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Pillole di Mercato

(23° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Arthur Schopenhauer: “Da come gli altri si comportano con noi, non dobbiamo desumere e apprendere chi siamo noi, bensì chi sono loro

 

I mercati azionari globali continuano a scrivere nuovi record storici e, ancora una volta, il motore principale del movimento ha un nome ben preciso: intelligenza artificiale. L'indice MSCI All Country World ha aggiornato i propri massimi assoluti, accompagnato da nuovi record sia in Asia sia negli Stati Uniti. A guidare il movimento sono stati ancora una volta i semiconduttori, vero cuore pulsante dell'intera rivoluzione AI. Il Philadelphia Semiconductor Index ha registrato un ulteriore rialzo vicino al 6%, portandosi anch'esso su nuovi massimi storici e trascinando con sé tutto il comparto tecnologico globale. In Asia, Taiwan Semiconductor ha raggiunto nuovi record di quotazione, mentre Tokyo Electron ha proseguito la sua corsa rialzista. La Corea del Sud, chiusa per festività, resta comunque uno dei mercati più osservati dagli investitori grazie alla sua forte esposizione all'intera filiera dell'intelligenza artificiale. La narrativa dominante continua quindi a essere quella che accompagna i mercati ormai da molti mesi: gli investitori sono disposti a pagare valutazioni sempre più elevate perché ritengono che la crescita degli utili delle aziende coinvolte nell'AI possa continuare ancora a lungo. Le preoccupazioni sulle valutazioni, almeno per il momento, vengono messe in secondo piano rispetto alla convinzione che la domanda di capacità computazionale, infrastrutture digitali, networking e semiconduttori sia destinata a crescere per anni. Anche il mercato delle nuove quotazioni contribuisce ad alimentare l'entusiasmo. SpaceX starebbe puntando a una valutazione di circa 75 miliardi di dollari per la propria IPO, mentre l'attenzione degli investitori rimane concentrata anche sulle future quotazioni di OpenAI e Anthropic. Tutto questo rafforza ulteriormente la percezione che il ciclo dell'intelligenza artificiale sia ancora nelle sue fasi iniziali. Dietro l'entusiasmo per il comparto tecnologico, però, il quadro macroeconomico resta più complesso di quanto possa sembrare osservando soltanto gli indici azionari. Il petrolio Brent è tornato a salire per la terza seduta consecutiva, avvicinandosi nuovamente ai 100 dollari al barile. Le trattative tra Stati Uniti e Iran continuano a produrre segnali contrastanti e il mercato resta molto sensibile a qualsiasi aggiornamento proveniente dal Medio Oriente. Lo Stretto di Hormuz continua infatti a rappresentare un elemento di forte incertezza per l'equilibrio energetico globale. Anche il mercato obbligazionario continua a inviare messaggi di cautela. Il rendimento del Treasury decennale americano si mantiene vicino al 4,45%, mentre gli operatori iniziano a considerare sempre più concretamente la possibilità che la Federal Reserve possa mantenere i tassi elevati più a lungo del previsto o addirittura valutare ulteriori rialzi. I dati sul mercato del lavoro statunitense continuano infatti a mostrare una notevole resilienza. Le offerte di lavoro sono salite ai livelli più alti degli ultimi due anni e i licenziamenti restano contenuti. Questo quadro alimenta l'idea che l'economia americana sia ancora sufficientemente forte da sopportare condizioni finanziarie restrittive. Ed è proprio questo il paradosso che caratterizza l'attuale fase di mercato: da una parte la crescita economica e gli utili societari sostengono il rialzo delle borse, dall'altra la stessa forza dell'economia rischia di impedire alle banche centrali di allentare la politica monetaria. Anche in Europa la situazione resta delicata. L'inflazione dell'Eurozona è salita al 3,2% su base annua, con i costi energetici che continuano a rappresentare la principale fonte di pressione sui prezzi. L'aumento del 10,9% registrato dall'energia rende sempre più probabile un ulteriore intervento restrittivo da parte della BCE nelle prossime riunioni. Questo significa che il contesto rimane caratterizzato da una divergenza molto evidente. Da una parte l'azionario continua a prezzare crescita, innovazione tecnologica e utili in aumento. Dall'altra, petrolio, inflazione e tassi d'interesse ricordano agli investitori che il rischio macroeconomico non è affatto scomparso. L'impressione è che il mercato stia ancora concedendo il beneficio del dubbio al grande tema dell'intelligenza artificiale. Finché la crescita degli utili continuerà a sorprendere positivamente e gli investimenti in infrastrutture digitali resteranno elevati, il flusso di capitali potrebbe continuare a sostenere i listini azionari. Tuttavia, più il rally si estende e più aumenta la dipendenza del mercato da una singola narrativa dominante. Oggi una parte rilevante della performance globale è concentrata su un numero relativamente ristretto di società legate ai semiconduttori, al cloud, ai data center e alle infrastrutture AI. Una concentrazione che rappresenta al tempo stesso la principale forza e il principale elemento di vulnerabilità del mercato.

 

Commento finale

Il mercato continua a dimostrare una forza impressionante. Ogni correzione viene rapidamente riassorbita e ogni nuovo dato favorevole all'intelligenza artificiale alimenta ulteriormente l'entusiasmo degli investitori. Tuttavia, mentre gli indici aggiornano continuamente i massimi storici, petrolio, inflazione e politica monetaria continuano a ricordarci che il contesto macroeconomico resta complesso. La tendenza rialzista merita rispetto e non va combattuta per principio, ma più aumenta la concentrazione del rialzo su pochi temi dominanti, più diventa importante mantenere disciplina e gestione del rischio. Perché nei mercati finanziari il problema non nasce quando tutti vedono i rischi. Nasce quando smettono completamente di considerarli.

 

I market movers di oggi: PIL (1° trimestre) in Australia, indice PMI del settore dei servizi nell’Eurozona, variazione dell’occupazione non agricola ADP, indice PMI del settore dei servizi e ordinativi delle fabbriche negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,43%, China A50 +2,16%, Hang Seng +2,17%, il Nikkei -0,49%, l’Australia -0,06% Taiwan +0,48%, la Corea del Sud Kospi +0,15%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,34%. Il nostro FTSEMib +1,61%, Dax +0,46%, Ftse100 +0,33%, Cac40 +0,77%, Zurigo +0,00%. Lo S&P500 +0,13%, il Nasdaq +0,03%, il Russell2000 +0,90%. L’oro ha chiuso a 4.513,62 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 92,32$ per il wti e 95,23$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 48,065. Lo spread BTP/BUND 76,090. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,77%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,43%, China A50 +1,51%, Hang Seng +2,17%, il Nikkei +2,91%, l’Australia +0,91% Taiwan +2,03%, la Corea del Sud Kospi chiusa per festività, l’indice Indiano Sensex chiuso -1,01%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.497,26 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 94,95 per il greggio e 97,13 per il brent. Infine, il Bitcoin quota 66.629 e l’Ethereum 1.853.

 

Buona giornata.

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