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Pillole di Mercato

(19° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Denzel Washington: “Se preghi per la pioggia, devi accettare anche il fango. Fa parte del gioco

 

Questa settimana il punto non è tornare ancora una volta su Hormuz. Il tema resta sullo sfondo, con petrolio elevato, rendimenti alti e una pressione inflattiva che non è rientrata, ma il vero focus si è spostato altrove: capire perché, nonostante tutto questo, il mercato azionario continui a correre e a guardare oltre. L’equity non sta ignorando i rischi. Li vede, li ha almeno in parte già prezzati, ma in questo momento ha deciso di dare priorità a un’altra storia, quella dell’intelligenza artificiale. È come se il mercato stesse facendo una scommessa molto precisa: se la crescita legata all’AI sarà abbastanza forte, potrà compensare gran parte delle fragilità macro ancora presenti. Da qui nasce la tensione che stiamo osservando. Da una parte petrolio, tassi e banche centrali continuano a ricordare che il contesto resta complesso. Dall’altra un mercato azionario sostenuto dagli utili delle Big Tech e da investimenti miliardari che alimentano l’idea di un ciclo destinato a proseguire. Per capire se questa narrativa ha basi solide, bisogna uscire per un attimo dalla superficie dei prezzi e guardare ai dati. Il PIL americano del primo trimestre 2026 è cresciuto del 2,0% annualizzato. Un dato che segnala una ripresa rispetto al trimestre precedente, ma che allo stesso tempo resta inferiore alle attese e ai livelli dei periodi più forti. Il messaggio è chiaro: l’economia tiene, ma non è in una fase di espansione brillante e diffusa. La vera sorpresa arriva dalla composizione di quella crescita. Gli investimenti delle imprese, soprattutto in infrastrutture, software e apparecchiature legate all’elaborazione dei dati, sono cresciuti del 10,4%, il ritmo più alto degli ultimi anni. In termini di contributo al PIL, la spesa delle aziende ha pesato più dei consumi delle famiglie. Questo è un cambiamento importante: per anni il motore principale è stato il consumatore, oggi una parte crescente della crescita arriva dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Questo significa che l’AI non è più soltanto una narrativa di mercato. Sta entrando nei dati reali, nei numeri dell’economia. Le trimestrali delle grandi aziende tecnologiche lo confermano. I ricavi e gli utili di società come Alphabet, Microsoft e Amazon mostrano una domanda concreta per cloud, infrastrutture e servizi legati all’intelligenza artificiale. Ma questa crescita ha un costo enorme. Gli investimenti richiesti sono giganteschi. Amazon ha speso oltre 40 miliardi di dollari in un solo trimestre, e nel complesso i grandi operatori potrebbero superare i 700 miliardi di CapEx nel 2026. Questo introduce un elemento chiave: la domanda AI è reale, ma non è gratuita. Richiede capitale, energia, infrastrutture e finanziamenti in un contesto in cui i tassi restano elevati. Ed è qui che entra in gioco la seconda parte del quadro: l’inflazione e la politica monetaria. Il dato PCE di marzo mostra un’accelerazione significativa, con un +0,7% mensile e un +3,5% annuo. Anche la componente core resta sopra il 3%. Non è più solo un rischio potenziale: la pressione sui prezzi è già nei dati. L’energia resta il principale driver, ma il punto più delicato è che questi aumenti iniziano a filtrare nel resto dell’economia. Costi di trasporto più alti, input più cari e margini sotto pressione finiscono, almeno in parte, per essere trasferiti ai consumatori. Questo rende la crescita meno “pulita” e più fragile. In questo contesto, la Federal Reserve si trova in una posizione complicata. I tassi sono stati mantenuti invariati, ma il dato più rilevante è la divisione interna. Il comitato è spaccato tra chi vede il rischio di rallentamento e chi teme che l’inflazione resti troppo elevata. È una banca centrale che non è ferma per mancanza di direzione, ma perché i dati le stanno mandando segnali contrastanti. Da un lato crescita ancora resiliente, dall’altro inflazione persistente. Il risultato è un contesto di “higher for longer”, in cui i tassi potrebbero restare elevati più a lungo di quanto il mercato azionario vorrebbe. Se mettiamo insieme tutti i pezzi, emerge una fotografia molto chiara. L’economia americana non è in recessione e continua a crescere, ma lo fa in modo sempre più dipendente dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Il consumatore tiene, ma con più pressione. L’inflazione non è rientrata e la Fed non ha margine per allentare rapidamente. E sopratutto questo c’è un mercato azionario che continua a salire, sostenuto da una narrativa forte e da numeri reali, ma che allo stesso tempo sembra correre più veloce del resto del sistema.

