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Pillole di Mercato

(17° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

John Henry Patterson: “Per sopravvivere, uomini, aziende e società devono collaborare”

 

I future sugli indici azionari americani hanno recuperato terreno e il dollaro si è indebolito dopo che Donald Trump ha dichiarato di voler estendere il cessate il fuoco con l’Iran, alimentando un cauto ottimismo tra gli investitori. I contratti sullo S&P 500 sono saliti dello 0,5% e quelli sul Nasdaq 100 dello 0,6%, sostenuti dall’idea che un allentamento delle tensioni possa favorire un calo del petrolio e sostenere la crescita economica. Questo movimento arriva però dopo due sedute di debolezza per i principali indici statunitensi, frenati dall’incertezza sui colloqui tra Washington e Teheran. Il Brent si è mosso in area 98 dollari al barile, in un contesto ancora molto volatile, mentre i mercati asiatici hanno chiuso in calo seguendo le perdite di Wall Street, con l’indice MSCI Asia Pacific in flessione dello 0,7%. Il quadro resta quindi tutt’altro che lineare, perché i mercati continuano a oscillare tra la speranza di una distensione e il timore che il conflitto possa protrarsi ancora a lungo. Trump ha affermato di voler prolungare il cessate il fuoco con l’Iran a tempo indeterminato, attribuendo il fallimento dei negoziati a quella che ha definito una leadership iraniana profondamente frammentata. Gli Stati Uniti, secondo quanto dichiarato, eviterebbero per ora nuovi attacchi, ma manterrebbero il blocco dello Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo continua a essere fortemente compromesso. È proprio questo il nodo più delicato, perché anche se il premio di rischio sul petrolio si è ridimensionato e l’azionario ha già recuperato molto terreno, i mercati restano sospesi tra speranza e paura. Uno dei pochi elementi di sostegno più solidi continua a essere il ritorno del tema intelligenza artificiale, che sta favorendo i titoli legati ai semiconduttori e sta spingendo nuovi massimi in mercati come Corea del Sud e Taiwan. Secondo Vivian Lin Thurston di William Blair, la fase dello shock iniziale della guerra potrebbe ormai essere alle spalle, e il mercato si starebbe muovendo dentro una nuova fase fatta di incertezza intermittente e continui cambi di tono. In quest’ottica, se i fondamentali restano solidi, i mercati potrebbero continuare a guardare oltre il rumore geopolitico di breve termine. Nel frattempo, però, la diplomazia resta fragile. Il vicepresidente americano JD Vance avrebbe dovuto recarsi in Pakistan per riprendere i colloqui con l’Iran, ma Teheran avrebbe rifiutato di partecipare, giudicando irragionevoli le richieste statunitensi. Anche l’agenzia semiufficiale Tasnim ha fatto sapere che al momento non esiste alcuna prospettiva concreta di partecipazione iraniana ai negoziati. Tutto questo rende ancora più evidente il cambio di tono di Trump, che solo poco prima aveva dichiarato molto improbabile un’estensione della tregua in assenza di un accordo. Per l’Asia, inoltre, il quadro potrebbe essere persino più delicato che per gli Stati Uniti. Molte economie dell’area dipendono fortemente dalle importazioni energetiche e, proprio per questo, un conflitto che si prolunga tende a pesare molto di più rispetto a quanto accadrebbe negli Stati Uniti, che restano molto più autosufficienti sul piano energetico. Ed è anche per questo che diversi strategist continuano a mettere in guardia sul fatto che i mercati azionari potrebbero essere corsi troppo in fretta rispetto a quanto il quadro reale giustifichi davvero. Il problema centrale resta infatti sempre lo stesso: la chiusura o la forte limitazione del traffico nello Stretto di Hormuz continua a generare carenze su carburanti, fertilizzanti e altre materie prime essenziali. I future stanno prezzando una scomparsa abbastanza rapida di queste tensioni, ma la realtà fisica dei flussi energetici racconta una storia molto più complessa. Ed è proprio per questo che il recupero a V degli indici azionari rischia di essere stato troppo rapido e troppo ottimista. Tra le altre asset class, l’oro è salito dello 0,8% fino a circa 4.760 dollari l’oncia, mentre l’argento ha guadagnato l’1,8%. I Treasury hanno mantenuto le perdite della seduta precedente, con il rendimento del decennale fermo intorno al 4,29%, mentre anche i titoli di Stato giapponesi e australiani hanno registrato debolezza. In Asia, alcuni grandi nomi della tecnologia cinese come Alibaba e JD hanno perso terreno a Hong Kong, penalizzati dai dubbi sulla redditività di breve termine, dalla pressione regolatoria