Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 29 apr
- Tempo di lettura: 6 min
(18° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Groucho Marx: “Nella vita ci sono cose più importanti del denaro. Il guaio è che ci vogliono i soldi per comprarle!”
I mercati azionari si sono mossi in modo incerto, con gli investitori prudenti in attesa della decisione della Federal Reserve e delle trimestrali delle grandi società tecnologiche. Anche il petrolio ha oscillato tra rialzi e ribassi, confermando quanto il quadro resti ancora fragile e dipendente dagli sviluppi in Medio Oriente. In Asia, le borse di Hong Kong e della Cina continentale hanno chiuso positive, mentre Taiwan ha perso terreno. L’indice MSCI Asia Pacific ha guadagnato appena lo 0,2%, segnalando un mercato senza una direzione forte. I future sul Nasdaq 100 sono saliti dello 0,5%, dopo che il sell-off di Wall Street del giorno precedente era stato innescato dai dubbi sulla reale redditività degli investimenti in intelligenza artificiale. Il Brent si è mosso in modo nervoso, arrivando prima vicino ai 112 dollari al barile per poi scendere leggermente a 111,19 dollari. A riaccendere la tensione è stata la notizia secondo cui Donald Trump avrebbe chiesto ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran, una scelta che potrebbe mantenere di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz. Secondo Rodrigo Catril di National Australia Bank, il conflitto sembra entrato in una fase di stallo: non ci sono più bombardamenti, ma non c’è nemmeno una vera soluzione, né un accordo sul nucleare né una ripresa normale del traffico navale. In questo scenario, il petrolio potrebbe restare sostenuto e la tranquillità degli asset rischiosi, compreso l’azionario americano, potrebbe essere messa alla prova. Il mercato obbligazionario resta sotto osservazione. I future sui Treasury sono rimasti poco mossi dopo il calo della seduta precedente, quando il petrolio elevato aveva spinto al rialzo le aspettative d’inflazione e ridotto le scommesse su tagli dei tassi da parte della Fed. La decisione di politica monetaria americana diventa quindi centrale, non tanto per il livello dei tassi in sé, quanto per capire come la banca centrale leggerà il nuovo equilibrio tra crescita, inflazione ed energia. Il grande appuntamento della giornata riguarda però le Big Tech. Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta pubblicheranno i risultati, seguite il giorno successivo da Apple. Queste società rappresentano circa un quarto del valore dell’S&P 500 e sono state decisive nel sostenere il recupero globale delle borse. Le attese restano elevate: secondo Bloomberg Intelligence, gli utili del settore tecnologico dovrebbero essere cresciuti del 41% nel primo trimestre. Per questo le trimestrali diventano un vero test di credibilità per il rally, soprattutto dopo settimane in cui l’intelligenza artificiale è tornata a essere il principale motore del mercato. Secondo Hartmut Issel di UBS Wealth Management, i grandi hyperscaler dovrebbero mostrare numeri molto forti sulla domanda cloud, confermando che la richiesta di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale resta elevata. Tuttavia, il punto non è solo la domanda: il mercato ora vuole capire se gli enormi investimenti in AI continueranno a tradursi in crescita, margini e utili reali. Sul fronte energetico, arriva anche una notizia importante: gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita dall’OPEC dal mese prossimo, dopo sessant’anni di appartenenza. È un colpo significativo per il cartello petrolifero e conferma come il conflitto stia ridisegnando gli equilibri del mercato energetico globale. Nel frattempo, Trump avrebbe scelto di continuare a comprimere l’economia iraniana e le esportazioni di petrolio, impedendo il traffico da e verso i porti del Paese. Secondo alcune fonti, avrebbe valutato che mantenere il blocco sia meno rischioso rispetto a riprendere i bombardamenti o ritirarsi completamente dal conflitto. Questo contesto conferma una dinamica molto importante: siamo dentro uno shock di offerta su petrolio e gas, e questo tende a creare una correlazione negativa tra petrolio e azionario globale. In parole semplici, quando il petrolio sale per problemi di offerta, non è una buona notizia per le borse, perché significa più inflazione, meno margini per le imprese e meno spazio per le banche centrali. Sul fronte societario, alcuni titoli legati all’intelligenza artificiale hanno perso terreno dopo le indiscrezioni secondo cui OpenAI non avrebbe