Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 1 giu
- Tempo di lettura: 5 min
(23° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Italo Calvino: “Quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari. E pensò: ecco, questo modo d’essere è l’amore”
Nuovo massimo storico per l’S&P 500. Nona settimana consecutiva di rialzi, una striscia positiva che non si vedeva dal 2023. A prima vista potrebbe sembrare l’ennesima conferma di un mercato semplicemente forte. In realtà, sotto la superficie, il quadro è molto più interessante. Il termometro del rischio comportamentale continua a salire mentre la volatilità implicita è scesa sui livelli più bassi dell’anno. Tradotto in modo semplice: sempre più investitori sono posizionati dalla stessa parte del mercato, quella rialzista, mentre il costo della paura è ormai ridotto al minimo. Le protezioni costano pochissimo e questo rende il momento particolarmente interessante per chi vuole valutare coperture sul portafoglio in vista dei prossimi mesi. Non significa necessariamente che una correzione sia imminente, ma che il mercato sta diventando sempre più affollato nella stessa direzione. Mentre molti investitori continuano a interrogarsi sulla sostenibilità di questi livelli, i prezzi continuano a fare ciò che spesso accade nelle fasi più scomode: ignorano i dubbi, puniscono chi resta ancorato alle convinzioni del passato e premiano chi segue il trend. I mercati non si muovono in modo lineare e ordinato. Si alimentano attraverso flussi, squeeze, ricoperture e rotazioni improvvise. Quando la volatilità diminuisce e i fondi sistematici tornano a comprare, i movimenti possono diventare molto più potenti di quanto sembri. I protagonisti restano gli stessi. Intelligenza artificiale, semiconduttori, infrastrutture digitali, alcune aree della clean energy e perfino i miner legati al mondo delle criptovalute continuano a guidare il rialzo. Al contrario, settori che fino a poche settimane fa apparivano più difensivi stanno gradualmente perdendo forza. È il classico passaggio di leadership che il mercato compie senza preavviso e che spesso viene riconosciuto solo a posteriori. Anche l’economia americana continua a sorprendere. Nonostante inflazione, tensioni geopolitiche e timori legati alla crescita, il consumatore non ha ancora alzato bandiera bianca. La spesa continua a sostenere l’attività economica, dimostrando una resilienza superiore a quella raccontata da molte narrazioni pessimistiche. Questo non significa che tutto stia andando bene, ma che la realtà economica è molto più sfumata di quanto spesso suggeriscano i titoli dei giornali. Allo stesso tempo, però, il contesto macroeconomico non è affatto scomparso. Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare un rischio potenziale per il mercato energetico. Il petrolio resta ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto. I rendimenti obbligazionari rimangono elevati e le aspettative sui tassi d’interesse continuano a essere molto più restrittive rispetto a quelle di inizio anno. Ed è qui che emerge una delle divergenze più interessanti del momento. L’azionario continua a comportarsi come se il rischio fosse ormai lontano, mentre altri asset raccontano una storia diversa. I bond restano deboli, il dollaro continua a mostrare forza relativa e il mercato monetario ha quasi completamente cancellato le aspettative di tagli aggressivi da parte delle banche centrali. Oggi il mercato arriva persino a prezzare una probabilità significativa di ulteriori rialzi dei tassi negli Stati Uniti. La vera particolarità di questa fase, però, riguarda il mercato delle opzioni. Il VIX rimane su livelli contenuti, le put sono sempre meno richieste e il loro valore continua a diminuire rapidamente. Lo skew resta basso e il rapporto put/call si mantiene vicino ai minimi. In compenso cresce la domanda di call, segnale che gli investitori sono molto più preoccupati di perdere il rialzo che di proteggersi da una discesa. Questo non è necessariamente un segnale ribassista. Un mercato poco coperto può continuare a salire ancora a lungo. Tuttavia, racconta una condizione precisa: il rischio non è scomparso, semplicemente viene prezzato sempre meno. E quando tutti si convincono dello stesso scenario, la fragilità si sposta dal prezzo al posizionamento. Sul fronte macro, i dati continuano a richiedere attenzione. L’inflazione misurata dal PCE resta ampiamente sopra il target della Federal Reserve. Il reddito reale disponibile delle famiglie continua a diminuire e il tasso di risparmio è sceso sui livelli più bassi degli ultimi anni. Il consumatore americano non è ancora in difficoltà, ma sta mantenendo i propri consumi riducendo il risparmio e assorbendo una progressiva perdita di potere d’acquisto. La conclusione, quindi, non è che il mercato debba necessariamente correggere. Il trend resta forte e merita rispetto. Ma è altrettanto importante non confondere l’assenza di volatilità con l’assenza di rischio. Oggi gli investitori sembrano sempre più tranquilli, sempre meno protetti e sempre più concentrati sul rialzo. Ed è proprio in queste fasi che la gestione del rischio diventa ancora più importante.