 

Commento finale

Il punto centrale di questa settimana è proprio questo squilibrio. Da una parte l’azionario, trainato dall’intelligenza artificiale, che guarda avanti e prezza una crescita forte e duratura. Dall’altra il resto del mercato, con petrolio, rendimenti e inflazione che continuano a segnalare un contesto più complesso. Non è detto che il mercato stia sbagliando, ma è evidente che sta facendo una scommessa molto ottimista. Finché questa divergenza resta aperta, il compito dell’investitore non è scegliere la narrativa più rassicurante, ma restare ancorato ai dati e mantenere disciplina, perché è proprio in queste fasi che si costruisce la differenza tra inseguire il mercato e gestirlo davvero.

 

La settimana che parte il 4 maggio si apre con un calendario macroeconomico condizionato da diverse festività in Asia ed Europa, ma comunque ricco di indicazioni utili per valutare lo stato del ciclo economico globale. Lunedì, con i mercati chiusi in Cina, Giappone e Regno Unito, l’attenzione si concentrerà principalmente sull’Europa, dove verranno pubblicati gli indici PMI manifatturieri di aprile per le principali economie dell’area euro. Nel pomeriggio, dagli Stati Uniti, arriveranno i dati sugli ordini alle fabbriche e sui beni durevoli di marzo. Martedì il focus si sposterà su Australia e Stati Uniti. In Australia si terrà la riunione della Banca centrale (RBA), mentre negli USA sarà una giornata particolarmente densa, con dati su bilancia commerciale, mercato immobiliare, occupazione (JOLTS) e soprattutto l’indice ISM servizi di aprile, fondamentale per monitorare l’andamento del comparto terziario. Mercoledì proseguirà il flusso di PMI, questa volta relativi al settore servizi, in Europa e in Cina. In parallelo, saranno pubblicati i prezzi alla produzione dell’Eurozona e i dati sulle vendite al dettaglio in Italia. Nel pomeriggio, negli Stati Uniti, attenzione ai dati ADP sull’occupazione e, come di consueto, alle scorte di greggio. Giovedì l’agenda è più leggera ma comunque significativa: in Europa, focus sugli ordini alle fabbriche tedesche e le vendite al dettaglio dell’Eurozona, mentre negli Stati Uniti arriveranno i dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione e i tagli di posti di lavoro rilevati dal report Challenger. Il momento più atteso della settimana sarà però venerdì, con la pubblicazione del report sul mercato del lavoro USA: Non Farm Payrolls, tasso di disoccupazione e salari medi orari di aprile rappresenteranno un passaggio cruciale per le aspettative di politica monetaria. Nella stessa giornata saranno diffusi anche dati sulla produzione industriale in Europa e la fiducia dei consumatori statunitensi elaborata dall’Università del Michigan.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia sono stati quasi tutti chiusi per la Festa dei Lavoratori. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 +0,25%, Hang Seng chiuso per festività, il Nikkei -0,18%, l’Australia +0,74%, Taiwan chiuso per festività, la Corea del Sud Kospi chiuso per festività, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Il nostro FTSEMib chiuso per festività, Dax chiuso per festività, Ftse100 chiuso per festività, Cac40 chiuso per festività, Zurigo chiuso per festività. Lo S&P500 +0,06%, il Nasdaq +0,73%, il Russell2000 +0,46%. L’oro ha chiuso a 4.644,50 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 101,94$ per il wti e 108,17$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 44,515. Lo spread BTP/BUND 83,040. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,81%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi con la Cina e il Giappone chiusi per festività. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 +0,25%, Hang Seng +1,53%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia -0,40%, Taiwan +4,63%, la Corea del Sud Kospi +4,67%, l’indice Indiano Sensex +0,67%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.605,94 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 101,23$ per il greggio e 107,61$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 80.040 e l’Ethereum 2.377.

 

Buona giornata e buona settimana.


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