia realmente giustificato. L’azionario globale continua a muoversi vicino ai massimi storici, ma il ritmo del rialzo si è rallentato. Dopo tre sedute consecutive molto forti, gli investitori stanno cercando di capire se la riapertura dello Stretto di Hormuz sarà davvero in grado di normalizzare i flussi energetici e ridurre in modo duraturo le pressioni inflazionistiche. Ed è proprio questo il punto centrale. La parte più semplice del movimento è probabilmente già avvenuta. Il mercato ha immediatamente eliminato una parte consistente del premio al rischio legato alla guerra. Ora, però, servono conferme concrete. Non basta che venga firmato un accordo. Occorre verificare che il traffico commerciale torni effettivamente ai livelli precedenti al conflitto, che le scorte energetiche vengano ricostituite e che le tensioni geopolitiche non riemergano sotto altre forme. Per questo motivo il petrolio resta uno degli indicatori più importanti da monitorare. Il Brent è sceso sotto gli 83 dollari al barile, registrando una delle correzioni più rapide degli ultimi mesi. È un movimento significativo perché il greggio era diventato il principale veicolo attraverso cui la guerra si trasmetteva all’economia globale: prima attraverso l’energia, poi attraverso l’inflazione e infine attraverso le aspettative sui tassi di interesse. La discesa del petrolio rappresenta quindi una buona notizia, ma non equivale ancora a una normalizzazione definitiva. Molti operatori continuano infatti a sottolineare che la riapertura di Hormuz richiederà tempo. Le rotte commerciali devono essere ripristinate, le compagnie di navigazione devono tornare a utilizzare il corridoio con continuità e le scorte strategiche devono essere ricostituite. In altre parole, la guerra può essere terminata sul piano diplomatico prima di esserlo completamente sul piano economico. Anche le banche centrali stanno osservando con attenzione questa fase. La settimana che si apre è particolarmente importante perché concentra alcune delle decisioni di politica monetaria più rilevanti dell’anno. La Bank of Japan ha già alzato i tassi all’1%, il livello più alto dal 1995. Una decisione storica che conferma come anche il Giappone stia lentamente uscendo dall’era dei tassi ultra-bassi. La Reserve Bank of Australia, invece, ha scelto di mantenere invariato il costo del denaro, segnalando che i precedenti rialzi stanno già iniziando a produrre effetti sull’economia reale. Ma tutta l’attenzione resta rivolta alla Federal Reserve. Mercoledì si terrà la prima riunione guidata da Kevin Warsh e il mercato cercherà soprattutto di capire quale equilibrio la banca centrale intenda mantenere tra crescita economica e inflazione. I tassi dovrebbero restare invariati, ma il linguaggio utilizzato dalla Fed potrebbe diventare il principale catalizzatore dei mercati nelle prossime settimane. Il vero interrogativo riguarda infatti la comunicazione futura. Per molti anni gli investitori hanno potuto contare su indicazioni abbastanza precise riguardo alle prossime mosse della banca centrale. Se la nuova Fed dovesse invece ridurre l’utilizzo della forward guidance, i mercati potrebbero trovarsi costretti a interpretare i dati macroeconomici con molta meno assistenza da parte dell’istituto centrale. E questo potrebbe aumentare la volatilità. Nel frattempo, emerge un’altra divergenza interessante. Mentre Stati Uniti ed Europa stanno beneficiando della riduzione delle tensioni geopolitiche, la Cina continua a mostrare segnali di debolezza. I dati pubblicati questa settimana evidenziano un calo dei consumi per la prima volta dalla pandemia e un ulteriore deterioramento degli investimenti. Anche il mercato immobiliare continua a perdere terreno. Questo significa che una parte importante dell’economia globale resta ancora fragile. Da un lato abbiamo Stati Uniti sostenuti dall’intelligenza artificiale, dagli investimenti e dalla tenuta degli utili aziendali. Dall’altro abbiamo una Cina che continua a rallentare e che fatica a trasformare la forza delle esportazioni in una ripresa più equilibrata della domanda interna. Anche sul fronte societario il tema dominante resta sempre lo stesso: intelligenza artificiale. SpaceX continua ad attirare enormi flussi di capitale dopo il debutto record della scorsa settimana, mentre OpenAI, Anthropic e altre società legate all’ecosistema AI restano al centro dell’attenzione degli investitori. La domanda di crescita strutturale non è affatto scomparsa. Anzi, il fatto che il mercato sia tornato rapidamente a concentrarsi su tecnologia, semiconduttori, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale dimostra quanto questa narrativa continui a rappresentare il principale motore della performance azionaria globale. La differenza rispetto a qualche mese fa è che oggi il contesto macroeconomico è molto meno accomodante. I tassi restano elevati, le banche centrali sono più prudenti e la crescita globale appare meno sincronizzata. Per questo motivo il mercato continua a premiare la crescita, ma sta diventando progressivamente più selettivo.

 

Commento finale

La sensazione è che il mercato abbia superato il momento di maggiore tensione, ma non abbia ancora raggiunto una vera fase di tranquillità. L’accordo tra Stati Uniti e Iran ha eliminato una parte importante del rischio geopolitico e ha consentito al petrolio di correggere in modo significativo, ma la normalizzazione completa richiederà tempo. Nel frattempo, gli investitori tornano a concentrarsi sulle banche centrali, sull’inflazione e sulla crescita economica. L’intelligenza artificiale continua a essere il principale motore dei mercati, ma non può più contare sul sostegno di un contesto monetario particolarmente favorevole. Per questo motivo la fase che si apre potrebbe essere meno lineare rispetto a quella vissuta nella prima parte dell’anno. Il trend resta costruttivo, ma la selettività e la gestione del rischio tornano a essere elementi fondamentali per navigare un mercato che continua a guardare al futuro senza poter ignorare completamente le fragilità del presente.

 

I market movers di oggi sono: produzione industriale e tasso di disoccupazione in Cina, decisione sui tassi di interesse da parte della BOJ in Giappone (attuali 0,75% - aspettative 1,00%), decisione sui tassi di interesse da parte della RBA in Australia (attuali 4,35% - aspettative 4,35%), CPI (inflazione) in Italia, indice Zew delle condizioni economiche in Germania, variazione settimanale dei dati dell’occupazione elaborato dall’ADP e permessi di costruzioni rilasciati negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso in forte rialzo. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,02%, China A50 +0,767%, Hang Seng +0,44%, il Nikkei +5,09%, l’Australia +1,32%, Taiwan +2,59%, la Corea del Sud Kospi +5,37%, l’indice Indiano Sensex chiuso +1,45%. Il nostro FTSEMib +0,66%, Dax +1,05%, Ftse100 -0,39%, Cac40 +0,40%, Zurigo +0,07%. Lo S&P500 +1,65%, il Nasdaq +3,07%, il Russell2000 +0,72%. L’oro ha chiuso a 4.351,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 80,75$ per il wti e 83,17$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 42,990. Lo spread BTP/BUND 72,540. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,20%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,14%, China A50 -0,32%, Hang Seng -1,50%, il Nikkei +0,52%, l’Australia -0,07%, Taiwan +0,59%, la Corea del Sud Kospi +2,10%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,57%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.348,12 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 80,51$ per il greggio e 82,72$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 66.037 e l’Ethereum 1.763.

 

Buona giornata.


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