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Pillole di Mercato

(16° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Socrate: “Prima di supporre, conosci i fatti. Prima di giudicare, comprendi la causa. Prima di ferire qualcuno, mettiti al suo poto. Prima di parlare, pensa”

 

Il rally record dei mercati azionari globali ha mostrato i primi segnali di rallentamento, con una fase di prese di profitto in Asia mentre gli investitori hanno ridotto l’esposizione in vista del fine settimana, in attesa di sviluppi concreti sull’eventuale estensione del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. L’indice MSCI All Country World, il principale riferimento per l’azionario globale, ha registrato una lieve flessione dello 0,1% dopo una sequenza di dieci sedute consecutive di rialzo che lo aveva portato su nuovi massimi storici. Anche Wall Street ha chiuso su livelli record, ma in Asia il momentum si è affievolito, con i listini regionali in calo dello 0,9% in un contesto di maggiore prudenza. I future sugli indici europei indicano un’apertura in ribasso, segnalando un possibile raffreddamento del sentiment anche nel Vecchio Continente. Sul fronte delle materie prime, il Brent ha perso l’1,2% scendendo a 98,20 dollari al barile, dopo che il presidente Donald Trump ha espresso ottimismo sulla possibilità di raggiungere un cessate il fuoco permanente con l’Iran. L’oro si è mantenuto poco sopra i 4.800 dollari l’oncia, mentre i Treasury e il dollaro sono rimasti sostanzialmente invariati, riflettendo un atteggiamento attendista da parte degli operatori. Il mercato si trova ora in una fase di attesa, con l’attenzione concentrata sui negoziati che potrebbero portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per il flusso globale di petrolio. Nonostante il petrolio abbia già ridimensionato parte del premio di rischio accumulato durante il conflitto e le borse abbiano raggiunto nuovi massimi, diverse autorità continuano a sottolineare come i mercati possano sottovalutare l’impatto economico della crisi. I dati sui flussi energetici confermano che la normalizzazione è ancora lontana. Le spedizioni di greggio dal Medio Oriente restano inferiori ai livelli abituali, mentre altre aree stanno cercando di compensare parzialmente il deficit. Questo squilibrio evidenzia come, nonostante il miglioramento del sentiment, le dinamiche reali del mercato energetico siano ancora sotto pressione. Secondo Nick Twidale di AT Global Markets, i mercati si trovano su livelli tecnici e psicologici chiave, ma manca ancora una reale convinzione, con gli operatori che attendono segnali più chiari dal fronte geopolitico prima di prendere nuove posizioni direzionali. Nel frattempo, Donald Trump ha dichiarato che un accordo con l’Iran sarebbe vicino, ipotizzando concessioni significative da parte di Teheran, tra cui la rinuncia al programma nucleare e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, queste affermazioni non hanno trovato conferma ufficiale da parte iraniana, mantenendo elevato il grado di incertezza. In parallelo, è stato annunciato anche un cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano, confermato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, ulteriore elemento che contribuisce a rafforzare le aspettative di una possibile de-escalation regionale. Gli strategist sottolineano però come la calma apparente non si sia ancora tradotta in un reale ritorno alla normalità nei flussi di materie prime. Questo lascia aperta la possibilità che il petrolio possa tornare sopra i 100 dollari al barile e che i mercati azionari possano subire una correzione dopo il recente rally. Anche il dollaro resta sotto osservazione. Dopo aver beneficiato della domanda di beni rifugio nelle fasi più acute del conflitto, la valuta americana ha iniziato a indebolirsi, con alcune grandi banche che ritengono conclusa la fase di apprezzamento legata alla guerra, favorendo un graduale spostamento degli investitori verso asset più rischiosi. Il recupero degli indici azionari globali è stato alimentato proprio da questa rotazione, con mercati come Singapore, Taiwan e Cina che hanno completamente riassorbito le perdite iniziali. In Giappone, il Nikkei 225 ha addirittura segnato nuovi massimi storici prima di una lieve correzione nella seduta successiva. Secondo Oriano Lizza di CMC Markets, i mercati asiatici stanno già prezzando un’estensione del cessate il fuoco che, nei fatti, non è ancora stata formalizzata. Questo crea un rischio evidente, perché i movimenti recenti sono basati più su segnali diplomatici che su accordi concreti. Sul fronte societario, Netflix ha registrato un calo nel trading after-hours dopo previsioni deludenti per il secondo trimestre, mentre Apple ha annunciato il ritiro di un dirigente chiave legato a prodotti strategici come Apple Watch e AirPods. Anche TSMC ha subito pressioni, complice la dipendenza da pochi grandi clienti. In Europa, i mercati hanno chiuso in lieve calo, con lo STOXX 600 in flessione marginale, riflettendo un equilibrio tra dati macro positivi - come la crescita del PIL britannico superiore alle attese - e timori legati all’impatto del conflitto su inflazione e crescita. L’inflazione dell’area euro ha mostrato un’accelerazione al 2,6%, mentre il settore dei viaggi continua a risentire dell’aumento dei costi energetici, con EasyJet che ha segnalato un incremento significativo delle spese per carburante. Il mercato si trova in un punto molto delicato, dove il rally ha già incorporato gran parte delle aspettative positive senza che queste si siano ancora concretizzate pienamente. La pausa del movimento non è necessariamente un segnale negativo, ma rappresenta piuttosto un momento di verifica: dopo aver corso così velocemente, gli investitori hanno bisogno di conferme reali. Il rischio, infatti, non è tanto che il mercato si fermi, ma che abbia anticipato troppo uno scenario ancora incerto. In questa fase, più che la direzione conta la qualità del movimento, perché è proprio lì che si capisce se siamo davanti a un trend solido o a un equilibrio ancora fragile. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Italia, discorsi di alcuni membri del FOMC negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,42%, China A50 +0,95%, Hang Seng +1,45%, il Nikkei +2,37%, l’Australia -0,46%, Taiwan +0,89%, la Corea del Sud Kospi +1,72%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,36%. Il nostro FTSEMib -0,27%, Dax +0,36%, Ftse100 +0,29%, Cac40 -0,14%, Zurigo -0,25%. Lo S&P500 +0,26%, il Nasdaq +0,36%, il Russell2000 +0,18%. L’oro ha chiuso a 4.808,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 94,69$ per il wti e 98,09$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 41,895. Lo spread BTP/BUND 77,270. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,17%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -,22%, China A50 -0,69%, Hang Seng -1,21%, il Nikkei -0,91%, l’Australia -0,23%, Taiwan +0,89%, la Corea del Sud Kospi -0,50%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,31%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole mentre gli Stati Uniti sono sopra la parità. L’oro si attesta a 4.826,36 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 93,30$ per il greggio e 98,06$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 74.750 e l’Ethereum 2.324.

 

Buona giornata e buon fine settimana.

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