Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 16 apr
- Tempo di lettura: 5 min
(16° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Morgan Freeman: “L’ingrato ha una memoria selettiva: ricorda con precisione ciò che non gli hai dato, ma cancella dalla sua mente tutto ciò che hai fatto per lui”
I mercati azionari globali hanno aggiornato i massimi storici, sostenuti dal ritorno deciso degli investitori sugli asset di rischio grazie ai segnali di una possibile estensione del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, elemento che ha contribuito a ridurre i premi per il rischio legati al conflitto. L’indice MSCI All Country World, il più ampio indicatore dell’azionario globale, è salito fino allo 0,3%, segnando un nuovo record e avviandosi verso la decima seduta consecutiva di rialzo, la serie più lunga da settembre. Anche i mercati asiatici hanno registrato un progresso dell’1,3%, arrivando quasi ad annullare completamente le perdite accumulate durante le settimane di tensione, sostenuti sia dall’ottimismo per una possibile tregua sia dalla solidità degli utili societari negli Stati Uniti. Il movimento si inserisce in un contesto più ampio in cui anche Wall Street ha toccato nuovi massimi, con gli operatori che scommettono su una de-escalation del conflitto in Medio Oriente capace di ridurre i prezzi dell’energia e sostenere la crescita economica. I future sugli indici europei indicano una prosecuzione del trend positivo anche nel Vecchio Continente. A supportare ulteriormente il sentiment è stato il petrolio, con il Brent stabile intorno ai 95 dollari al barile, ben al di sotto dei picchi vicini ai 120 dollari registrati il mese precedente. Contestualmente, il dollaro, che durante la fase più acuta del conflitto si era affermato come bene rifugio, ha continuato a indebolirsi, con l’indice Bloomberg Dollar Spot avviato verso la nona seduta consecutiva di ribasso, la più lunga dal 2006. Il recupero dell’azionario è stato particolarmente evidente se si considera che l’indice globale aveva perso fino al 9% tra l’inizio del conflitto e il minimo del 30 marzo. Oggi quelle perdite sono state completamente riassorbite, grazie soprattutto al ritorno di interesse verso il settore tecnologico e alla convinzione crescente che un accordo tra Washington e Teheran possa essere raggiunto. Secondo Tim Waterer di KCM Trade, i mercati asiatici stanno mostrando una forte propensione a credere nella possibilità di nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran, con il petrolio sotto i 100 dollari e la prospettiva di una soluzione diplomatica che stanno riportando fiducia sull’azionario. Le due parti starebbero valutando un’estensione del cessate il fuoco in scadenza, per concedere più tempo ai negoziati e affrontare i nodi più complessi, tra cui la riapertura dello Stretto di Hormuz e il tema dell’arricchimento nucleare iraniano. I mediatori stanno lavorando per organizzare incontri tecnici in grado di sbloccare questi punti critici. Nel frattempo, gli strategist evidenziano come il focus degli investitori si stia progressivamente spostando dal conflitto alla capacità delle aziende di generare utili. Questo cambio di attenzione, unito a curve dei rendimenti relativamente stabili, sta creando un contesto favorevole per l’azionario. Le altre asset class confermano questo scenario di ritorno graduale al rischio. L’oro è salito dello 0,6% fino a circa 4.820 dollari l’oncia, mentre l’argento ha guadagnato l’1,5%. I Treasury hanno registrato un lieve rialzo, con il rendimento del decennale in calo al 4,27%, riflettendo l’attenuarsi dei timori inflazionistici grazie a prezzi energetici più contenuti. Sul fronte valutario, il dollaro australiano ha raggiunto i massimi dal 2022, approfittando della debolezza del biglietto verde, mentre lo yen si è rafforzato dopo dichiarazioni delle autorità giapponesi sulla cooperazione con gli Stati Uniti in ambito valutario. In Cina, i mercati hanno mantenuto i guadagni dopo dati macroeconomici che hanno mostrato una crescita superiore alle attese nel primo trimestre. Secondo Matthew Haupt di Wilson Asset Management, i mercati stanno semplicemente tornando ai livelli e ai posizionamenti precedenti al