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Pillole di Mercato

(18° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Warren Buffett: “Non dipendere da un solo reddito. Fai un investimento per creare una seconda fonte

 

Il rally dei mercati si è improvvisamente scontrato con un ostacolo molto concreto: il petrolio. Il Brent è salito fino a 126 dollari al barile, il livello più alto degli ultimi quattro anni, registrando nove sedute consecutive di rialzo, la striscia più lunga dal 2022. Dall’inizio dell’anno il greggio ha più che raddoppiato il proprio valore, alimentato dall’assenza di progressi nel conflitto in Medio Oriente e dal rischio di una nuova escalation militare, dopo le indiscrezioni su possibili piani d’azione degli Stati Uniti contro l’Iran. Questo movimento ha avuto un impatto immediato sul sentiment. I future sul Nasdaq 100 hanno cancellato i guadagni iniziali, che erano stati sostenuti da trimestrali solide di grandi nomi come Alphabet e Amazon. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso l’1,4% e anche l’Europa si è preparata ad aprire in calo, segnalando un ritorno dell’avversione al rischio. Parallelamente, il dollaro si è rafforzato e il mercato obbligazionario ha sofferto. I Treasury decennali si sono mantenuti su livelli elevati di rendimento, vicini ai massimi dallo scorso luglio, mentre in Giappone i rendimenti a dieci anni sono saliti ai livelli più alti dal 1997. La combinazione tra petrolio in forte rialzo e una Federal Reserve più prudente ha ridotto l’attrattività dei bond, spingendo gli investitori a rivedere le aspettative sui tassi. Il quadro che emerge è quello di mercati sottoposti a forze contrastanti. Da una parte, utili aziendali robusti e il tema dell’intelligenza artificiale continuano a sostenere l’azionario, portando gli indici globali a recuperare completamente le perdite legate alla guerra. Dall’altra, il rialzo del petrolio e dei rendimenti obbligazionari mette sotto pressione questa narrativa, introducendo un rischio inflattivo strutturale che il mercato non può ignorare. Come sottolineato da diversi strategist, stiamo assistendo a una configurazione già vista nei mesi precedenti: azioni e obbligazioni in calo simultaneo, mentre petrolio e dollaro si muovono al rialzo. È un contesto tipico di shock di offerta, in cui l’energia diventa il principale driver macro. Sul fronte societario, le trimestrali continuano a offrire segnali contrastanti. Alphabet ha registrato un forte rialzo nel post-market, evidenziando un ritorno tangibile degli investimenti in intelligenza artificiale. Al contrario, Meta ha deluso, mostrando come il mercato sia sempre più selettivo anche all’interno dello stesso settore. Amazon ha segnato un progresso moderato, mentre Microsoft è rimasta sostanzialmente stabile. In Asia, il rally legato all’intelligenza artificiale continua a sostenere alcuni mercati, come Corea del Sud e Taiwan, che si avviano a chiudere il miglior mese degli ultimi decenni. Tuttavia, questa forza nasconde una fragilità più ampia, perché il resto del mercato risente direttamente delle tensioni geopolitiche e dell’impatto del petrolio sull’economia globale. Un elemento chiave di questa fase è proprio la divergenza tra le due grandi narrative. Da un lato, l’intelligenza artificiale rappresenta una storia di crescita strutturale, capace di sostenere utili e investimenti per anni. Dall’altro, il petrolio sta trasformando la geopolitica in un rischio inflattivo altrettanto strutturale. Quando queste due forze si muovono in direzioni opposte, il mercato fatica a trovare un equilibrio stabile. Anche il contesto monetario contribuisce a questa incertezza. La Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati, ma ha mostrato divisioni interne sempre più evidenti. Alcuni membri iniziano a prepararsi all’eventualità che l’inflazione resti elevata più a lungo, mentre il mercato ha quasi completamente abbandonato le aspettative di tagli nel breve periodo, arrivando persino a prezzare la possibilità di nuovi rialzi nel 2027. Questo cambio di aspettative è fondamentale, perché riduce uno dei principali supporti al rally azionario degli ultimi mesi: l’idea di una politica monetaria progressivamente più accomodante. Se il petrolio resta elevato e l’inflazione non rientra, questo scenario diventa molto meno probabile. Nel frattempo, il fronte energetico si complica ulteriormente con l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC, una decisione che indebolisce il coordinamento dell’offerta globale proprio mentre i flussi restano fortemente condizionati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Anche se alcuni Paesi potrebbero aumentare la produzione, il blocco logistico continua a rappresentare un vincolo reale sull’offerta.

 

Commento finale

Questa fase di mercato mette chiaramente in evidenza uno squilibrio. Da una parte c’è un azionario sostenuto da utili solidi e dalla narrativa dell’intelligenza artificiale, che continua a spingere in alto le valutazioni. Dall’altra c’è un contesto macro che si sta deteriorando, con petrolio in forte rialzo, rendimenti obbligazionari elevati e banche centrali sempre meno inclini ad allentare. Il punto non è stabilire quale delle due storie abbia ragione oggi, ma riconoscere che non stanno ancora viaggiando nella stessa direzione. Finché questa divergenza rimane aperta, il mercato resterà più fragile di quanto suggeriscano i massimi recenti, e ogni nuovo dato su energia, inflazione o utili potrà fare la differenza nel determinare la direzione dei prossimi movimenti.

 

I market movers di oggi sono: indice PMI manifatturiero in Cina, vendite al dettaglio e tasso di disoccupazione in Germania, tasso di disoccupazione in Italia, PIL 1° trimestre nell’Eurozona, decisione sui tassi di interesse da parte della BOE in Gran Bretagna (attuali 3,75% - aspettative 3,75%), decisione sui tassi di interesse da parte della BCE nell’Eurozona (attuali 2,15% - aspettative 2,15%), richieste dei sussidi alla disoccupazione e indice PCE (inflazione gradita alla FE) negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi ad eccezione dell’Australia e Taiwan. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,49%, China A50 +0,32%, Hang Seng +1,45%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia -0,27%, Taiwan -0,22%, la Corea del Sud Kospi +0,44%, l’indice Indiano Sensex +1,17%. Il nostro FTSEMib -0,51%, Dax -0,27%, Ftse100 -0,16%, Cac40 -0,39%, Zurigo -0,88%. Lo S&P500 -0,04%, il Nasdaq +0,04%, il Russell2000 -0,65%. L’oro ha chiuso a 4.561,50 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 106,88$ per il wti e 110,44$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 48,880. Lo spread BTP/BUND 85,680. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,81%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,01%, China A50 -0,12%, Hang Seng -1,35%, il Nikkei -1,19%, l’Australia -0,48%, Taiwan -0,13%, la Corea del Sud Kospi -0,85%, l’indice Indiano Sensex -1,33%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.563,31 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 109,23$ per il greggio e 113,32$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 75.587 e l’Ethereum 2.243.

 

Buona giornata e buon 1° maggio.

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