Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 21 apr
- Tempo di lettura: 6 min
(17° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Wilma Rudolph: “Vincere è fantastico, ma se vuoi davvero fare qualcosa nella vita, il segreto è imparare a perdere. Nessuno è imbattuto per sempre”
Il rally dei mercati azionari globali ha ripreso vigore dopo una breve pausa, sostenuto dai segnali che indicano una possibile partecipazione dell’Iran a nuovi colloqui con gli Stati Uniti, elemento che ha rafforzato l’ottimismo su un possibile progresso diplomatico in Medio Oriente proprio mentre si avvicina la scadenza del cessate il fuoco. Nel frattempo, il petrolio ha registrato una flessione. L’indice MSCI All Country World ha guadagnato lo 0,1%, in un contesto in cui l’allentamento delle tensioni geopolitiche e il ritorno di interesse per il tema dell’intelligenza artificiale hanno sostenuto in particolare i mercati asiatici. La lunga serie positiva dell’indice globale, undici sedute consecutive e la migliore degli ultimi cinque anni, si era temporaneamente interrotta lunedì, quando un fine settimana particolarmente turbolento in Medio Oriente aveva riacceso i dubbi sulla tenuta dei negoziati. In Asia, la Corea del Sud ha toccato nuovi massimi storici, mentre negli Stati Uniti Apple ha mostrato debolezza nelle contrattazioni serali dopo aver nominato John Ternus come prossimo amministratore delegato. Sul fronte energetico, il Brent ha ceduto lo 0,6%, scendendo a 94,94 dollari al barile, grazie all’idea che la diplomazia possa prevalere prima della scadenza della tregua di due settimane. Treasury e dollaro si sono mossi poco, segno di un mercato che, almeno per il momento, resta in attesa di sviluppi più concreti. L’attenzione si concentra ora sulla possibilità che Stati Uniti e Iran tornino a negoziare in Pakistan, nel tentativo di ridurre le tensioni e riaprire lo Stretto di Hormuz dopo un primo round di colloqui a Islamabad che non aveva prodotto alcun accordo. Nelle ultime tre settimane il dollaro si è indebolito, mentre diversi indici azionari hanno recuperato le perdite accumulate durante il conflitto, segnalando che i mercati stanno già iniziando a prezzare uno scenario di tensioni più contenute, petrolio meno caro e crescita economica più solida. Secondo Noriko Chen di Capital Group, l’avvio di nuovi colloqui di pace rappresenta chiaramente un segnale positivo, perché rafforza l’idea che si possa arrivare a qualche forma di soluzione. Pur ammettendo che l’inflazione potrebbe restare un po’ più elevata rispetto al recente passato, la lettura prevalente è che questo shock non dovrebbe avere un impatto particolarmente pesante sull’economia globale, anche perché appare legato più a un problema di forniture energetiche di breve termine che a un danno strutturale sulla produzione di petrolio e gas. Donald Trump, però, ha dichiarato di non essere propenso a estendere ulteriormente il cessate il fuoco con l’Iran, aumentando così la pressione sui negoziatori affinché trovino rapidamente un’intesa. Secondo il presidente americano, la tregua scadrà mercoledì sera, ora di Washington. Nel frattempo, iniziano a emergere dettagli sul prossimo round negoziale, atteso in Pakistan, con la conferma che anche Teheran sarebbe pronta a inviare una delegazione, anche se non è ancora chiaro chi ne assumerà la guida. Il quadro sul terreno, però, resta molto fragile. I transiti attraverso lo Stretto di Hormuz si sono ridotti al minimo, dopo che l’Iran ha rafforzato il controllo sulla rotta in risposta agli attacchi subiti. Venerdì sembrava che la paralisi delle ultime settimane potesse finalmente terminare, quando Teheran aveva dichiarato la riapertura dello stretto, salvo poi invertire la rotta nel fine settimana dopo il mantenimento del blocco navale statunitense e l’attacco a una nave iraniana. Nelle prime ore di martedì, solo tre imbarcazioni, due cargo e una nave cisterna, sembravano tentare il transito, in un contesto in cui sia il blocco americano sia quello iraniano risultavano ancora di fatto attivi. Anche le altre asset class hanno riflesso questo equilibrio instabile. L’oro ha perso lo 0,5%, scendendo verso i 4.800 dollari l’oncia, mentre i future sull’S&P 500 sono saliti dello 0,1% dopo che l’indice americano aveva leggermente corretto dai massimi storici nella seduta precedente, penalizzato da alcuni grandi nomi della tecnologia. Proprio la tecnologia è tornata al centro dell’attenzione in Asia, con l’indice tecnologico regionale MSCI in rialzo del 2,4% e una performance da inizio anno superiore al 38%. Anche negli Stati Uniti il Philadelphia Semiconductor Index ha continuato a salire, registrando la quattordicesima seduta consecutiva positiva, una striscia così lunga che, in passato, era stata superata solo una volta, nel 2014. Il messaggio che emerge è piuttosto chiaro: il tema AI è tornato a guidare il mercato e l’Asia, essendo uno snodo centrale nella fornitura di hardware, sta beneficiando pienamente di questo ritorno di interesse. Nel frattempo, oltre alla geopolitica, gli