raggiunto i propri obiettivi di vendite e utenti. Kone sarebbe vicina a un accordo per acquisire TK Elevator, in una delle più grandi uscite di private equity in Europa. Visa ha pubblicato utili superiori alle attese, sostenuta dall’utilizzo globale delle proprie carte, mentre Starbucks ha riportato risultati migliori del previsto e ha alzato le previsioni sulle vendite comparabili. Brown-Forman e Pernod Ricard hanno invece interrotto i colloqui per una possibile fusione. Gli Stati Uniti hanno inoltre avvertito le banche del rischio di sanzioni secondarie qualora sostengano raffinerie private cinesi che acquistano petrolio iraniano, aumentando ulteriormente la pressione su Teheran e potenzialmente anche su Pechino. In Europa, i mercati hanno chiuso in calo, con lo STOXX 600 in flessione dello 0,3% e quasi tutti i settori in rosso. L’annuncio dell’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC ha aggiunto un ulteriore elemento di incertezza a una giornata già dominata dall’attesa per la risposta americana alla proposta iraniana. Sul fronte delle trimestrali europee, Novartis ha chiuso in lieve rialzo nonostante un utile operativo sotto le attese. BP ha guadagnato dopo risultati superiori alle previsioni, con profitti più che raddoppiati. Barclays ha invece chiuso in calo dopo aver registrato un impatto creditizio da 200 milioni di sterline legato all’esposizione verso un finanziatore immobiliare in difficoltà, pur confermando una solida posizione patrimoniale e nuovi piani di buyback. Airbus ha chiuso poco sopra la parità. In Germania, Bayer è tornata sotto pressione dopo l’udienza davanti alla Corte Suprema statunitense sul caso Roundup, nel tentativo di chiudere migliaia di cause legate al diserbante acquisito con Monsanto. Il titolo ha perso terreno, a conferma di un quadro ancora complesso sul fronte legale. Questa settimana, però, il vero centro dell’attenzione resta la politica monetaria. Federal Reserve, Banca Centrale Europea e Bank of England sono chiamate a decisioni delicate, in un momento in cui la guerra sta modificando le aspettative su inflazione e crescita. Il mercato si aspetta tassi invariati, ma le banche centrali potrebbero lasciare aperta la porta a rialzi futuri se l’inflazione energetica dovesse continuare a pesare.
Commento finale
Il mercato si trova davanti a un doppio esame. Da una parte ci sono le Big Tech, chiamate a dimostrare che l’intelligenza artificiale può continuare a sostenere utili, margini e valutazioni. Dall’altra ci sono petrolio, Hormuz e banche centrali, che ricordano che il rischio macro non è affatto scomparso. L’azionario vuole credere alla storia della crescita e dell’AI, ma il petrolio sopra i 110 dollari racconta ancora una storia di tensione, inflazione e minore libertà monetaria. In questa fase il rally può anche proseguire, ma dovrà essere confermato dai numeri. Senza utili forti e senza una vera normalizzazione energetica, l’entusiasmo rischia di restare più fragile di quanto sembri.
I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) in Australia, permessi di costruzioni rilasciati e decisione sui tassi di interesse da parte della FED in negli Stati Uniti (attuali 3,75% - aspettative 3,75%), decisione sui tassi di interesse da parte della BoC in Canada (attuali 2,25% - aspettative 2,25%).
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,35%, China A50 +0,02%, Hang Seng -0,95%, il Nikkei -1,16%, l’Australia -0,67%, Taiwan +0,23%, la Corea del Sud Kospi +0,46%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,12%. Il nostro FTSEMib +0,77%, Dax -0,27%, Ftse100 +0,11%, Cac40 -0,46%, Zurigo -0,13%. Lo S&P500 -0,49%, il Nasdaq -0,90%, il Russell2000 -1,15%. L’oro ha chiuso a 4.608,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 99,93$ per il wti e 104,40$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 43,305. Lo spread BTP/BUND 82,820. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,83%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi ad eccezione dell’Australia e Taiwan. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,49%, China A50 +0,32%, Hang Seng +1,45%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia -0,27%, Taiwan -0,22%, la Corea del Sud Kospi +0,44%, l’indice Indiano Sensex +1,17%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.616,64 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 99,76$ per il greggio e 104,57$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 77.213 e l’Ethereum 2.325.
Buona giornata.


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