top of page

Pillole di Mercato

(22° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

J.L. Livermore: “Mai prendersela con i mercati. I mercati non sono mai nel torto, le opinioni invece si

 

I mercati finanziari sono tornati a muoversi in modalità “risk-off” dopo una nuova escalation in Medio Oriente che ha improvvisamente raffreddato l’ottimismo costruito negli ultimi giorni attorno a un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran. Azioni e obbligazioni hanno perso terreno, il petrolio è tornato a salire con forza e il dollaro ha ripreso il ruolo di bene rifugio principale. L’indice MSCI All Country World Index ha interrotto il rally che lo aveva portato sui massimi storici, perdendo lo 0,4%, mentre l’Asia ha registrato una correzione più marcata, con l’indice regionale in calo del 2,1% dopo cinque sedute consecutive di rialzo. Una parte importante dell’entusiasmo delle ultime settimane si era infatti costruita sulla convinzione che il conflitto in Medio Oriente stesse entrando in una fase di graduale stabilizzazione e che il prezzo del petrolio potesse tornare sotto controllo. Ma i nuovi attacchi americani contro obiettivi iraniani e la risposta di Teheran hanno ricordato quanto il contesto resti fragile. Il petrolio Brent è balzato di quasi il 4%, tornando vicino ai 100 dollari al barile, dopo che gli Stati Uniti hanno colpito un sito militare iraniano e introdotto nuove sanzioni per limitare i profitti di Teheran legati al traffico nello Stretto di Hormuz. Le autorità americane hanno definito l’operazione “difensiva”, mentre l’Iran ha dichiarato di aver risposto prendendo di mira una base americana. Il risultato è stato un rapido deterioramento del sentiment di mercato. Quando il petrolio sale in modo così improvviso, il mercato torna immediatamente a preoccuparsi dell’inflazione. E infatti i Treasury americani hanno subito nuove vendite, con il rendimento del decennale tornato sopra il 4,5%. Ancora una volta, il mercato sta mandando lo stesso messaggio: se energia e tensioni geopolitiche continuano a mantenere alta la pressione sui prezzi, le banche centrali avranno meno spazio per tagliare i tassi e potrebbero essere costrette a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto. Anche il dollaro ha ripreso forza contro tutte le principali valute, confermando come nelle fasi di tensione globale gli investitori continuino a rifugiarsi negli asset considerati più sicuri. Più sorprendente invece il comportamento dell’oro, che ha perso terreno nonostante il contesto di avversione al rischio, segnale che il rafforzamento del dollaro e il rialzo dei rendimenti stanno pesando anche sui beni rifugio tradizionali. Debolezza anche per il Bitcoin e per il comparto crypto in generale. Il problema principale è che i mercati iniziano a mostrare stanchezza verso il continuo alternarsi di segnali di apertura diplomatica e nuove escalation militari. Negli ultimi giorni bastava una dichiarazione positiva sui negoziati per alimentare rally improvvisi, salvo poi vedere il sentiment cambiare completamente nel giro di poche ore dopo nuovi attacchi o tensioni sullo Stretto di Hormuz. Questa dinamica “stop and go” sta iniziando a logorare la fiducia degli investitori. Nel frattempo, cresce l’attesa per il dato sul PCE americano, l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve. Dopo un dato di marzo già elevato, gli economisti si aspettano un’ulteriore accelerazione ad aprile, ben lontana dall’obiettivo del 2% della Fed. E proprio nelle ultime ore alcuni membri della banca centrale americana hanno ribadito che i rischi inflazionistici restano orientati al rialzo, arrivando persino a non escludere ulteriori rialzi dei tassi qualora la situazione non migliorasse. Questo è il vero punto delicato della fase attuale: il mercato azionario continua a essere sostenuto dall’intelligenza artificiale e dalla forza dei titoli tecnologici, ma allo stesso tempo il contesto macro sta diventando sempre meno favorevole. Petrolio elevato, inflazione persistente e tassi più alti rappresentano una combinazione molto più difficile da gestire, soprattutto per un mercato che arriva da mesi di rialzi e valutazioni già molto elevate. Anche in Europa il clima resta contrastato. Lo Stoxx 600 ha chiuso leggermente positivo, sostenuto soprattutto dal settore auto grazie a dati migliori del previsto sulle immatricolazioni europee. Titoli come Renault, Stellantis, Volkswagen e Mercedes-Benz hanno guidato i rialzi, mentre altre società come AkzoNobel hanno beneficiato di operazioni straordinarie e offerte di acquisizione. Ma anche qui il quadro resta appeso soprattutto agli sviluppi geopolitici. Il Medio Oriente continua a essere il principale motore della volatilità globale, perché il rischio energetico si trasmette rapidamente a inflazione, obbligazioni, tassi e aspettative di crescita.

