Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
(19° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Seneca: “La verità sostiene l’onesto; la menzogna protegge il codardo e il tradimento rivela il miserabile”
I mercati azionari hanno chiuso la settimana con una fase di consolidamento, interrompendo temporaneamente il rally che li aveva portati su nuovi massimi storici. La pressione è tornata dal lato geopolitico, con un nuovo aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran che ha riacceso i timori legati all’energia e all’inflazione. L’indice globale MSCI All Country World ha registrato un calo dello 0,3%, mentre l’azionario asiatico ha perso l’1,1%, ritracciando dai livelli record raggiunti nei giorni precedenti. Nonostante questo, il bilancio settimanale resta positivo, con le borse asiatiche avviate verso la quinta settimana consecutiva di rialzo, la serie più lunga dall’inizio dell’anno. Anche i future americani hanno mostrato una certa resilienza, con il S&P 500 leggermente positivo, segnale che il mercato non sta ancora abbandonando del tutto il trend rialzista. Il fattore chiave di questa frenata è stato il ritorno della tensione nello Stretto di Hormuz. Gli scontri tra forze americane e iraniane hanno riacceso il rischio di interruzioni nelle forniture energetiche globali, riportando il petrolio al centro della scena. Il Brent è salito dell’1% intorno ai 101 dollari al barile, sostenuto dalla possibilità che il blocco dello stretto possa protrarsi più a lungo del previsto. Tuttavia, su base settimanale il greggio resta in calo di oltre il 6%, segno che il mercato continua a oscillare tra scenari di escalation e aspettative di soluzione diplomatica. Questo movimento evidenzia una dinamica ormai ricorrente: da una parte l’azionario che prova a guardare oltre il conflitto, dall’altra il mercato energetico che continua a incorporare un premio per il rischio geopolitico. Come sottolineato da diversi operatori, si tratta di una divergenza chiara: le azioni stanno “ignorando” la guerra, mentre il petrolio continua a prezzarla. Il contesto resta quindi sospeso tra due forze opposte. Da un lato, l’ottimismo legato all’intelligenza artificiale e agli utili societari continua a sostenere il mercato. Dall’altro, il rischio che prezzi energetici elevati possano rallentare la crescita globale mantiene alta la cautela, soprattutto sul fronte obbligazionario. Il rendimento del Treasury decennale si è stabilizzato intorno al 4,39%, riflettendo aspettative di inflazione ancora persistenti. Sul piano politico, Donald Trump ha mantenuto un tono ambiguo: da un lato ha ribadito che il cessate il fuoco resta in vigore, dall’altro ha minacciato azioni più aggressive in assenza di un accordo rapido. Questo contribuisce a mantenere elevata l’incertezza, con i mercati che oscillano tra speranza di de-escalation e timore di un nuovo deterioramento. Nel frattempo, altri segnali confermano che il costo reale del conflitto sta già emergendo nell’economia. Le scorte di carburante stanno mostrando segni di stress e alcune grandi aziende stanno iniziando a risentire direttamente dell’aumento dei costi. Maersk ha evidenziato un incremento dei costi operativi legati al conflitto pari a circa 500 milioni di dollari al mese, mentre Shell ha beneficiato di prezzi energetici più elevati, pur accompagnando i risultati con un atteggiamento prudente sul fronte della remunerazione degli azionisti. Anche le banche centrali iniziano a reagire. La Norges Bank ha alzato i tassi al 4,25%, segnalando come l’inflazione resti un problema concreto e come il contesto geopolitico stia influenzando direttamente le decisioni di politica monetaria.
Commento finale
Il mercato sta mostrando una resilienza notevole, ma allo stesso tempo sempre più fragile. Da una parte continua a prevalere la narrativa positiva legata all’intelligenza artificiale e alla crescita degli utili, che sostiene il trend rialzista. Dall’altra, però, ogni riaccensione della tensione geopolitica riporta immediatamente al centro il tema dell’energia e dell’inflazione, mettendo alla prova la solidità del movimento. Questo equilibrio instabile suggerisce che il mercato non sta ignorando i rischi, ma li sta semplicemente gestendo in modo dinamico, alternando fasi di entusiasmo a momenti di presa di profitto. Finché resterà questa divergenza tra azionario e resto degli asset, il quadro rimarrà costruttivo ma vulnerabile, con un trend che può proseguire, ma difficilmente in modo lineare.
I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale e produzione industriale in Germania, indice Halifax dei prezzi delle case in Gran Bretagna, buste paga del settore non agricolo (NFP), tasso di disoccupazione, salario orario medio e indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,26%, China A50 -0,08%, Hang Seng +1,51%, il Nikkei +6,19%, l’Australia +0,74%, Taiwan +1,95%, la Corea del Sud Kospi +0,90%, l’indice Indiano Sensex +0,02%. Il nostro FTSEMib -0,82%, Dax -1,02%, Ftse100 -1,55%, Cac40 -1,17%, Zurigo -1,11%. Lo S&P500 -0,38%, il Nasdaq -0,13%, il Russell2000 -1,63%. L’oro ha chiuso a 4.710,90 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 94,81$ per il wti e 100,06$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 44,865. Lo spread BTP/BUND 73,450. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,08%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,15%, China A50 -1,03%, Hang Seng -1,20%, il Nikkei -0,44%, l’Australia -1,59%, Taiwan -0,80%, la Corea del Sud Kospi -0,34%, l’indice Indiano Sensex -0,38%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura mista mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.723,99 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 95,80$ per il greggio e 101,36$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 79.642 e l’Ethereum 2.279.
Buona giornata e buon fine settimana.


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