investitori guardano anche alla politica monetaria. Entro fine aprile sono attese le decisioni di Fed, Bank of Japan, BCE e Bank of England, e il mercato si aspetta una sostanziale pausa da parte di tutte le principali banche centrali, in un contesto che continua però a segnalare il rischio di una combinazione scomoda tra inflazione persistente e crescita più debole. Negli Stati Uniti l’attenzione si sposta anche su Kevin Warsh, indicato da Trump per guidare la Federal Reserve. Nelle sue dichiarazioni preparate per il Senato, Warsh ha sottolineato con forza l’importanza dell’indipendenza della politica monetaria, affermando che decisioni migliori si prendono solo evitando distrazioni e mantenendo la banca centrale al riparo dalle pressioni esterne. Sul fronte societario, Amazon ha annunciato un nuovo investimento da 5 miliardi di dollari in Anthropic, con la possibilità di aggiungere nel tempo altri 20 miliardi, rafforzando ulteriormente il legame tra le due società nella corsa sempre più competitiva dell’intelligenza artificiale. In Asia, Victory Giant Technology Huizhou, fornitore cinese di Nvidia, ha debuttato alla Borsa di Hong Kong con un balzo del 57%, dopo aver raccolto 2,6 miliardi di dollari nella più grande quotazione cittadina degli ultimi sette mesi. In Europa, invece, la seduta di lunedì si era chiusa in ribasso, con lo STOXX 600 in calo dello 0,9%, penalizzato dai timori che le tensioni tra Stati Uniti e Iran potessero riaccendersi dopo gli eventi del fine settimana e compromettere il fragile cessate il fuoco. Le nuove tensioni hanno colpito soprattutto i titoli del comparto viaggi e tempo libero, che venerdì avevano beneficiato della notizia sulla riapertura dello Stretto di Hormuz ma che lunedì hanno invertito la rotta con decisione. Lufthansa, EasyJet e TUI hanno registrato cali marcati, mentre in controtendenza si sono mossi i titoli energetici, sostenuti dal nuovo rialzo del petrolio. Equinor, Vår Energi, BP, TotalEnergies e Shell hanno chiuso in progresso, beneficiando del ritorno di forza del comparto oil & gas. Anche sul fronte bancario europeo si sono registrati movimenti rilevanti, con UniCredit in calo dopo la presentazione di nuovi piani da parte dell’amministratore delegato Andrea Orcel relativi a una possibile operazione con Commerzbank, che invece ha reagito positivamente. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di mercati ancora molto sensibili al flusso di notizie geopolitiche, ma al tempo stesso sempre più inclini a guardare oltre il conflitto, soprattutto quando si apre uno spiraglio diplomatico e quando il petrolio smette di accelerare. La vera domanda, a questo punto, non è solo se si arriverà a un accordo, ma se questo accordo sarà abbastanza credibile da riportare davvero stabilità ai flussi energetici e da confermare l’ottimismo che l’azionario, ancora una volta, ha deciso di anticipare. Il mercato continua a muoversi come se volesse credere che la parte peggiore della crisi sia ormai alle spalle, e lo sta facendo tornando a premiare soprattutto tecnologia, intelligenza artificiale e asset più sensibili al ciclo. Tuttavia, sotto questa superficie più costruttiva, restano ancora diversi elementi di fragilità: la tregua ha una scadenza ravvicinata, i flussi attraverso Hormuz non sono normalizzati e basta un singolo episodio per riaccendere rapidamente il premio al rischio. Per questo la lettura più equilibrata, oggi, è che il mercato stia anticipando una soluzione, ma non abbia ancora ricevuto una conferma definitiva. E quando l’azionario corre più veloce della realtà, la disciplina resta ancora una volta la qualità più importante da avere. I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) in Nuova Zelanda), tasso di disoccupazione in Gran Bretagna, indice ZEW dl sentiment sull’economia in Germania, variazione settimanale dell’occupazione elaborato dall’ADP e vendite al dettaglio negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,64%, China A50 +0,32%, Hang Seng +0,79%, il Nikkei +0,72%, l’Australia +0,02%, Taiwan +0,99%, la Corea del Sud Kospi +1,07%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,21%. Il nostro FTSEMib -1,36%, Dax -1,15%, Ftse100 -0,55%, Cac40 -1,12%, Zurigo -1,06%. Lo S&P500 -0,24%, il Nasdaq -0,26%, il Russell2000 +0,58%. L’oro ha chiuso a 4.828,80 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 87,42$ per il wti e 95,48$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 39,020. Lo spread BTP/BUND 73,860. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,87%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,24%, China A50 -0,40%, Hang Seng +0,17%, il Nikkei +1,23%, l’Australia -0,15%, Taiwan +1,89%, la Corea del Sud Kospi +2,28%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,70%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.809,41 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 86,50$ per il greggio e 94,87$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 75.810 e l’Ethereum 2.314.
Buona giornata.


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