Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 24 apr
- Tempo di lettura: 5 min
(17° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Jack Nicholson: “Nella vita si mente solo a due persone: alla propria ragazza e alla polizia”
Il petrolio è salito per la quinta seduta consecutiva, mentre crescono i timori che Stati Uniti e Iran stiano facendo pochi progressi verso una ripresa dei negoziati, lasciando lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso e mantenendo alta la pressione sui mercati energetici. Il Brent è avanzato dello 0,5%, portandosi intorno ai 106 dollari al barile, con un rialzo da inizio anno vicino al 74%. Il greggio si avvia così verso la settimana migliore dall’inizio del conflitto, proprio perché la chiusura dello Stretto continua a ostacolare i flussi di petrolio dal Medio Oriente verso il resto del mondo. Anche il mercato obbligazionario e valutario sta riflettendo il ritorno della cautela. Il rendimento del Treasury decennale e l’indice del dollaro sono entrambi avviati verso il primo rialzo settimanale da un mese, segnale che le speranze di una rapida distensione in Medio Oriente stanno lasciando spazio a nuovi timori di escalation. L’indice MSCI All Country World ha perso leggermente terreno, avviandosi alla prima settimana negativa di aprile. I future sul Nasdaq 100 sono invece saliti dello 0,4%, sostenuti dalle prospettive positive di Intel, mentre in Asia i listini hanno oscillato tra rialzi e ribassi. Le borse europee sono attese in calo dello 0,7%, a conferma di un sentiment ancora fragile. Il nodo resta sempre lo stesso: finché lo Stretto di Hormuz resterà limitato, il mercato continuerà a prezzare tensione sull’offerta. Secondo Giovanni Staunovo di UBS, se i flussi attraverso lo stretto restano ridotti, il mercato petrolifero si irrigidisce, le scorte calano e i prezzi restano sostenuti. Il problema è che, al momento, non esiste ancora un piano chiaro per una riapertura stabile. La diplomazia resta complicata. Secondo alcune fonti, la possibilità che l’Iran accetti nuovi colloqui diretti con gli Stati Uniti sarebbe ostacolata dalle minacce e dai messaggi aggressivi di Donald Trump. Nel frattempo, mentre Israele e Libano dovrebbero estendere la tregua di tre settimane, la tensione regionale resta alta: le forze americane hanno abbordato una superpetroliera carica di greggio iraniano nell’Oceano Indiano, mentre Teheran continua a mantenere Hormuz di fatto chiuso, bloccando il passaggio di petrolio, carburanti e traffico commerciale. Sul mercato azionario, Wall Street ha chiuso in lieve calo, ma il comparto semiconduttori continua a distinguersi. Intel è balzata del 20% nell’after-hours dopo una guidance sui ricavi superiore alle attese, mentre i titoli dei chip hanno registrato la diciassettesima seduta consecutiva di rialzo. Anche se la geopolitica continua a creare volatilità, gli utili societari restano solidi: quasi l’80% delle società dello S&P 500 che ha pubblicato i risultati ha battuto le stime. Questo spiega perché i mercati, pur attraversando una fase complessa, abbiano mostrato una tenuta superiore alle attese. Secondo Janus Henderson, gli investitori hanno continuato a ragionare sull’ipotesi che le ostilità e le interruzioni economiche siano temporanee, e alcuni indicatori di sentiment e posizionamento hanno raggiunto livelli che possono rappresentare punti di ingresso interessanti. Sul fronte societario, Meta e Microsoft stanno valutando tagli o incentivi all’uscita che potrebbero coinvolgere fino a 23.000 posti di lavoro, nel tentativo di rendere le strutture più efficienti e compensare gli elevati investimenti in intelligenza artificiale. DeepSeek ha presentato versioni preliminari di un nuovo modello AI, mentre TSMC ha toccato nuovi massimi dopo l’allentamento dei limiti sugli investimenti dei fondi taiwanesi in singoli titoli. Warner Bros. Discovery ha ottenuto l’approvazione degli azionisti per la fusione con Paramount Skydance, mentre Comcast ha pubblicato risultati superiori alle attese. In Europa, lo STOXX 600 ha chiuso poco sopra la parità, con andamenti settoriali misti. L’Oréal ha registrato la miglior seduta dal 2008, salendo del 9% dopo aver riportato la crescita trimestrale più forte degli ultimi due anni. Nokia ha guadagnato oltre il 6% grazie a risultati solidi, sostenuti anche dalle opportunità strutturali legate all’intelligenza artificiale nelle reti ottiche. Saab è salita nonostante ordini inferiori rispetto all’anno precedente, grazie a vendite e utili operativi comunque in crescita. Dal lato macro, il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha avvertito che il mondo sta affrontando la più grande minaccia alla sicurezza energetica della storia recente, con particolare attenzione alle forniture di carburante per aerei in Europa. Se Hormuz dovesse restare chiuso, molti Paesi potrebbero dover ripensare partner commerciali e rotte energetiche. Anche la Germania continua a risentire del quadro geopolitico. Il governo ha dimezzato le stime di crescita per il 2026, prevedendo un PIL in aumento solo dello 0,5%, e ha rivisto al rialzo le aspettative d’inflazione al 2,7% quest’anno e al 2,8% il prossimo. Il Ministero dell’Economia ha citato esplicitamente la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz come fattori che stanno aumentando i costi per famiglie e imprese. Nel Regno Unito, il calo del fabbisogno pubblico ha inizialmente sostenuto i gilt, ma i rendimenti sono poi risaliti dopo dati PMI che hanno mostrato un forte aumento delle pressioni inflazionistiche. Anche questo conferma che il tema energia non resta confinato al petrolio, ma tende a trasferirsi rapidamente su inflazione, tassi e crescita.
Commento finale
Il mercato continua a muoversi dentro una forte divergenza. Da una parte ci sono utili societari solidi, tecnologia e semiconduttori ancora molto forti, e una resilienza dell’azionario che sorprende. Dall’altra, però, c’è un petrolio che continua a salire, uno Stretto di Hormuz ancora bloccato, banche centrali con meno spazio per tagliare e un rischio inflattivo che resta vivo. Finché la diplomazia non produrrà un risultato concreto e i flussi energetici non torneranno davvero normali, ogni rimbalzo dell’azionario dovrà convivere con questo limite: il mercato può guardare avanti, ma l’economia reale sta ancora pagando il prezzo della crisi energetica. I market movers di oggi sono: vendite al dettaglio in Gran Bretagna, indice IFO sulla fiducia delle aziende in Germania, vendite al dettaglio in Canada, indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,65%, China A50 -0,45%, Hang Seng -1,04%, il Nikkei -0,82%, l’Australia -0,75%, Taiwan +0,22%, la Corea del Sud Kospi +0,11%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,79%. Il nostro FTSEMib +0,26%, Dax -0,16%, Ftse100 -0,19%, Cac40 +0,87%, Zurigo +1,38%. Lo S&P500 -0,41%, il Nasdaq -0,89%, il Russell2000 -0,37%. L’oro ha chiuso a 4.724 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 95,85$ per il wti e 105,07$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 45,125. Lo spread BTP/BUND 78,180. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 19,31%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,74%, China A50 -0,46%, Hang Seng -0,21%, il Nikkei +0,79%, l’Australia -0,21%, Taiwan +0,22%, la Corea del Sud Kospi -0,27%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,95%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa mentre gli Stati Uniti misti. L’oro si attesta a 4.689,19 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 96,03$ per il greggio e 105,51$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 77.593 e l’Ethereum 2.303.
Buona giornata e buon fine settimana.


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