Commento finale
Le fasi più pericolose dei mercati raramente coincidono con quelle in cui tutti hanno paura. Molto più spesso arrivano quando la fiducia diventa eccessiva e il rischio sembra scomparso. Oggi il mercato continua a premiare chi segue il trend, ma la vera differenza non la farà chi riuscirà a prevedere il prossimo movimento. La farà chi saprà restare disciplinato, proteggere il capitale e mantenere la lucidità necessaria per adattarsi quando il vento cambierà direzione. Perché cavalcare i vincitori è importante, ma saperli lasciare al momento giusto lo è ancora di più.
La settimana del 1 giugno si apre con un calendario particolarmente denso di indicatori anticipatori, soprattutto legati all’attività manifatturiera e ai dati sul mercato del lavoro, che restano centrali per le aspettative sulle politiche monetarie globali. Lunedì si concentra quasi interamente sugli indici PMI manifatturieri di maggio, pubblicati in Asia, Europa e Stati Uniti. In Europa si aggiungono i dati sulle vendite al dettaglio tedesche e sul tasso di disoccupazione dell’Eurozona, mentre negli Stati Uniti l’attenzione si sposta sull’ISM manifatturiero. Martedì l’agenda si fa più leggera, ma comunque significativa: in Europa sarà diffuso il tasso di disoccupazione spagnolo e l’inflazione dell’Eurozona, mentre negli Stati Uniti i riflettori saranno puntati sui nuovi lavori JOLTS di aprile, uno degli indicatori chiave per valutare la domanda di lavoro. Mercoledì rappresenta il momento centrale della settimana, con una nuova ondata di PMI servizi e compositi in Asia, Europa e Stati Uniti. In parallelo, verranno pubblicati i prezzi alla produzione dell’Eurozona e diversi dati macro statunitensi di rilievo, tra cui occupazione ADP, ISM servizi, ordini alle fabbriche e il Beige Book della Federal Reserve, che offrirà una sintesi qualitativa dello stato dell’economia americana. Attenzione anche ai dati settimanali sulle scorte di greggio. Giovedì l’attenzione si sposta su Europa e Stati Uniti con dati sulla produzione industriale spagnola e sulle vendite al dettaglio dell’Eurozona, mentre negli USA arriveranno i consueti dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione e il report Challenger sui tagli occupazionali. Venerdì sarà invece la giornata più importante della settimana: dagli Stati Uniti arriveranno i dati sul mercato del lavoro di maggio, con Non Farm Payrolls, tasso di disoccupazione e salari medi orari, che rappresentano un riferimento chiave per le decisioni future della Federal Reserve. In Europa, focus su PIL e occupazione del primo trimestre.
VENERDI’
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,12%, China A50 +1,24%, Hang Seng +1,06%, il Nikkei +2,69%, l’Australia +1,35% Taiwan +2,80%, la Corea del Sud Kospi +3,32%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,05%. Il nostro FTSEMib +0,42%, Dax +0,05%, Ftse100 -0,16%, Cac40 -0,07%, Zurigo +0,28%. Lo S&P500 +0,22%, il Nasdaq +0,20%, il Russell2000 -0,59%. L’oro ha chiuso a 4.593,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 87,36$ per il wti e 92,05$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 46,001. Lo spread BTP/BUND 72,110. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,32%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,07%, China A50 -0,56%, Hang Seng +0,67%, il Nikkei +0,67%, l’Australia -0,03% Taiwan +1,56%, la Corea del Sud Kospi +3,58%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,21%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.548,07 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 89,93 per il greggio e 93,37$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 73.315 e l’Ethereum 1.992.
Buona giornata e buona settimana.






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