Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 6 min
(17° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Jannik Sinner: “La pressione è un privilegio. Significa che stai facendo qualcosa di importante e che la gente si aspetta molto da te. Ma alla fine, è solo una partita di tennis; ciò che conte è come cresci come persona”
I mercati hanno rallentato dopo la corsa degli ultimi giorni. Le azioni e le obbligazioni hanno perso terreno, mentre il petrolio è tornato a salire, segnale che il nodo centrale della crisi resta ancora aperto: i colloqui tra Stati Uniti e Iran continuano a non produrre un vero passo avanti e lo Stretto di Hormuz resta di fatto bloccato. È proprio questo che ha raffreddato il sentiment, dopo il rally record visto a Wall Street. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso lo 0,6%, con i titoli in calo che hanno superato nettamente quelli in rialzo, mentre i future su S&P 500 e Nasdaq hanno ceduto lo 0,5%, dopo che gli indici americani avevano chiuso sui massimi storici grazie alla solidità delle trimestrali e all’estensione del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Anche l’Europa si prepara a un’apertura più debole, segno che il mercato sta iniziando a fare i conti con una realtà meno lineare di quanto raccontato dall’azionario nelle ultime sedute. Il Brent è salito dell’1,1% fino a 103 dollari al barile, avviandosi verso la quarta seduta consecutiva di rialzo. Il petrolio, dall’inizio dell’anno, è salito del 70%, e gran parte di questo movimento si è concentrata proprio dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente a fine febbraio. Anche il mercato obbligazionario ha reagito negativamente, perché un petrolio più alto significa pressioni inflazionistiche più forti e quindi meno spazio per un allentamento monetario. Donald Trump ha dichiarato che la tregua con l’Iran resterà in vigore a tempo indeterminato, ma il mercato continua a guardare con diffidenza l’assenza di progressi reali nei negoziati su un conflitto che ormai dura da quasi due mesi. Più il tempo passa, più il rischio è che la chiusura di Hormuz e i prezzi elevati dell’energia si trasformino in un problema macroeconomico globale molto più serio. Ed è proprio questo che inizia di nuovo a emergere nei prezzi. Secondo Carol Kong di Commonwealth Bank of Australia, i mercati hanno finora scelto di vedere il bicchiere mezzo pieno, continuando a sperare in una rapida normalizzazione dei flussi energetici attraverso lo stretto. Ma la realtà potrebbe essere più scomoda: la strada verso un accordo duraturo sembra ancora lunga e, prima di vedere un vero miglioramento, i prezzi dell’energia potrebbero persino salire ancora. Le tensioni restano infatti elevate. Stati Uniti e Iran non si sono incontrati per un nuovo round di colloqui, e nel frattempo entrambe le parti stanno usando lo Stretto di Hormuz come leva negoziale durante questa tregua prolungata. Teheran ha già fatto sapere di non avere in programma una partecipazione imminente a nuovi negoziati, mentre Washington continua a mantenere il blocco navale sulle navi dirette da e verso i porti iraniani. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito questa scelta una violazione del cessate il fuoco. Gli strategist iniziano così a segnalare che potrebbe esserci una forte motivazione a prendere profitto dopo il rally. L’indice MSCI World è salito di oltre l’8% nel mese e la prossima settimana sarà piena di appuntamenti chiave con le principali banche centrali. In parallelo, sta tornando con forza anche il tema dell’intelligenza artificiale, ma proprio quando un tema diventa così riconosciuto da tutti, spesso il mercato inizia a scaricare parte della posizione. I Treasury si avviano verso la quarta seduta consecutiva di ribasso, con il rendimento del decennale salito al 4,32%, mentre il dollaro ha ripreso forza contro la maggior parte delle principali valute. Anche i metalli preziosi hanno perso terreno, con l’oro in calo dello 0,8% intorno ai 4.700 dollari l’oncia e l’argento in discesa del 2%. Bitcoin ha mostrato una lieve debolezza, rimanendo in area 77.800 dollari. L’elemento che continua a sostenere il mercato azionario resta però il fronte societario. Le trimestrali si stanno rivelando robuste. Boeing ha beneficiato di consegne solide nel primo trimestre, Tesla ha pubblicato risultati superiori alle attese, Texas Instruments ha fornito una guidance convincente e in Asia SK Hynix ha riportato un aumento degli utili di cinque volte. Finora quasi l’80% delle società dello S&P 500 che hanno pubblicato i conti ha battuto le stime degli analisti. Questo aiuta a spiegare perché l’azionario continui a restare così resiliente nonostante il rumore geopolitico. Anche il comparto semiconduttori