Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 11 giu
- Tempo di lettura: 5 min
(24° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Julio Velasco: “Non esistono le cose facili o difficili. Esistono le cose che io so fare e le cose che io non so fare”
Per settimane il mercato ha vissuto quasi esclusivamente di una parola: fiducia. Fiducia che l’intelligenza artificiale potesse continuare a sostenere utili e investimenti. Fiducia che la crescita americana restasse sufficientemente robusta. Fiducia che le tensioni geopolitiche non avrebbero avuto conseguenze durature. Fiducia che le banche centrali, prima o poi, sarebbero tornate ad allentare le condizioni finanziarie. Ora quella fiducia sta iniziando a essere messa alla prova. Non siamo ancora davanti a una vera inversione di lungo periodo, ma qualcosa è cambiato. E il cambiamento più evidente è che il mercato ha smesso di ignorare i rischi. L’azionario globale è sceso sui livelli più bassi dell’ultimo mese, mentre la correzione dei titoli tecnologici continua ad allargarsi. I grandi protagonisti del rialzo degli ultimi mesi, dai semiconduttori alle infrastrutture AI, stanno mostrando una volatilità che non vedevamo da tempo. È una dinamica quasi inevitabile. Quando un mercato si concentra su pochi grandi vincitori, quei titoli finiscono per diventare contemporaneamente il motore della salita e il principale punto di vulnerabilità. Finché i flussi entrano, tutto sembra funzionare perfettamente. Ma quando gli investitori iniziano a ridurre il rischio, la pressione si concentra esattamente sugli stessi nomi che avevano trainato il rialzo. È quello che stiamo vedendo in queste settimane. Le cosiddette Magnificent Seven hanno registrato una nuova fase di debolezza, mentre il VIX è tornato sui livelli più elevati dalla primavera. Non siamo ancora in una fase di panico, ma sicuramente non siamo più nel contesto di assoluta tranquillità che aveva caratterizzato gran parte del rally. Anche il mercato obbligazionario continua a mandare segnali importanti. I rendimenti restano elevati e gli operatori continuano a prezzare un contesto di politica monetaria molto più restrittivo rispetto a quello che il mercato immaginava soltanto pochi mesi fa. La BCE si avvicina alla sua prima stretta da quasi due anni, mentre negli Stati Uniti continua a crescere il numero di investitori che ipotizzano ulteriori rialzi della Federal Reserve. E qui torniamo al tema centrale delle ultime settimane. Il costo del capitale. Per mesi il mercato ha potuto concentrarsi quasi esclusivamente sugli utili e sull’intelligenza artificiale. Oggi sta tornando a fare i conti con una variabile che sembrava passata in secondo piano: il prezzo del denaro. Quando i rendimenti salgono e il mercato inizia a discutere di tassi più elevati per più tempo, le valutazioni elevate diventano molto più difficili da sostenere. Non significa che le aziende AI abbiano smesso di crescere. Significa che gli investitori iniziano a chiedersi quanto siano disposti a pagare oggi per una crescita che arriverà negli anni futuri. E questo ragionamento si intreccia con un altro tema che sta assumendo un peso crescente: la liquidità. L’enorme IPO di SpaceX rappresenta probabilmente il miglior esempio di questa dinamica. La domanda è stata straordinaria, con richieste superiori a quattro volte le azioni disponibili. Da una parte questo conferma che l’interesse per il mondo dell’intelligenza artificiale e delle grandi piattaforme tecnologiche resta molto elevato. Dall’altra, però, significa anche che una quantità enorme di capitale è stata temporaneamente immobilizzata per partecipare all’operazione. Quando il mercato si trova contemporaneamente ad assorbire aumenti di capitale, nuove quotazioni e collocamenti di dimensioni record, una parte della liquidità viene inevitabilmente sottratta al resto del mercato. Non è necessariamente un problema strutturale, ma può creare pressioni di breve periodo che si sommano ad altri fattori già presenti. E proprio mentre il mercato sta affrontando questa fase di assorbimento di liquidità, il quadro geopolitico è tornato a peggiorare. Le operazioni militari americane contro obiettivi iraniani hanno sostanzialmente cancellato i progressi che erano stati fatti nei mesi precedenti sul fronte diplomatico. Il cessate il fuoco di aprile appare ormai compromesso e il rischio di una nuova escalation è tornato ad aumentare. Il petrolio, inevitabilmente, ne ha risentito. Il Brent è tornato sopra i 90 dollari al barile e continua a rappresentare uno dei principali fattori di incertezza per i mercati finanziari. Perché il petrolio non è soltanto una questione energetica. È una variabile che influenza inflazione, trasporti, logistica, margini aziendali e aspettative sui tassi. Ogni volta che il prezzo dell’energia torna a salire, il mercato è costretto a riconsiderare le proprie aspettative sulle banche centrali. Ed è esattamente ciò che sta accadendo. In questo contesto, la correzione dell’azionario non appare più come un semplice episodio tecnico. Piuttosto, sembra il risultato di diversi fattori che stanno convergendo contemporaneamente: valutazioni elevate, rendimenti in rialzo, geopolitica più complessa, grandi operazioni sul mercato dei capitali e una crescente attenzione al rischio inflazione. Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, sarebbe probabilmente sufficiente a cambiare il trend. Insieme, però, iniziano a creare un contesto molto più impegnativo rispetto a quello che gli investitori hanno vissuto nella prima parte dell’anno.
Commento finale
La sensazione è che il mercato stia entrando in una fase di maturazione del ciclo. Non significa necessariamente che il bull market sia terminato. Significa però che la fase in cui bastava comprare qualsiasi titolo legato all’intelligenza artificiale potrebbe essere finita. I grandi temi restano gli stessi: AI, infrastrutture digitali, semiconduttori e crescita degli utili. Ma oggi questi temi devono confrontarsi con rendimenti più elevati, inflazione persistente, geopolitica instabile e una crescente competizione per la liquidità disponibile. Il mercato continua a credere nella storia dell’intelligenza artificiale, ma sta iniziando a chiedersi quanto sia disposto a pagarla. E quando il mercato passa dalla fase dell’entusiasmo a quella della selezione, la gestione del rischio torna a essere importante quanto la ricerca delle opportunità.
I market movers di oggi: decisione sui tassi di interesse da parta della BCE nell’Eurozona (attuali 2,15% – aspettative 2,40%), richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più in rosso. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,88%, China A50 -0,77%, Hang Seng -1,30%, il Nikkei -2,21%, l’Australia +0,16%, Taiwan -2,82%, la Corea del Sud Kospi -6,00%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,55%. Il nostro FTSEMib -0,46%, Dax -0,97%, Ftse100 +0,27%, Cac40 -0,51%, Zurigo +0,80%. Lo S&P500 -1,62%, il Nasdaq -1,98%, il Russell2000 -1,10%. L’oro ha chiuso a 4.133,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 90,03$ per il wti e 93,10$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 50,370. Lo spread BTP/BUND 78,270. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 22,22%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere in negativo. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,37%, China A50 -0,39%, Hang Seng -1,09%, il Nikkei +0,09%, l’Australia -0,02%, Taiwan -0,14%, la Corea del Sud Kospi -0,47%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,07%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura mista mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.098,45 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 90,91$ per il greggio e 93,89$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 62.580 e l’Ethereum 1.648.
Buona giornata.


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