conflitto, dimostrando una capacità di “guardare oltre” la crisi, anche se quest’ultima non è ancora completamente risolta. Da questo punto in avanti, tuttavia, saranno necessarie nuove notizie per sostenere ulteriori rialzi, dato che gran parte degli acquisti sistematici sembra già essersi realizzata. Il clima di “risk-on” si è esteso anche ai mercati emergenti, con l’indice MSCI Emerging Markets in rialzo dell’1%, mentre diversi listini - tra cui Singapore, Taiwan, Cina e America Latina - hanno completamente recuperato le perdite legate all’inizio del conflitto. In particolare, Taiwan ha superato il Regno Unito in termini di capitalizzazione di mercato, trainata dal rinnovato interesse verso il comparto tecnologico. Secondo Ed Yardeni, gli shock geopolitici tendono spesso a trasformarsi in opportunità di acquisto, e il contesto attuale sembra riflettere proprio questa dinamica, con gli investitori che stanno progressivamente lasciandosi alle spalle la fase più critica del conflitto. Sul fronte societario, emergono segnali contrastanti. L’amministrazione Donald Trump starebbe valutando un maggiore coinvolgimento delle aziende manifatturiere nella produzione militare. Alcune grandi banche statunitensi hanno ridotto il personale nel primo trimestre, mentre altre hanno incrementato gli organici. Contemporary Amperex Technology sta pianificando un’espansione nelle materie prime strategiche per rafforzare la sicurezza della supply chain. In Europa, tuttavia, la giornata si è chiusa in territorio negativo, con lo STOXX 600 in calo di oltre lo 0,4%, penalizzato soprattutto dal comparto del lusso. Kering ha perso oltre il 9% dopo risultati deludenti, con vendite di Gucci inferiori alle attese e un calo dell’11% dei ricavi in Medio Oriente. Anche Hermes ha registrato una flessione significativa a causa dell’impatto negativo dei cambi, mentre LVMH e Christian Dior hanno risentito del sentiment negativo sul settore. Il mercato sta mostrando una capacità impressionante di assorbire uno shock geopolitico significativo e di tornare rapidamente sui massimi, ma lo sta facendo sulla base di aspettative molto precise: che il conflitto non degeneri e che si arrivi a una soluzione diplomatica. È un movimento potente, ma anche costruito su fondamenta ancora in parte fragili. Il fatto che l’azionario globale abbia già recuperato tutte le perdite e stia segnando nuovi massimi mentre alcuni nodi chiave - come lo Stretto di Hormuz e i negoziati - restano aperti, indica che il mercato sta anticipando lo scenario migliore possibile. E quando i prezzi si muovono così in anticipo rispetto alla realtà, il rischio non è tanto la mancanza di crescita, ma la velocità con cui il mercato ha già deciso quale sarà il finale della storia. I market movers di oggi sono: tasso di disoccupazione nell’Eurozona, PIL (1° trimestre), produzione industriale e tasso di disoccupazione in Cina, saldo della bilancia commerciale in Gan Bretagna, CPI (inflazione) in Italia, CPI e pubblicazione delle minute del meeting della BCE nell’Eurozona, produzione industriale e richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,24%, China A50 +0,51%, Hang Seng +0,50%, il Nikkei +0,59%, l’Australia +0,07%, Taiwan +0,89%, la Corea del Sud Kospi +2,63%, l’indice Indiano Sensex chiuso +1,72%. Il nostro FTSEMib -0,04%, Dax +0,09%, Ftse100 -0,47%, Cac40 -0,64%, Zurigo -0,30%. Lo S&P500 +0,80%, il Nasdaq +1,59%, il Russell2000 +0,30%. L’oro ha chiuso a 4.823,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 91,24$ per il wti e 94,93$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 41,090. Lo spread BTP/BUND 77,150. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,17%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,42%, China A50 +0,95%, Hang Seng +1,45%, il Nikkei +2,37%, l’Australia -0,46%, Taiwan +0,89%, la Corea del Sud Kospi +1,72%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,36%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.857,69 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 91,72$ per il greggio e 95,02$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 75.127 e l’Ethereum 2.359.
Buona giornata.


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