continua a essere uno dei principali motori del mercato. Il Philadelphia Semiconductor Index ha guadagnato per la sedicesima seduta consecutiva, segnando un record assoluto, mentre l’indice dei titoli tecnologici asiatici ha chiuso poco sopra la parità, cancellando le perdite iniziali. È un segnale importante: nonostante le interruzioni nelle catene di approvvigionamento, gli investitori continuano a guardare oltre il breve termine e a scommettere ancora sulla forza strutturale della domanda legata all’intelligenza artificiale. Ma per vedere una rivalutazione più duratura dei tecnologici asiatici rispetto a quelli americani, serviranno conferme dai piani di investimento dei grandi hyperscaler nelle trimestrali della prossima settimana. Sul fronte corporate si segnalano anche alcune notizie rilevanti. IBM ha pubblicato dati sul software in linea con le attese ma non abbastanza forti da dissipare i timori che l’intelligenza artificiale possa mettere pressione al business. Lululemon ha nominato Heidi O’Neill come nuova CEO nel tentativo di superare una fase complessa di rallentamento e tensione con gli investitori. TSMC ha deciso di rinviare fino al 2029 l’utilizzo delle macchine litografiche più avanzate di ASML per contenere i costi, scelta che potrebbe rappresentare un ostacolo per il gruppo olandese. In Europa, invece, le vendite di auto hanno mostrato il rialzo più forte da quasi due anni, sostenute dalla crescita delle vetture elettriche e ibride. Le borse europee hanno chiuso in calo dello 0,4%, riducendo però parte delle perdite nel corso della seduta. Anche qui il quadro resta appesantito dal contesto geopolitico e dal costo dell’energia. La Germania ha dimezzato le proprie stime di crescita, prevedendo per il 2026 un PIL in aumento solo dello 0,5%, e ha rivisto al rialzo le attese di inflazione al 2,7% quest’anno e al 2,8% il prossimo, citando esplicitamente il conflitto in Medio Oriente e la chiusura di Hormuz come fattori che stanno aumentando i costi per famiglie e imprese. Nel Regno Unito, il primo dato d’inflazione che incorpora il periodo successivo all’inizio della guerra mostra già un’accelerazione: il CPI è salito al 3,3% a marzo, dal 3% precedente, spinto soprattutto dai prezzi più alti del carburante. Secondo alcuni economisti, la sola estensione della tregua non basterà a evitare una fase dolorosa di rialzo dell’inflazione, con il rischio che entro l’autunno i prezzi tornino sopra il 4%. Tra i singoli titoli europei, ASMI è stato uno dei migliori dello STOXX 600 dopo conti superiori alle attese e margini record, mentre Randstad ha beneficiato di ricavi leggermente migliori del previsto. Segnali che confermano come, al di là del quadro macro e geopolitico, il mercato continui a premiare le storie societarie credibili.
Commento finale:
Il mercato sta mostrando due facce molto chiare. Da una parte c’è un azionario che continua a essere sostenuto da utili solidi, dal ritorno del tema AI e da una notevole capacità di assorbire il rischio. Dall’altra c’è un sistema di prezzi, soprattutto petrolio, tassi e aspettative macro, che continua a mandare un messaggio molto più prudente. È questa divergenza il vero punto da osservare. Perché finché i colloqui restano bloccati e Hormuz non torna davvero operativo, il rischio energetico e inflattivo non può dirsi archiviato. E quindi il rally dell’azionario, per quanto impressionante, resta ancora più una scommessa sulla normalizzazione che una certezza già confermata dai fatti.
I market movers di oggi sono: indice PMI manifatturiero previsionale nell’Eurozona, richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,29%, China A50 +0,05%, Hang Seng -1,31%, il Nikkei +0,33%, l’Australia -0,99%, Taiwan +0,79%, la Corea del Sud Kospi +0,36%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,70%. Il nostro FTSEMib -0,25%, Dax -0,31%, Ftse100 -0,21%, Cac40 -0,96%, Zurigo -0,51%. Lo S&P500 +1,05%, il Nasdaq +1,64%, il Russell2000 +0,74%. L’oro ha chiuso a 4.719,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 92,96$ per il wti e 101,91$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 44,640. Lo spread BTP/BUND 78,290. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 19,50%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,65%, China A50 -0,45%, Hang Seng -1,04%, il Nikkei -0,82%, l’Australia -0,75%, Taiwan +0,22%, la Corea del Sud Kospi +0,11%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,79%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.723,55 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 94,30$ per il greggio e 103,24$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 77.962 e l’Ethereum 2.349.
Buona giornata.


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