Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 12 minuti fa
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(19° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Frank Kafka: “Credendo perdutamente in qualcosa che ancora non esiste, lo creiamo”
Le borse asiatiche hanno seguito il calo di Wall Street dopo un nuovo scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran, che ha riacceso le tensioni in Medio Oriente e riportato al centro i timori inflazionistici. Il dollaro si è rafforzato, confermandosi ancora una volta come asset rifugio nelle fasi di maggiore incertezza. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso lo 0,4% rispetto alla chiusura record di lunedì, mentre gli scambi sono rimasti relativamente contenuti per la chiusura festiva di mercati importanti come Giappone, Cina e Corea del Sud. Un parziale sollievo è arrivato dal petrolio, con il Brent in calo dell’1,1% intorno ai 113 dollari al barile dopo il balzo del 5,8% registrato nella seduta precedente. I future sugli indici americani hanno invece recuperato leggermente. Il punto centrale resta però lo Stretto di Hormuz, ancora bloccato da mesi e decisivo per i flussi energetici globali. La nuova ondata di tensioni rischia di riportare volatilità su mercati che avevano appena recuperato le perdite legate alla guerra, spinti dagli utili delle grandi società tecnologiche e dal ritorno della narrativa sull’intelligenza artificiale. Secondo Darrell Cronk di Wells Fargo Investment Institute, anche se il conflitto dovesse rientrare nel breve periodo, gli effetti su prezzi dell’energia, attività industriale e premi per il rischio geopolitico potrebbero restare visibili ancora a lungo. È un passaggio importante, perché conferma che il problema non riguarda solo la fiammata temporanea del petrolio, ma anche le conseguenze che uno shock prolungato può avere su inflazione e crescita. Il dollaro ha guadagnato terreno contro la maggior parte delle valute del G10, mentre l’oro è salito dello 0,3% intorno ai 4.540 dollari l’oncia e Bitcoin ha raggiunto area 80.500 dollari. I future sui Treasury hanno recuperato parte delle perdite, dopo che nella seduta americana i rendimenti erano saliti lungo tutta la curva, con il trentennale al 5%, massimo da luglio. Il mercato sta infatti tornando a prezzare il rischio che la Federal Reserve possa essere costretta a mantenere una posizione più restrittiva, o addirittura tornare ad alzare i tassi, se il petrolio dovesse continuare ad alimentare l’inflazione. Il quadro resta fragile anche sul piano operativo. Gli Stati Uniti hanno respinto attacchi iraniani mentre facilitavano il passaggio di due navi attraverso Hormuz. Gli Emirati Arabi Uniti hanno attribuito a un drone iraniano un incendio nel porto di Fujairah e hanno emesso allerte missilistiche, segnale che la tregua resta molto instabile. Donald Trump ha inoltre avvertito che l’Iran sarebbe colpito duramente se dovesse attaccare navi americane nella regione. Secondo alcuni strategist, non siamo ancora davanti a un vero movimento di risk-off globale, ma piuttosto a una nuova scossa geopolitica che potrebbe colpire soprattutto i settori e le valute più sensibili all’energia. Questo spiega perché il mercato non stia crollando, ma nemmeno riesca più a ignorare il rischio energetico come nelle settimane precedenti. Sul fronte societario, HSBC ha deluso le attese sugli utili, anche a causa di accantonamenti legati a una vicenda di frode nel Regno Unito e agli impatti del conflitto. Palantir ha invece alzato le previsioni sui ricavi, confermando la forza del tema dati, sorveglianza e intelligenza artificiale applicata anche al settore difesa. Grab ha riportato risultati migliori delle attese, mentre Apple avrebbe avviato discussioni esplorative per utilizzare Intel e Samsung nella produzione dei propri processori, riducendo la dipendenza da TSMC. Amazon ha annunciato nuovi servizi logistici integrati, mettendo pressione a concorrenti come FedEx e UPS. In Europa, i mercati hanno chiuso in calo dell’1%, penalizzati sia dalle tensioni in Medio Oriente sia dalla possibilità di un nuovo scontro commerciale transatlantico. Trump ha infatti minacciato di alzare al 25% i dazi su auto e camion europei, colpendo duramente il comparto automobilistico. Continental, Mercedes-Benz e Volkswagen hanno chiuso in forte ribasso, mentre Nokia si è distinta in positivo dopo la cessione della propria attività fixed wireless access a Inseego.
Commento finale
Il mercato sta tornando a ricordarci che il rischio geopolitico non è mai davvero sparito. Finché l’intelligenza artificiale e gli utili delle Big Tech continuano a sostenere l’azionario, gli investitori riescono ancora a guardare avanti. Ma quando petrolio, dollaro e rendimenti tornano a salire insieme, il messaggio diventa più prudente: l’inflazione può riaccendersi, le banche centrali possono restare più rigide e la crescita può rallentare. Non siamo ancora in una fase di panico, ma siamo di nuovo in una fase in cui il mercato deve dimostrare se la narrativa positiva sull’AI è abbastanza forte da reggere anche un nuovo shock energetico.
I market movers di oggi sono: decisione sui tassi di interesse da parte della RBA in Australia (attuali 4,10% - aspettative 4,35%), permessi di costruzioni rilasciati, saldo della bilancia commerciale, vendite di nuove abitazioni, indice PMI del settore terziario e nuovi lavori JOLTS negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia sono stati quasi tutti chiusi per la Festa dei Lavoratori. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 +0,25%, Hang Seng chiuso per festività, il Nikkei -0,18%, l’Australia +0,74%, Taiwan chiuso per festività, la Corea del Sud Kospi chiuso per festività, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Il nostro FTSEMib -1,59%, Dax -1,24%, Ftse100 -0,14%, Cac40 -1,71%, Zurigo -1,01%. Lo S&P500 -0,41%, il Nasdaq -0,19%, il Russell2000 -0,60%. L’oro ha chiuso a 4.533,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 101,94$ per il wti e 108,17$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 48,595. Lo spread BTP/BUND 83,790. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,29%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi con la Cina, il Giappone e la Corea chiusi per festività. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 +0,25%, Hang Seng -1,32%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia -0,41%, Taiwan +0,22%, la Corea del Sud Kospi +4,67%, l’indice Indiano Sensex -0,73%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa mentre gli Stati Uniti sono poitivi. L’oro si attesta a 4.545,81 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 106,42$ per il greggio e 114,44$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 80.934 e l’Ethereum 2.379.
Buona giornata.


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