Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 29 mag
- Tempo di lettura: 4 min
(22° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
B.M. Baruch: “Non cercare di acquistare ai minimi e vendere ai massimi. Ci riescono solo i bugiardi”
I mercati finanziari hanno chiuso la settimana con un ritorno dell’ottimismo, spingendo nuovamente gli indici azionari sui massimi storici. A sostenere il movimento sono state soprattutto le notizie provenienti dal Medio Oriente, dove Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per estendere il cessate il fuoco per altri 60 giorni, in attesa dell’approvazione definitiva del presidente Donald Trump. L’ipotesi di una tregua più lunga e della riapertura dei negoziati sul programma nucleare iraniano ha immediatamente ridotto la pressione sui mercati energetici. Il petrolio Brent è sceso sotto i 93 dollari al barile, registrando un calo superiore al 18% nel mese di maggio, il peggior risultato dal marzo 2020. Per settimane gli investitori hanno vissuto con il timore che la chiusura dello Stretto di Hormuz potesse provocare una crisi energetica globale, alimentando inflazione e rallentamento economico. Ora il mercato inizia a prezzare uno scenario meno estremo. La riduzione del premio di rischio geopolitico ha dato nuova forza ai mercati azionari. L’indice MSCI All Country World ha aggiornato i propri massimi storici, mentre in Asia il rialzo è stato ancora più marcato grazie al ritorno degli acquisti sul comparto tecnologico. Ancora una volta è l’intelligenza artificiale a guidare il sentiment degli investitori. Il settore tecnologico continua, infatti, a rappresentare il principale motore del rialzo globale. L’attenzione resta concentrata sulla costruzione dell’infrastruttura AI, con investimenti sempre più consistenti in data center, semiconduttori, memoria e cloud computing. In questo contesto hanno fatto notizia sia la revisione della valutazione pre-IPO di SpaceX, che potrebbe superare i 1.800 miliardi di dollari, sia il forte rialzo di Dell Technologies dopo una guidance sulle vendite molto superiore alle attese. L’impressione è che il mercato stia cercando qualsiasi elemento positivo per continuare a sostenere il trend rialzista. Dopo mesi in cui gli investitori si sono concentrati sul rischio energetico, sull’inflazione e sulla possibilità di ulteriori rialzi dei tassi, basta anche un piccolo miglioramento del quadro geopolitico per innescare forti movimenti di acquisto. Tuttavia, dietro l’entusiasmo, restano alcuni elementi che meritano attenzione. Il percorso diplomatico tra Stati Uniti e Iran continua a essere fragile e negli ultimi mesi più volte sono stati annunciati progressi che poi non si sono tradotti in accordi concreti. Lo stesso segretario al Tesoro americano ha evitato di confermare ufficialmente l’intesa, ribadendo che rimangono sul tavolo questioni fondamentali come la riapertura dello Stretto di Hormuz, la gestione dell’uranio arricchito iraniano e il futuro del programma nucleare di Teheran.
Nel frattempo, l’economia americana continua a mostrare una crescita moderata, ma accompagnata da un’inflazione ancora elevata. L’indice PCE, il parametro preferito dalla Federal Reserve per monitorare l’andamento dei prezzi, ha registrato ad aprile un incremento dello 0,4% mensile. Su base annua l’inflazione si mantiene al 3,8%, mentre la componente core resta al 3,3%, livelli ancora molto lontani dall’obiettivo del 2% della banca centrale. Questo crea una situazione particolarmente delicata. Da una parte il rallentamento del petrolio e l’eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbero ridurre le pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi. Dall’altra, però, l’inflazione resta sufficientemente elevata da impedire alla Federal Reserve di adottare una politica monetaria più accomodante nel breve termine. I consumi americani continuano a crescere, ma lo fanno in modo più lento e con un tasso di risparmio delle famiglie sceso ai minimi degli ultimi quattro anni. Questo suggerisce che il consumatore americano sta ancora sostenendo l’economia, ma con margini sempre più ridotti rispetto al passato. Anche il mercato obbligazionario riflette questa incertezza. I rendimenti dei Treasury si sono stabilizzati dopo le recenti tensioni, ma il mercato continua a scontare la possibilità che i tassi rimangano elevati ancora a lungo. Non è un caso che il dollaro abbia mantenuto buona parte dei guadagni accumulati nelle ultime settimane. In sintesi, il quadro resta caratterizzato da due forze contrapposte. Da una parte troviamo il potente motore rappresentato dall’intelligenza artificiale, che continua a sostenere utili, investimenti e fiducia degli investitori. Dall’altra restano presenti inflazione elevata, politica monetaria restrittiva e un contesto geopolitico che, nonostante i progressi diplomatici, non può ancora essere considerato definitivamente risolto.
Commento finale
I mercati stanno dimostrando ancora una volta una straordinaria capacità di guardare avanti. Mentre le notizie quotidiane continuano ad alternare tensioni e aperture diplomatiche, gli investitori sembrano concentrarsi soprattutto sugli scenari futuri e sulle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica. Ma proprio quando tutto sembra tornare a funzionare, vale la pena ricordare una lezione che i mercati insegnano da sempre: i rialzi più forti non eliminano il rischio, semplicemente lo rendono meno visibile. Per questo motivo la disciplina resta più importante dell’entusiasmo. Seguire il trend è spesso corretto, ma farlo mantenendo consapevolezza dei rischi è ciò che distingue un investitore da uno speculatore.
I market movers di oggi sono: produzione industriale in Giappone, tasso di disoccupazione in Germania e Italia, CPI (inflazione) in Italia.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,64%, China A50 -0,33%, Hang Seng -2,32%, il Nikkei -1,49%, l’Australia -1,56% Taiwan -1,65%, la Corea del Sud Kospi -3,69%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Il nostro FTSEMib +0,50 %, Dax -0,34%, Ftse100 -0,75%, Cac40 -0,23%, Zurigo -0,90%. Lo S&P500 +0,58%, il Nasdaq +0,91%, il Russell2000 +0,57%. L’oro ha chiuso a 4.532,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 88,90$ per il wti e 92,70$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 47,310. Lo spread BTP/BUND 73,380. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,74%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,12%, China A50 +1,24%, Hang Seng +1,06%, il Nikkei +2,69%, l’Australia +1,35% Taiwan +2,80%, la Corea del Sud Kospi +3,32%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,05%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.5038,34 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 87,82 per il greggio e 91,76$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 73.407 e l’Ethereum 2.006.
Buona giornata e buon fine settimana.


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