e dall’assenza di catalizzatori sufficientemente forti per sostenere la loro leadership nella corsa cinese all’intelligenza artificiale. Anche sul fronte della politica monetaria emergono segnali interessanti. Kevin Warsh, indicato da Trump per la guida della Federal Reserve, ha dichiarato che la banca centrale americana avrebbe bisogno di un nuovo approccio per affrontare un’inflazione più persistente, pur senza fornire dettagli specifici. Ha inoltre ribadito che, se confermato, agirebbe in piena indipendenza rispetto alla Casa Bianca. Un messaggio non secondario, perché in questa fase il mercato continua a interrogarsi su quanto a lungo i tassi possano restare elevati. Sul fronte societario, Deutsche Telekom starebbe valutando una completa integrazione con T-Mobile US, in un’operazione che potrebbe diventare la più grande fusione pubblica mai realizzata. Lufthansa ha annunciato il taglio di 20.000 voli europei a corto raggio dal programma estivo per contenere il costo del carburante, raddoppiato dall’inizio della guerra con l’Iran, mentre United Airlines ha ridotto la guidance sugli utili annuali proprio a causa dell’aumento dei prezzi del fuel. SpaceX ha reso noto un accordo che potrebbe portarla ad acquisire la startup di coding AI Cursor per 60 miliardi di dollari oppure, in alternativa, a investire 10 miliardi nella loro collaborazione. In Cina, intanto, la cosiddetta “national team” avrebbe ridotto il proprio ruolo dominante nei principali ETF azionari nazionali, segnale che Pechino starebbe cercando di raffreddare un rally considerato troppo surriscaldato. In Europa, i mercati hanno invertito la direzione nel corso della seduta, chiudendo in ribasso mentre gli investitori cercavano di valutare le prospettive dei colloqui e il rischio di una nuova escalation proprio alla vigilia della scadenza della tregua. Lo STOXX 600 ha perso lo 0,7%, con andamenti contrastanti tra listini e settori. Tra le notizie societarie europee, Associated British Foods ha annunciato lo spin-off di Primark dal business alimentare, mantenendo per quest’ultimo il nome ABF. Il titolo ha però chiuso in calo dopo conti semestrali deboli. Puig ha invece segnato un forte rialzo dopo indiscrezioni su una possibile offerta di acquisizione da parte di Estée Lauder, mentre Royal Unibrew è crollata dopo la fine della partnership con PepsiCo nel Nord Europa. Sul fronte macro, nel Regno Unito la disoccupazione è scesa al 4,9% nei tre mesi fino a febbraio, meglio delle attese, mentre i salari sono cresciuti del 3,6% su base annua. Il messaggio che arriva dai mercati è ancora una volta molto chiaro: l’azionario continua a voler credere che la fase più acuta del rischio geopolitico sia stata superata, ma il resto del sistema non conferma con la stessa forza questa lettura. Il petrolio resta elevato, lo Stretto di Hormuz continua a funzionare a capacità ridotta e ogni dichiarazione politica è ancora in grado di ribaltare il sentiment nel giro di poche ore. In questo contesto, il rimbalzo degli indici e il ritorno dell’AI come motore del mercato mostrano che la voglia di rischio non è sparita, ma resta costruita su fondamenta ancora fragili. Ed è proprio qui che serve maggiore attenzione: il mercato può continuare a salire, ma finché la realtà energetica e geopolitica non si normalizzerà davvero, ogni recupero resterà anche una scommessa. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciali in Giappone, CPI (inflazione) in Gran Bretagna.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,24%, China A50 -0,40%, Hang Seng +0,17%, il Nikkei +1,23%, l’Australia -0,15%, Taiwan +1,89%, la Corea del Sud Kospi +2,28%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,70%. Il nostro FTSEMib -0,63%, Dax -0,60%, Ftse100 -1,05%, Cac40 -1,14%, Zurigo -1,13%. Lo S&P500 -0,24%, il Nasdaq -0,26%, il Russell2000 +0,58%. L’oro ha chiuso a 4.719,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 89,67$ per il wti e 98,48$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 42,845. Lo spread BTP/BUND 73,860. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 19,50%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,29%, China A50 +0,05%, Hang Seng -1,31%, il Nikkei +0,33%, l’Australia -0,99%, Taiwan +0,79%, la Corea del Sud Kospi +0,36%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,70%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.774,64 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 89,19$ per il greggio e 98,18$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 78.436 e l’Ethereum 2.393.

 

Buona giornata.

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