 

Commento finale: I mercati spesso ci ricordano quanto sia fragile il confine tra entusiasmo e paura. Bastano poche ore per passare dall’idea di una pace vicina alla sensazione che tutto possa complicarsi di nuovo. Ed è proprio in queste fasi che diventa fondamentale separare il rumore dal processo. Non possiamo controllare gli eventi geopolitici, ma possiamo controllare il modo in cui reagiamo. La disciplina, soprattutto quando il contesto diventa instabile, resta sempre la forma più concreta di protezione per un investitore.

 

I market movers di oggi sono: indice di fiducia dei consumatori e PPI (Indice dei prezzi alla produzione) in Italia, pubblicazioni delle minute della BCE nell’Eurozona, permessi di costruzioni rilasciati, indice PCE (inflazione preferita dalla FED), ordinativi di beni durevoli e richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi ad esclusione della Cina. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,99%, China A50 -0,51%, Hang Seng -0,96%, il Nikkei +0,36%, l’Australia +0,30% Taiwan +1,78%, la Corea del Sud Kospi +3,26%, l’indice Indiano Sensex +0,13%. Il nostro FTSEMib -0,64%, Dax -0,03%, Ftse100 +0,13%, Cac40 +0,43%, Zurigo +0,75%. Lo S&P500 +0,02%, il Nasdaq +0,07%, il Russell2000 +0,01%. L’oro ha chiuso a 4.481,50 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 88,68$ per il wti e 92,25$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 48,120. Lo spread BTP/BUND 72,580. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,29%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,64%, China A50 -0,33%, Hang Seng -2,32%, il Nikkei -1,49%, l’Australia -1,56% Taiwan -1,65%, la Corea del Sud Kospi -3,69%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.402,76 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 92,13 per il greggio e 95,70$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 72.916 e l’Ethereum 1.976.

 

Buona giornata.

Commenti


Mi trovi anche su:
  • Facebook
Tutti i diritti riservati © 2023 Federico Caligiuri
Email: segreteriacaligiuri@gmail.com  P.IVA - 02053160590

Le informazioni contenute nel presente sito internet sono curate dal consulente di riferimento, come Consulente Finanziario abilitato all'offerta fuori sede per FinecoBank S.p.A., e soggetto autorizzato e vigilato da Consob. Queste informazioni non costituiscono in alcun modo raccomandazioni personalizzate rispetto alle caratteristiche del singolo lettore e potrebbero non essere adeguate rispetto alle sue conoscenze, alle sue esperienze, alla sua situazione finanziaria ed ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni contenute nel presente sito internet sono da intendersi a scopo puramente informativo. FinecoBank S.p.A. non si assume alcuna responsabilità in merito alla correttezza, alla completezza e alla veridicità delle informazioni fornite.

RISCHI DI INVESTIMENTO

Ci sono rischi associati all'investimento in titoli. Investire in azioni, obbligazioni, exchange traded funds, fondi comuni e ogni altro strumento finanziario comporta il rischio di perdita.  La perdita del capitale è possibile. Alcuni investimenti ad alto rischio possono utilizzare la leva finanziaria, che accentuerà i guadagni e le perdite. Gli investimenti esteri comportano rischi speciali, tra cui una maggiore volatilità e rischi politici, economici e valutari e differenze nei metodi contabili.  La performance passata di un titolo o di un'azienda non è una garanzia o una previsione della performance futura dell'investimento. La totalità dei contenuti presenti nel sito internet è tutelata dal diritto d’autore. Senza previo consenso scritto da parte nostra non è pertanto consentito riprodurre (anche parzialmente), trasmettere (né per via elettronica né in altro modo), modificare, stabilire link o utilizzare il sito internet per qualsivoglia finalità pubblica o commerciale. Qualsiasi controversia riguardante l’utilizzo del sito internet è soggetta al diritto italiano, che disciplina in maniera esclusiva l’interpretazione, l’applicazione e gli effetti di tutte le condizioni sopra elencate. Il foro di Roma è esclusivamente competente in merito a qualsiasi disputa o contestazione che dovesse sorgere in merito al presente sito internet e al suo utilizzo. Accedendo e continuando nella lettura dei contenuti di questo sito Web dichiari di aver letto, compreso e accettato le sopracitate informazioni legali.

bottom of page